Premio “Arcadia – Nicola Maria de’ Angelis

Pubblicato il bando della II edizione del Premio “Arcadia – Nicola Maria de’ Angelis”.

Il Premio è destinato a tesi dottorali inedite che riguardino specificamente l’Arcadia o siano centrate su autori, testi e temi per il quali il rapporto con la cultura arcadica possa essere considerato significativo.

Qui il bando 2020_12_06_Premio_2021_Bando_fto.pdf

NOTA BENE: LA SCADENZA E’ STATA PROROGATA AL 15 NOVEMBRE 2021

“Dante, l’italiano” a cura di Giovanna Frosini e Giuseppe Polimeni

In occasione della XXI Settimana della Lingua Italiana nel Mondo, che si terrà dal 18 al 24 ottobre 2021, verrà diffuso gratuitamente in formato elettronico il libro Dante, l’italiano, edito dall’Accademia della Crusca e goWare e curato da Giovanna Frosini e Giuseppe Polimeni.

L’ebook e il libro a stampa sono realizzati e distribuiti sui più importanti canali digitali dalla casa editrice fiorentina goWare attraverso le piattaforme internazionali: Apple iBookstore, Amazon Kindle Store, Google Play Libri e molte altre librerie italiane e internazionali.

QUI per scaricare l’e-book.

La distribuzione dell’ebook sarà gratuita durante la Settimana della Lingua Italiana nel Mondo (18 – 24 ottobre 2021) e solo in seguito a pagamento.

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“Approssimazioni a Itaca e oltre (1982) o di Salgari e Torino” di Luciano Curreri

Abstract:

These approximations are a tribute to Claudio Magris and his Itaca e oltre (1982) but also to Turin, where I became myself, and to Salgari. In my own small way, with my own style, I have attempted to push the boundaries of essay writing that, during the 1980s, was still about discovery, not scholarly archiving (or terminal editing): an essayistic form which did not shun away from drawing attention to itself, in a ‘metacritical’ and ‘interdisciplinary’ sense avant la lettre. I thus concentrated on a large school and said something about two of its less remembered representatives: Marco Cerruti, with his very dense Notizie di utopia (1985), and Pierpaolo Fornaro, whose critical narrative Trapassato presente. L’appropriazione psicologica dell’antico attraverso la narrativa moderna (1989) remains unsurpassed.

in Pellegrini, Ernestina; Fastelli, Federico; Salvadori, Diego (Eds.) Firenze per Claudio Magris (2021)

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ORB (University of Liège)

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[Leggi tutti gli articoli di Luciano Curreri pubblicati su Retroguardia 2.0]

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VOCI. “Post Scriptum” di Roberto Bolaño (podcast)

Voci, rubrica di poesia “partecipata” a cura di Francesco Sasso su “La poesia e lo spirito”.

Leggere e condividere poesie in rete è molto bello. Questa nuova rubrica è aperta a tutti gli appassionati della poesia. 

Cosa cerchiamo? Noi cerchiamo la poesia. Potete quindi segnalare via email il vostro spazio poetico in rete o copiare/incollare una vostra poesia. Noi scegliamo e rilanciamo la poesia su queste pagine e in podcast. (f.s.)

Lettura di Francesco Sasso da “L’università sconosciuta” di Roberto Bolaño (Sur, 2020)


Tutte le puntate di VOCI su La poesia e lo spirito

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Dove trovare le letture di VOCI a cura di Francesco Sasso:

 

 

La civiltà medievale

Un’introduzione storica in H. Pirenne, Storia dEuropa dalle invasioni al XVI secolo (1936), Roma, Newton Compton, 2006; J. Le Goff, La civiltà dell’Occidente medievale (1964), Torino, Einaudi, 2007; S. Lopez, La nascita dell’Europa. Secoli V-XIV (1966), Torino, Einaudi, 1984; O. Capitani, Storia dell’Italia medievale , Roma-Bari, Laterza, 1986; G. Tabacco G.G. Merlo, Medioevo. V-XV secolo , Bologna, Il Mulino, 1989. Saggi su aspetti rilevanti della civiltà medievale: J. Baltruaitis, Il Medioevo fantastico (1955), Milano, Mondadori, 1982; J. Le Goff, Tempo della Chiesa e tempo del mercante , Torino, Einaudi, 1977; Id., Un lungo Medioevo (2004), Bari, Dedalo. 2006; Id., L’immaginario medievale (1985), Roma-Bari, Laterza, 2007; M. Bachtin, L’opera di Rabelais e la cultura popolare. Riso, carnevale e festa nella tradizione medievale e rinascimentale (1979), Torino, Einaudi, 2001; G. Piccinni, Il Medioevo , Milano, Bruno Mondadori, 2004; A. Cortonesi, A. Lanconelli e P. Mascioli, Il Medioevo. Profilo di un millennio , Roma, Carocci, 2008.

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GLOSSA n.6: Giannantonio Petrucci e Lodovico Domenichi

Affascinante la figura di Giannantonio Petrucci (1496 ca-1486), scrisse ottanta sonetti in carcere, in attesa della decapitazione avvenuta l’11 dicembre 1486 perché coinvolto nella congiura dei baroni. Il manoscritto fu affidato al carceriere e ritrovato soltanto nel Ottocento. I suoi versi, leggo da qualche parte, sono occasione di un confronto autentico col destino e la morte. Peccato che non riesco a trovare una edizione cartacea o un pdf in rete.

Invece vi consiglio la lettura di Rime diverse d’alcune nobilissime, et virtuosissime donne a cura di Lodovico Domenichi.

f.s.

Altre puntate di 

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[Leggi tutti gli articoli di Francesco Sasso pubblicati su RETROGUARDIA 2.0]

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PODCAST: Ricordo di Andrea Zanzotto a cento anni dalla nascita

Andrea Zanzotto (Pieve di Soligo, 10 ottobre 1921 – Conegliano, 18 ottobre 2011). “Dall’esordio con Dietro il paesaggio (1951), legato a una personale forma di elegia e a un vivo senso della campagna veneta e a tante e decentrate suggestioni ermetiche, la sua poesia si è andata via via spostando attraverso Vocativo (1957) e IX Ecloghe (1962) verso l’autoironia, lo sperimentalismo formale e la percezione dell’evidenza drammatica e nevrotizzante della nuova realtà industriale e consumistica. Nelle poesie de La Beltà (1968) tutto è posto in crisi e in discussione.” Tra le altre raccolte: Il Galateo in Bosco (1978), Idioma (1986). Nel 2012 Einaudi ha riproposto Filò. Per il Casanova di Fellini. Materiali dai programmi: “Lo specchio del cielo”, “Questo e altro”, “Radio Lab”, “Sognando il giorno”, “Parole e poesia”.

Ascolta il podcast su Radio3

Ernesto Ferrero e Luciano Curreri (Salone internazionale del Libro di Torino)

Clicca sulla copertina per ingrandirla

ERNESTO FERRERO: al Salone internazionale del Libro di Torino, sotto il titolo «Raccontare la Storia», presentazione di Luciano Curreri, Il mondo come teatro. Storia e storie nelle narrazioni di Ernesto Ferrero, a cura di Olschki editore. Con l’autore intervengono Ernesto Ferrero, Gian Arturo Ferrari, Sala Rosa, venerdì 15 ottobre, 17h15.

Qui il programma

Luce nova. Dante al cinema. (Torino, 8 ottobre 2021)

L’Accademia delle Scienze di Torino, in collaborazione con l’Università degli Studi, il Museo Nazionale del Cinema, la Bibliomediateca RAI-Centro Documentazione «Dino Villani» e la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino sono all’origine di una rassegna di iniziative dantesche, intitolata Luce nova. Dante al cinema, che animerà il capoluogo piemontese sino alla fine del 2021.

Il venerdì 8 ottobre 2021, alle ore 16h30, all’Accademia delle Scienze di Torino, il Presidente della stessa, Massimo MORI, e Sergio TOFFETTI, curatori delle iniziative, salutano e presentano la rassegna. Interventi di:

Sergio TOFFETTI (storico del cinema), Umanizzare la Commedia: Dante messo in scena dal cinema italiano

Luciano CURRERI (ULIEGE), Fra cinema e TV: un’altra idea di Dante?

Silvio ALOVISIO (UNITO), Il cinema all’inferno.

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Renzo Favaron, “Teatrin de vozhi e sienzhi (Teatrino di voci e di silenzi)”

Renzo Favaron, Teatrin de vozhi e sienzhi (Teatrino di voci e di silenzi), Ronzani Editore, 2021, pp.112, € 12,00

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di Paola Tonussi

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«La cosa quanto più è invisibile,

più è certo che una volta sulla terra è esistita,

e dunque più è ovvio che si trova ovunque»

(Brodskij, Elegie romane XII)

Una spaccatura fondamentale scinde questo Teatrino di voci e di silenzi (Ronzani Editore, 2021) ultima prova poetica di Renzo Favaron: il prima e il dopo, l’“ieri” e l’“oggi”, Qui e altrove secondo la Collana. In dicotomia dunque si pongono i versi fin dall’inizio: vita e morte, ricordo e oblio, felicità e assenza.

Il prima e il dopo dicono la morte della madre, ovvero la morte di una parte di sé. Nel vuoto nuovo, il poeta non sa dove e cosa cercare per riempirlo: “non so come frugare dove / c’era un prima e quello che è / venuto dopo…” (Quella che credo (sonetto).

E dunque nella prima lettera “di oggi” le chiede di manifestarsi, ancora – “Dimmi qualcosa, chiamami…cercami…” – di parlargli di nuovo ma non di sparire: d’altronde, nel luogo dove lei è andata anche i modi di comunicare sono diversi o cessano di avere sostanza. Per il poeta convinto che nemmeno il legame quotidiano sia stato reciso, almeno dentro di sé, l’implorazione al silenzio si fa quasi parola devozionale, preghiera di ogni uomo lasciato solo.

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Volando da un’aula. Floriana Coppola, “Aula voliera”

Floriana Coppola, Aula voliera, Salerno, Oèdipus, 2020, € 15,20

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di Teresa Simeone

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Tutti abbiamo una ferita segreta per riscattare la quale combattiamo” ha scritto Italo Calvino e il libro di Floriana Coppola, Aula voliera (Salerno, Oèdipus, 2020, € 15,20), ne raccoglie il senso più profondo.

Fin dalle prime righe s’intuisce che non è un’opera ordinaria né leggera: ricchissimo è ogni suo periodo, densa ogni frase, complessa ogni pagina. Parole, significati, suoni e su tutto una cura attenta e continua che ha ripulito l’opera da ogni sbavatura. Si ha l’impressione di leggere non uno ma mille libri, con l’impegno che ciascuno di essi comporterebbe.

Una fatica letteraria imponente che racconta, attraverso le inquietudini della protagonista, il poderoso lavoro di anni di scrittura e rilettura. Il labor limae può rivelarsi devastante nella foga perfezionistica, ma il lavoro di rifinitura dell’autrice non ne ha snaturato il disegno, anzi lo ha arricchito di particolari, di riflessioni, di intensità cromoemozionali.

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Un sesto di giornata di studi sul Fotoromanzo… (29/09/2021, ULIEGE)

Clicca sulla locandina per ingrandirla e per vedere il programma completo

Madame, Mademoiselle, Monsieur,

Luciano Curreri et Michel Delville, en collaboration avec ULIEGE, TRAVERSES, CIPA et BELSPO, vous invitent à Un sixième de journée d’études consacrée au roman-photo… : Tutto quello che non avreste mai voluto leggere – o rileggere – sul fotoromanzo  Tout ce que vous n’avez jamais voulu lire – ou relire – sur le roman photo.

Avec la participation de Jan Baetens (KUL), Alex Bardascino (ULIEGE), Luciano Curreri (ULIEGE), Julien Delvaux (ULIEGE-UNICT), Michel Delville (ULIEGE), Daniele Laino, Alexandre Lansmans (ULIEGE), Giuseppe Palumbo (ISIA URBINO).

29/09/2021, 10h00-14h00, Salle de l’Horloge, ULIEGE.

LL: In italiano et en français.

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Il nido famigliare dei Gerace. Saggio di Benedetta Mastrullo e Matteo Mocerino

Il nido famigliare dei Gerace

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di Benedetta Mastrullo* e Matteo Mocerino*

«fuori del limbo non v’è eliso».

È così che Elsa Morante conclude la dedica e dà avvio al romanzo che le ha garantito la vittoria del premio Strega nel 1957: L’isola di Arturo. Tale verso lapidario racchiude, a nostro avviso, l’essenza dell’intera opera e del conseguente accostamento con il poeta fanciullino per eccellenza, Giovanni Pascoli.
Il destinatario di questa rivelazione è il protagonista Arturo, proiettato fin dall’inizio in un limbo, inteso  ̶ da chi ne ha già consapevolezza  ̶ come stato indefinito di possibilità e potenzialità, fuori dal quale non c’è altro paradiso possibile, e nel quale non è presente una distinzione tra fantasia e realtà. È la fanciullezza, la parte naturalmente ingenua e onesta, lo sguardo vergine sulla realtà, capace di sottrarsi ai meccanismi mortificanti della vita, e che Pascoli ritrova in ognuno di noi. Il filtro del fanciullino sia nel suddetto poeta che nella scrittrice è presente nonostante le voci (dell’io poetico, da un lato, e del narratore, dall’altro) siano adulte e maturate. Se però Pascoli lo lascia emergere nelle sue poesie tramite un io trasparente e autobiografico, Morante preferisce che sia Arturo, con le proprie esperienze, a rappresentarla in tal senso.

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Rassegna bibliografica montaliana (2005-2010) a cura di Vinicio Pacca

Rassegna bibliografica montaliana (2005-2010) a cura di Vinicio Pacca, “Nuova Rivista di Letteratura Italiana”, XII (2009), 1, pp. 289-99.

La bibliografia montaliana sta conoscendo da tempo, almeno dal centenario del 1996, una crescita impetuosa che la rende sempre più difficile da gestire: gli studiosi rischiano quasi di perdersi in mezzo a tanta abbondanza di studi. La menzione d’apertura spetta dunque a Paolo Senna, che già in due riprese ha tentato di fare il punto, offrendo indicazioni ragionate ma allo stesso tempo dando un panorama il più possibile esaustivo: Linee per una rassegna montaliana (1999-2004). Con appendice bibliografica, «Testo», n.s., XXVI, 50 (2005), pp. 109-37 e Rassegna montaliana. Aggiornamento (2005-2006), «Testo», n.s., XXVIII, 54 (2007), pp. 121-43, prime due puntate di quello che promette di essere un appuntamento biennale.

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La “Dad” nel racconto di Vanessa Ambrosecchio il neurodigital non sogna

Vanessa Ambrosecchio, Tutto un rimbalzare di neuroni- Il racconto di cosa ci ha tolto la didattica a distanza, Einaudi, Torino, 2021, pp. 128

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di Antonino Contiliano

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Con l’attenzione e la cura dovute agli undici capitoli del racconto di Vanessa Ambrosecchio (Tutto un rimbalzare di neuroni-Il racconto di cosa ci ha tolto la didattica a distanza, Einaudi, Torino, 2021, pp. 128), pagina dopo pagina, non ti privi di adocchiare i ringraziamenti (con cui l’autrice chiude il suo “racconto”) e una breve nota con cui la stessa (non alla sua prima esperienza letteraria edita) si premura di dirci che la narrazione, nonostante simuli una realtà scolastica tutt’altro che fantasiosa, è il prodotto dell’immaginazione: un “libro di invenzione”!1. Il sistema scuola è quello che, in regime di pandemia Covid-19, vive le attuali trasformazioni della Dad (didattica a distanza) imposte dal controllo sanitario-politico pubblico, e rimodellanti (ad ampio raggio) il rapporto docenti-alunni, l’insegnamento- apprendimento e le relazioni inter-soggettive e affettive dei soggetti coinvolti. Sì che il racconto letterario della nostra autrice è leggibile, crediamo, nella possibile cornice percettiva del metodo analitico “figura e sfondo”; e tale che non sembra voglia nascondere la “politicità” della letteratura. Qui, infatti, la realtà delle immagini in primo piano (nel caso la vita e l’essere degli alunni) hanno lo scopo di far emergere la logica del potere che agisce sullo sfondo. Un messaggio metaletterario. Una politicità critica “sui generis” (oltre il contenuto) formalmente mediata – crediamo – dall’uso di espressioni gergali o del basso in corsivo (sgherri incazzati … Zoran acchiana i mura lisci… ci faccio più figura ….) in funzione di sottolineatura connotativa e dinamica.

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“Non altro che un chiosare. Saggi, mappe e sintomi” di Flavio Santi

Non altro che un chiosare. Saggi, mappe e sintomi, Ed. Joker, 2011

Indice

FARE POESIA

  • La vera storia di Quasimodo
  • Das petrarkische in Pasolini
  • Extrasistoli, aurore
  • Sabotare il comico. Il senso di Patrizia per la commedia
  • La memoria delle briciole
  • Sintomatologia poetica

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L’economia politica dello sperimentalismo poetico astrazioni determinate e risonanze

Giacomo Cuttone, “Asincronie irreversibili”, mista, 33 x 33, collezione privata, 2007

L’economia politica dello sperimentalismo poetico astrazioni determinate e risonanze

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di Antonino Contiliano

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La semplice esperienza immediata delle cose e della vita – che ognuno può avere per il semplice fatto d’esser-ci e di esistere – non basta a percepirne la complessità. Il mondo della vita è soprattutto quello che intreccia relazioni d’essere nelle sue varie forme amalgamate e nei vari livelli condizionantesi (dal fisico allo psichico, dal biologico al sociologico, dall’individuale al collettivo, dal culturale all’etico-politico-economico, dal locale al globale). E le relazioni per l’elaborazione e l’evoluzione del fenomeno chiamano – crediamo – sia la facoltà del linguaggio, nel suo duplice rapporto di langue e parole, sia i segni strutturati della cura della “differenza” (gli altri soggetti, l’altro), le identità non riducibili al medesimo, all’uno. Nel mondo delle cose e delle relazioni temporali, tra sincronia e diacronia, c’è infatti il pensiero dei soggetti che fa domande e, tra costanti e variabili, costruisce risposte e pratica azioni per cucire le eterogeneità inter-soggettive, e refrattarie agli ingabbiamenti dei modelli culturali e politici dominanti. A tal fine non è molto discriminante (politicamente) se il pensiero e l’azione si muovono sul terreno scientifico o quello letterario. C’è un fuori con cui bisogna fare i conti. È ineludibile. Il “reale” sfugge agli schemi irrigiditi, reificati. Ciò che si para davanti chiede però sempre prove e riprove, sperimentalismo, organizzazione differenziale. Un’irriducibilità alle coordinate che impongono assunzione assoluta (insomma, i buchi neri non mancano) specie delle immedesimazioni emotive (un modo per eludere le identità proprie).

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Una sindrome che non finisce. Elio Stellitano, “La sindrome bizantina”

Elio Stellitano, La sindrome bizantina, Città del Sole Edizioni, 2020, pp. 77, € 10,00

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di Stefano Lanuzza 

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Se Montesquieu, Voltaire, Herder, Hegel, Burckhardt stigmatizzano, insieme ad altri, l’età bizantina della controversia pignola, della doppiezza capziosa, dell’algido formalismo, della cavillosità dissimulatrice contorta cervellotica pedante, vi sono il gesuita francese seicentesco Pierre Poussines e il secondottocentesco Kostantiv Leont’ev, filosofo e monaco russo, a costituirsi quali laudatores dell’autocrazia millenaria dell’Impero Romano d’Oriente imploso con la caduta di Costantinopoli.

Ora, quasi come una diagnosi en poète potrebbe proporsi quella del medico e letterato Elio Stellitano che in un inusitato libro di versi, La sindrome bizantina (Città del Sole Edizioni, 2020, pp. 77, € 10,00), avvalendosi di riferimenti storici e del ricorso a una personale critica sospesa nel tempo, mette a fuoco in forme relativamente immaginose quanto ancora costituisce – con cavilli causidici, burocrazie, intrighi e interminabili diatribe, maneggi politici, ipocrite tattiche, delazioni simulazioni cospirazioni e venefìci – una persistente doxa senza verità che, trascorrendo ‘per li rami’, gravita sul sistema di cose avvolgendolo in circuiti e orizzonti chiusi.

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PODCAST: Camillo Sbarbaro

[Fino al 30 agosto RETROGUARDIA è in vacanza. In questo periodo segnaleremo articoli apparsi in rete, podcast, playlist e qualche articolo a sorpresa. Vi ricordiamo il nuovo indirizzo https://retroguardia.net/ . Grazie a tutte le nostre lettrici e ai nostri lettori e buone vacanze!]


Su Radio3 Susanna Tartaro racconta la vita di Camillo Sbarbaro

Camillo Sbarbaro 1 | I licheni
Camillo Sbarbaro 2 | Pianissimo
Camillo Sbarbaro 3 | La delicata flottiglia
Camillo Sbarbaro 4 | La trama delle lucciole
Camillo Sbarbaro 5 | Maestro

Qui puoi ascoltare i podcast

Enthymema N. 27 (2021)

[Fino al 30 agosto RETROGUARDIA è in vacanza. In questo periodo segnaleremo articoli apparsi in rete, podcast, playlist e qualche articolo a sorpresa. Vi ricordiamo il nuovo indirizzo https://retroguardia.net/ . Grazie a tutte le nostre lettrici e ai nostri lettori e buone vacanze!]

Nuovo numero di Enthymema N. 27 (2021)

Sommario

SAGGI
Bildung antiborghese e individuazione in Ahnung und Gegenwart e Aus dem Leben eines Taugenichts di Joseph von Eichendorff di Mario Bosincu

Victor Frankenstein’s Evil Genius: Plutarch, Brutus’s Vision, and the Absent Revolution di Fabio Camilletti

Leopardi e il mesmerismo: una lettura in chiave magnetica del Tasso di  Gennaro Ambrosino
Continua a leggere “Enthymema N. 27 (2021)”

“L’esile punta di grimaldello…”: Montale e la tradizione. Saggio di Alberto Casadei

[Fino al 30 agosto RETROGUARDIA è in vacanza. In questo periodo segnaleremo articoli apparsi in rete, podcast, playlist e qualche articolo a sorpresa. Vi ricordiamo il nuovo indirizzo https://retroguardia.net/ . Grazie a tutte le nostre lettrici e ai nostri lettori e buone vacanze!]


“L’esile punta di grimaldello…”: Montale e la tradizione. Saggio di Alberto Casadei

Articolo pubblicato in “Studi novecenteschi”, XXXV, 76 (2008)

Se osassi sperare che è ancora possibile épater les critiques, esordirei dicendo che Montale è uno scrittore senza classici. L’affermazione contiene un quantum di paradossalità di cui sono consapevole, ma, come tutti i paradossi, può anche contenere una verità di secondo grado. Infatti se il percorso poetico montaliano è andato, nella sua prima e fondamentale stagione, a riconquistare progressivamente un rapporto con i nostri classici assoluti, Dante e Petrarca, è vero che quello critico-interpretativo (senz’altro distinto ma non del tutto separato dal primo) si è quasi sempre tenuto lontano dalle riletture di questi e di altri grandi, compresi autori essenziali per la lirica di Montale stesso, come Foscolo e Leopardi. […]

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Notizie su Louis-Ferdinand Céline

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Ritrovati in Francia gli archivi perduti di Céline. Le Monde, tra maggiori scoperte letterarie degli ultimi decenni.

PARIGI – C’è chi la ritiene tra le piu’ grandi scoperte letterarie degli ultimi decenni. Sono stati rinvenuti in Francia gli archivi perduti di Louis-Ferdinand Céline, l’autore del ‘Viaggio al termine della notte’, nato a Courbevoie, vicino Parigi, il 27 maggio 1894 e morto a Meudon il primo di luglio del 1961.

Una “scoperta straordinaria”, fatta di lettere, manoscritti, foto inedite, scrive Le Monde, che oggi rivela la notizia in prima pagina. Documenti che secondo gli esperti che gli hanno consultati “dovrebbero modificare in profondità la conoscenza dell’opera” del genio letterario francese la cui opera è segnata anche da odiosi scritti antisemiti. Si tratta, tra l’altro, di “migliaia di foglietti”; scomparsi nel 1944, precisa il giornale in un lungo articolo intitolato “I tesori ritrovati di Céline”.

Continua a leggere l’articolo su ansa.it


LOUIS-FERDINAND CÉLINE

È uscita un’intervista inedita allo scrittore-dottore, critico contro la Francia, gli intellettuali engagé e l’umanità tutta: L.F. Céline, Viaggio al termine del libro, a cura di Stefano Lanuzza, Strade bianche di Stampa Alternativa, 2021, pp.31

Oggi potete leggere un estratto di Viaggio al termine del libro su “Il Fatto Quotidiano”. “Scrivo così pago l’affitto: trama da fruttivendole” (06/08/2021).

Sud – rivista europea – la serie completa

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SUD Rivista Europea – Seconda Serie 

Sud – Rivista europea è uscita dal 2004 a Napoli, riprendendo e continuando il progetto originario della rivista Sud, a opera di un gruppo di redattori e scrittori tra cui Renata Prunas, Antonio Ghirelli (già nel primo Sud), Francesco Forlani, Eleonora Puntillo, Giampaolo Graziano, Martina Mazzacurati, Claudio Franchi, Paolo Trama, Luigi Esposito e altri. La rivista, diretta dallo scrittore campano Francesco Forlani, su progetto grafico del designer napoletano Marco De Luca, è stata pubblicata fino al numero 8 dalla casa editrice napoletana Dante & Descartes ed ha proseguito dal numero 9 con le edizioni Lavieri. La redazione “napoletana” era localizzata presso la Scuola Militare Nunziatella nell’immediato dopoguerra, in quanto Pasquale Prunas era il figlio dell’allora Comandante della Nunziatella.

Continua a leggere “Sud – rivista europea – la serie completa”

“Pietro Aretino” di Irene Fantappiè

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“Pietro Aretino”. In: Giulio Ferroni (a cura di), “Il contributo italiano alla storia del pensiero. La letteratura”, Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani, Roma, 2018, 278-291.

Negli anni in cui si lavora all’affermazione di un modello di lingua e di letteratura normativo e condiviso, Pietro Aretino pratica la letteratura come calcolata, ma libera reazione a contingenze personali e storiche. Nella Venezia della metà del Cinquecento, in collaborazione con editori e artisti, Aretino si autorappresenta come scrittore irregolare, orientato su concetti quali ‘natura’ e ‘invenzione’. La complessità della sua opera – che va dalle pasquinate alla poesia cavalleresca, dal teatro alle lettere, dai dialoghi erotici alle riscritture di testi religiosi –, confinata per secoli in definizioni denigratorie e restrittive, è stata solo recentemente riscoperta.

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PODCAST: Christina Rossetti

[Fino al 30 agosto RETROGUARDIA è in vacanza. In questo periodo segnaleremo articoli apparsi in rete, podcast, playlist e qualche articolo a sorpresa. Vi ricordiamo il nuovo indirizzo https://retroguardia.net/ . Grazie a tutte le nostre lettrici e ai nostri lettori e buone vacanze!]


Susanna Tartaro racconta la vita di Christina Rossetti su Rai Radio 3

  • Christina Rossetti 1 | Un ritratto vittoriano 04:13
  • Christina Rossetti 2 | La famiglia Rossetti 03:19
  • Christina Rossetti 3 | Tu Ricordami 04:04
  • Christina Rossetti 4 | La fotografia di Lewis Carroll 04:00
  • Christina Rossetti 5 | Il mercato dei folletti 05:32

Qui puoi ascoltare i podcast

 

Per un Dante dappertutto e fuori posto, encore que… Saggio di Luciano Curreri

L’Accademia delle Scienze di Torino, in collaborazione con l’Università degli Studi, il Museo Nazionale del Cinema, la Bibliomediateca RAI-Centro Documentazione «Dino Villani» e la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino sono all’origine di una rassegna di iniziative dantesche, intitolata Luce nova. Dante al cinema, che animerà il capoluogo piemontese sino alla fine del 2021.

Il venerdì 8 ottobre 2021, alle ore 17.00, all’Accademia delle Scienze di Torino, il Presidente della stessa, il Prof. Massimo MORI, e il dott. Sergio TOFFETTI, curatori delle iniziative, salutano e presentano la rassegna con:

Prof. Alessandro BARBERO (UPO, sede di Vercelli) che introduce due conferenze di:

– Prof. Luciano CURRERI (ULIEGE), Per un Dante dappertutto e fuori posto, encore que

Prof. Silvio ALOVISIO (UNITO), Il cinema all’inferno.

Qui sotto potete leggere l’intervento di Luciano Curreri, che risponde sostanzialmente alla sua parte di introduzione (paragrafi I-VII, note 1-30) per il dossier monografico, co-diretto da Curreri con Simone Starace, “E allor fu la mia vista più viva”. Il lungo Novecento di Dante al cinema e alla televisione*, di “Immagine – Note di storia del cinema”, n. 24, la cui uscita è prevista a fine 2021.

Continua a leggere “Per un Dante dappertutto e fuori posto, encore que… Saggio di Luciano Curreri”

Italiano a scuola V. 3 (2021)

Italiano a scuola è una rivista scientifica ad accesso aperto promossa dall’Associazione per la Storia della Lingua Italiana – Sezione Scuola e dal Dipartimento di Filologia Classica e Italianistica dell’Università di Bologna. La rivista si propone come spazio di comunicazione, riflessione e dibattito sui temi legati all’insegnamento della lingua italiana in tutti i livelli scolastici, universitari e di formazione professionale.

ISSN 2704-8128
Ultimo numero V. 3 (2021)

Qui il pdf

Frammento di pergamena medievale ritrovato presso la biblioteca universitaria: in corso studio multidisciplinare targato UNIPV

È in corso uno studio multidisciplinare da parte di ricercatori del Dipartimento di Musicologia e Beni Culturali, del Dipartimento di Studi Umanistici e del CISRiC dell’Università di Pavia su una pergamena medievale ritrovata in un volume seicentesco custodito presso la Biblioteca Universitaria di Pavia – MIBACT.

Il documento, costituito da un bifoglio in pergamena riciclato come coperta di un libro a stampa del 1601, rappresenta il reperto più interessante ritrovato nel corso di una perlustrazione svolta da Giuseppe Mascherpa, ex assegnista pavese, e Federico Saviotti, ricercatore del Dipartimento di Studi Umanistici, nel Salone Teresiano della Biblioteca Universitaria, dove si conservano decine di migliaia di volumi dei secoli XVI-XIX. La perlustrazione ha permesso di individuare, oltre alla pergamena, un certo numero di frammenti medievali di riuso, contenenti testi latini e, in minor misura volgari, in italiano e francese.

Continua a leggere l’articolo sul sito UNIPV

ESERCIZI DI LETTURA: Fabrizio Puccinelli e le radici del raccontare

Fabrizio Puccinelli, Il Ritorno, Aracne editrice, Roma, 2014, pp.152, € 14,00

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di Gustavo Micheletti

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In alcuni di questi racconti di Fabrizio Puccinelli (Il Ritorno, Aracne editrice, Roma, 2014) c’è il piacere di un raccontare antico, per certi versi ancora ottocentesco, che scivola nell’animo dei personaggi e li accompagna come una postuma rivisitazione della loro esistenza, fino a produrre il rendiconto di un destino, di una sorte immacolata, di un’esistenza comunque integra e trasparente. In altri, per lo più successivi, chi narra si fa testimone defilato di novecentesche esasperazioni od ossessioni, d’impasse che hanno risonanze kafkiane o beckettiane (come ha messo ben in evidenza Franco Petroni nella prefazione al volume), ch’emanano un senso d’oscura prigionia, di un arcano isolamento che si sublima però in una solitudine accettata che non rinuncia mai a cercare di cogliere al volo la vita di passaggio, a provare il gusto di trasfigurarla in virtù di un’indole narrativa pacificata e sincera, scevra d’ogni sorta di arroganza o pretesa verso l’esistenza. Questi diversi scenari e questi modi di narrare, sempre aderenti a un universo interiore che si sprigiona dai personaggi all’unisono con quello dello stesso narratore, non sono mai forzati, non accondiscendono ad artifici o invenzioni. Anzi, si potrebbe dire che nella prosa di Puccinelli nulla sembra mai inventato, creato da chi racconta, ma che tutto, ogni piega che la vita ha voluto assumere su di sé, ogni gioia terrena e ogni dolore, è stato trovato, accolto e assaporato senza fatica, in una maniera naturale, senza rimpianti e spesso con un’implicita e spontanea consapevolezza filosofica.

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I primi documenti in volgare

Sui primi testi in volgare: A. Castellani, I più antichi testi italiani , Bologna, Pàtron, 1976; La prosa italiana delle origini, I. Testi toscani di carattere pratico , a c. di A. Castellani, Bologna, Pàtron, 1982. Per lo studio linguistico, è fondamentale il Tesoro della Lingua Italiana delle Origini (TLIO), vocabolario storico dell’italiano antico (dall’Indovinello veronese fino alla fine del Trecento), diretto da P.G. Beltrami, e consultabile in rete (TLIO – Il dizionario storico dell’italiano antico (cnr.it).

Luciano Curreri, Michel Delville, Giuseppe Palumbo, “Tutto quello che non avreste mai voluto leggere – o rileggere – sul fotoromanzo”

Luciano Curreri, Michel Delville, Giuseppe Palumbo, Tutto quello che non avreste mai voluto leggere – o rileggere – sul fotoromanzo, ed. Comma 22, 2021, pp.95, € 9,00

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di Francesco Sasso

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Tutto quello che non avreste mai voluto leggere – o rileggere – sul fotoromanzo è uno strano oggetto a cura di Luciano Curreri, Michel Delville e Giuseppe Palumbo. Il testo è un frullato multi-gusto: graphic novel , saggio, dialogo, divagazione, diatriba. Sottotitolo: una passeggiata. Lucio (Curreri) e Michel (Delville), disegnati da Giuseppe Palumbo con fattezze di animali, passeggiano in compagnia delle loro acute coscienze per le vie lucide del fotoromanzo alla ricerca delle sue potenzialità formali e ideologiche. Si soffermano nella pubblica piazza della bibliografia passata e recente, calandosi in anfratti legati al passato “assoluto” del fotoromanzo, giocando con le ombre dell’attualità incompiuta, evocando genealogie arricchite dalla linfa bassa degli antichi generi folcloristici e della paraletteratura.

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Dario Bellezza a cura di Roberto Deidier

Repertorio

– la notizia della morte di Dario Bellezza diffusa dal GR3 la mattina del 31 marzo 1996 (fonte: archivio RAI)

– un frammento di un servizio giornalistico di Nevio Casadio su Dario Bellezza, trasmesso poche settimane prima della sua morte (da TV 7 del 3 marzo 1996, RAI 1 – fonte: archivio RAI)

– una sequenza dal documentario “Dario Bellezza – Amelia Rosselli” dal programma La cultura dell’occhio – Scrittori per un anno: ritratti, storie e percorsi ( RAI 1, 20 giugno 2007 – fonte: archivio RAI)

– la voce di Dario Bellezza in Vita da poeta, dal programma tv Le voci della scrittura (RAI 3, 17 dicembre 1987 – fonte: archivio RAI)

– uno stralcio da una intervista di Enzo Siciliano a Dario Bellezza sulla sua traduzione di Rimbaud, dal programma Quadernetto romano. Piccole note di cultura e teatro (RADIO 2, 27 maggio 1978 – fonte: archivio RAI)

Ascolta il podcast

Sui “Campi di Battaglia”, non minore poesia. Alla ricerca di un orizzonte rivoluzionario

Jessy Simonini, Campi di battaglia- Alla ricerca di un orizzonte rivoluzionario, Sensibili alle foglie, 2021, € 12,35

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di Antonino Contiliano

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/… abbiamo venticinque anni, fammi giurare /

che fino all’ultimo saremo /

rivoluzionari senza professione […] /

Jessy Simonini (“Movimento”)

Seguendo il movimento e le regole delle posizioni dei pezzi, è possibile leggere un libro di poesia come una partita a scacchi? L’analogia, crediamo, regge solo in parte. Il quadro della scacchiera, nonostante la variabilità dei movimenti, è sempre uno spazio chiuso (il divenire e il tempo non vi hanno funzione alcuna). La sua configurazione è riconducibile solo allo stato delle posizioni in atto (non è necessario che lo spettatore/lettore vada indietro a cercare le mosse precedenti che hanno determinato lo stato di cose visibile). Nella scacchiera del libro di poesia, i pezzi – parole e relazioni, incroci e incontri, regole e distorsioni … – richiedono invece una logica aperta avanti-dietro, prima-poi; una logica temporale dinamica per cui l’intreccio degli elementi, tra il dicibile e l’indicibile, il visibile e l’invisibile, l’esplicito e l’implicito, l’implicato logico e quello materiale… è uno spazio-tempo topologico intriso di valori semantici dinamici, complessi, plastici. Una parola, una metafora, anomalie sintattiche, etc. possono indurre e stimolare il lettore a vederne le ascendenze e le metamorfosi rispetto alle stesse coordinate intratestuali e (in senso lato) intertestuali. Inoltre il giocatore, il poeta, deve fare i conti pure con l’instabilità del linguaggio, la sua fluidità neghentropica e, complessivamente, l’invenzione di un “mondo secondario” (rispetto a quello del linguaggio standard); come nel mondo della pittura e della matematica, i segni della poesia creano forme-testi (non indipendenti dai contenuti e dai contesti) per comunicare idee, riflessioni e proiezioni. Come nella pittura e nella matematica creative, i segni (la scrittura) della poesia costruiscono infatti quei mondi diversi (di secondo ordine rispetto allo standard) che le virtualità di senso, possibili nella densità e nella fluidità degli stessi elementi in relazione discorsiva zigzagata, li rendono tuttavia presenti e disponibili per un altro punto di vista (un osservatore qualsiasi) e con effetti non necessariamente univoci. In poesia c’è, infatti, una combinatoria densa e iterativo-creativa come quella che oggi ci può proporre un ritmo frattale. Il ritmo cioè che con le sue combinatorie, nonostante la costante misura, genera sempre nuove e sorprendenti figure. Un ritmo che, finito e in-finito, come – si può dire – trasgredendo anche il nesso causa-effetto (prima e dopo) della visione e della conoscenza ortodossa – rizoma simultaneamente semi, fiore e frutto (il non-detto e il detto che, differenziandosi, si significano tuttavia mutuamente). E i significati, pur se non fondono il piano del reale e quello poetico, risultano però egualmente legati allo “zero” dell’origine (come lo sono i numeri positivi e negativi). Ma non per questo sono meno esposti all’intelligibilità di chi quei “pezzi” legge solo dopo. In altre parole, i testi, pur in permanente ri-definizione/interpretazione, non hanno un significato organico chiuso, univoco e ripetibile in maniera cristallizzata. Non stanno con la loro immobile identità nel tempo e nella storia; ma il tempo e la storia operano in essi. Appartengono al tempo che li ha prodotti e al tempo che li legge.

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Seminario su “Hilarotragoedia” di Giorgio Manganelli

 

Segnaliamo il seminario su Hilarotragoedia di Giorgio Manganelli a cura di Francesco Muzzioli.

“Un’occasione per allargare il discorso al tentativo compiuto nella neoavanguardia degli anni Sessanta di impostare il romanzo in senso sperimentale. È vero però che la prova di Manganelli risulta piuttosto a sé stante: non distrugge l’assetto discorsivo e neppure tenta di aderire al caos fenomenologico della vita percettiva, non ricorre all’onirismo, come fa Sanguineti. Manganelli rappresenta un’avanguardia rivolta all’indietro che si rivolge al grande stile del passato nei suoi eccessi (la prosa barocca); e si dà un’organizzazione non propriamente narrativa, piuttosto parodizza la forma-trattato con le sue ipotesi, i commi, le chiose del caso”.

Qui la registrazione del dibattito

“L’annata di poesia 2003: per un profilo linguistico” di Flavio Santi

L’annata di poesia 2003: per un profilo linguistico, in “Studi linguistici italiani”, XXXVII (2011), pp. 56-93

Prenderemo in esame, nelle pagine che seguono, un corpus relativo alle principali raccolte apparse nel corso del 2003. L’annata, pur nella convenzionalità della scelta e nel vario dispiegarsi delle voci, ci è parsa esemplare per il convergere di direzioni di ricerca produttive sul piano dell’iniziativa linguistica e dei risultati espressivi, confermando, nel tornante decisivo del millennio, le linee di tendenza rilevate sia dai contributi antologici sia dai contributi descrittivi più recenti. […]

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Giorgio Manganelli, “Concupiscenza libraria”

Giorgio Manganelli, Concupiscenza libraria, a cura di Salvatore Silvano Nigro, Adelphi, 2020, pp. 454, € 24

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di Francesco Sasso

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«Una antologia è una legittima strage,» scriveva Manganelli nel risvolto di copertina dell’Antologia privata (Rizzoli, Milano, 1989) «una carneficina vista con favore dalle autorità civili e religiose, un massacro commercialmente attendibile». Aveva annotato, nel «Ragguaglio Librario» del dicembre 1949, che non c’è «lavoro più inquietante che scegliere e scartare per fare un’antologia».

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Appello della Presidenza della Società degli Scrittori ungheresi

(Riceviamo e volentieri pubblichiamo [f.s.])

DICHIARAZIONE

Il Parlamento ungherese ha recentemente discusso e adottato una proposta di legge su “Azioni più forti contro i delinquenti pedofili e modifiche a determinate leggi per la protezione dei bambini”, di cui il passo più noto e controverso è il seguente:

Al fine di garantire le finalità della presente legge e i diritti dei bambini, sono vietati ai minori di diciotto anni la pornografia e i contenuti che raffigurano la sessualità fine a se stessa o che promuovono o rappresentano la deviazione dall’identità di genere, la riassegnazione di genere e l’omosessualità.”

Non è necessario essere un giurista né un linguista per notare, già nel titolo, e poi nel dettaglio del testo riportato, come si cerca di confondere l’assoluta necessità di un’azione legislativa più forte contro la pedofilia con le drastiche restrizioni della libertà di opinione e di espressione artistica, così come dei diritti fondamentali dell’uomo. Per scopi politici, tematiche non legate tra loro sono state deliberatamente giustapposte, distorte e oscurate. Infatti, rappresentare non equivale a promuovere, così come l’omosessualità non equivale alla pedofilia. O la destra al fascismo, la sinistra al comunismo, un ungherese ai filogovernativi (e viceversa). Il rifugiato al terrorista. Il denaro pubblico al bene privato. L’informazione alla propaganda. Il governo al potere. La lista potrebbe continuare all’infinito.

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Per labirinti e sentieri dei Boschi dell’Essere. Stefano Lanuzza, “Bosco dell’essere”

Stefano Lanuzza, Bosco dell’essere, pref. di G. Tesio, nota di G. Poli, Fermenti Editrice, Milano 2021, pp. 70, €. 12.00

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di Ugo Piscopo

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Per labirinti e sentieri dei Boschi dell’Essere

Un’intrigante raccolta di poesie di Stefano Lanuzza

Stefano Lanuzza è sulla scena della cultura italiana dalla fine degli anni Settanta del secolo scorso un autore dalle incantevoli risorse euristiche (in prosa, in poesia, in arte, in animazioni di dibattiti mai scontati e ogni volta propositivi di ulteriori svolgimenti). Di origini siciliane, vive a Firenze e guarda al mondo come una realtà in dinamico flusso di accadimenti e di vicende dettati da forze primigenie pronte a rimescolare il tutto e a ridisegnarlo daccapo come teatro di fenomenologie molteplici e in ininterrotta evenemenzialità, anche di marca nichilistica.

Per lui il tempo è un continente ignoto, sfuggente, dalle accensioni e dai sorrisi di perfetta canaglia, ma anche di irresistibile attrazione. Soprattutto, è un declinarsi perpetuo di spiegazioni molteplici della selvosità dell’essere, che chiede a tutti e a tutto di assorbire consenzienti il suo crudele mistero, che si fa ogni volta una risata delle obiezioni e delle riserve degli individui, che osano pretendere di disegnare loro l’andamento delle vicende in svolgimento, narrate spesso con immagini di copertura.

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LEGACCETTI (recensioni come ricordi): Massimo Parizzi, “Io”

Massimo Parizzi, Io, Manni («Pretesti»), San Cesario di Lecce, (marzo) 2021, 206 pp., 19 euro.

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di Luciano Curreri* (ULIEGE, Belgique)

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Che l’«Io» sia un grande problema, che l’«io», anche minuscolo, si ami e sia quasi costretto a dirlo o che l’«Io» più maiuscolo si autobenedica, nel bene e nel male, a scapito dell’altro, anche di un «tu» intimo, vicino, e/o degli «altri», come somma di tanti «io» che fan fatica a diventare «noi», che restano gli altri, quasi un mistero che non si vuole accettare e cui si fa prima a sparare, è proprio di quell’animale che si chiama uomo (e per una volta son pure contento di non includere le donne – che per una volta non si offenderanno – in questo mio, tristissimo incipit). Basta gettare un occhio ai testi selezionati per il Premio Strega (anche e soprattutto ai migliori) e di «io», «me» et j’en passe, ne trovate a iosa. Più che il peso della cultura, è il peso dell’umanità, obesa anche nelle vesti di uno scrittore magro e simpatico.

Che fare? Ci sono coloro cui basta trovare un termine per catalogare, cioè dare un nome a tutte queste testualità e rubricarle in tal senso; e non dirò quale termine, non tanto per ignoranza quanto per pudore (i critici, specie quando si spacciano per teorici, sanno essere più spudorati degli scrittori). Poi, c’è chi dice, indignato e impegnato, che nessuno sa più raccontare appena si allontana dal suo ombelico, che non è, peraltro, quello del mondo. E c’è chi applaude: aveva ragione Eco e oggi ha ragione Barbero. C’è chi replica: non è vero niente, c’è stato il Novecento che – a parte, e almeno, fotografia, pubblicità, cinema, televisione… – ha dato una parte importante del meglio di sé nel racconto e nel saggio, nella misura breve. E allora un altro, di cui non ti eri accorto nonostante vendesse alla grande, ribatte: e il romanzo neostorico, e la nuova epica? – guarda, te lo dico in italiano perché scommetto che non sai neanche l’inglese. E qui, il cielo si apre e la luce del giallo d’inchiesta (e non solo) che perdura ormai più dei processi, in Italia e altrove, invade la sala. E chi non diventa un buon lettore, fedele alla luce, è arrestato.

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LEGACCETTI (recensioni come ricordi): Matteo Terzaghi, La trasmutazione di Vincenzo Vela

Matteo Terzaghi, La trasmutazione di Vincenzo Vela. Sulle ultime fotografie, Museo Vincenzo Vela («Libelli del Museo Vincenzo Vela», 2), Ligornetto, (maggio) 2021, 34 pp.

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di Luciano Curreri* (ULIEGE, Belgique)

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Matteo Terzaghi (1970) è stato apprezzato dal sottoscritto fin dai capitoli-saggi di Il merito del linguaggio. Scrittura e conoscenza (Casagrande, Bellinzona 2006), studio unitario ma di rivoli non proprio monografici fatto, a immagine di un percorso liquido che dalla realtà muove verso la letteratura in seno a una misura di cento pagine, poco più. Lo stesso si potrebbe quasi dire di certe prose narrative nutrite della migliore infanzia, quella cui appartieni veramente e che non ti fa sentire mai un escluso, come ha avuto occasione di suggerire René Girard, anche contro un certo tipo di intellettuale francese outcast, oggi diffuso ormai su scala mondiale. Se penso a testi quali Il dimezzamento dei lombrichi, Il tema in classe come genere letteario…, editi in un bel volumetto da Quodlibet che risale al 2019, La Terra e il suo satellite, credo di capire anche di più l’entrée en matière scelta da Matteo Terzaghi per parlarci di La trasmutazione di Vincenzo Vela. Sulle ultime fotografie (Museo Vincenzo Vela, Ligornetto, 2021). Si tratta di un ricordo intimo, famigliare, che, nel suo piccolo (si fa per dire), dilata e sfuma a un tempo l’occasione della pubblicazione: il bicentenario della nascita di Vela (1820-2020), per l’appunto, che si accompagna peraltro ai 130 anni dalla morte (1891) – però è sempre meglio ricordare e omaggiare la nascita, sia detto en passant (ma sia detto).

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