Il wu wei della poesia contro le guerre n.17: Steli Contiliano, “Guerra terraterra”

Il wu wei della poesia contro le guerre a cura di Antonino Contiliano e Fabiola Filardo.

Steli Contiliano, “Guerra terraterra”


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Nei ripostigli dei giorni, sentire le cose parlare. Marco Giovannetti, “Cantiamo ciò che non abbiamo”

Nei ripostigli dei giorni, sentire le cose parlare


di Gustavo Micheletti

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Come un pupazzo a molla che salta da un ventre di legno, preda del desiderio di prendere ancora e sempre parte alla vita, o come un foglio accartocciato in un cestino e riaperto con circospezione per ritrovarvi le tracce di quanto non è mai accaduto, o “un sogno impalpabile di luce e di calore/che vaga tra l’erba e le piante del prato”, siamo alla fine questo stesso qualcuno afferrato da “una acuta ed inutile voglia” di sedersi per terra e di non fare più nulla per lasciarsi sorprendere dal proprio sguardo sul mondo. Si tratta solo di sapersi riconoscere in pochi momenti essenziali in cui si resta sospesi, in quei pochi smisurati istanti in cui la vita intera pare tirare le fila e disegnare un profilo nell’aria, il nostro o quello di uno sconosciuto, di quel pupazzo un po’ sinistro e ignoto che siamo, sogni di altri non meno ignoti, di un destino ridente che ci fa assomigliare ad un piccolo Dio con la sua aura di banalità che lo accompagna come un’ombra.

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Il wu wei della poesia contro le guerre n.16: Francesca Incandela, “Una di queste notti”

Il wu wei della poesia contro le guerre a cura di Antonino Contiliano e Fabiola Filardo.

Francesca Incandela, “Una di queste notti”. Lettura di Fabiola Filardo


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“Narrazione e allegoria: leggere Dante nel XXI secolo” di Alberto Casadei

Le coordinate dell’allegorismo di Dante sono ormai state sondate da molte angolature e sistematicamente. Grazie, in generale, ai lavori di Henri-Marie De Lubace Étienne Gilson, e in particolare a quelli di Erich Auerbach, Charles S. Singleton, Jean Pépin, possiamo affermare che sono chiare le caratteristiche degli usi prettamente allegorici (in verbis o in factis), di quello tipologico o figurale, nonché dell’allegoresi praticata già dai primi commentatori.

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Il poeta scrive col cuore. Marco Palladini, “Via memoriae / Via crucis”

Marco Palladini, Via memoriae / Via crucis (Roma, gattomerlino, 2022, pp. 74, € 15,00


di Stefano Lanuzza

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Mai libro di Marco Palladini, poligrafo tra i maggiori protagonisti d’una ‘scuola romana’ indeterminata quanto ricca di fermenti innovativi, fu più accorato di Via memoriae / Via crucis (Roma, gattomerlino, 2022, pp. 74, € 15,00), raccolta di versi e apologhi poematico-prosastici che reca in copertina un cuore colante, offerto su un piatto da due anonime mani sorte dal fogliame mimato da una carta da parati.

È un libro esperienziale dove il ‘ri/cordare’ è ‘ri/condurre al cuore’ (re-cordis), a un poetante ‘scrivere col cuore’ senza retorici epicedi e senza sospirare il passato vissuto dai soggetti rammemorati, ma dialogando intimamente con questi mantenendoli presenti: compreso un Giorgio de Chirico con la sua “metafisica discontinua” di enigmatici manichini e “straniti paesaggi”, ma poi di baroccheggianti, ancor più singolari, “sontuosi ghirigori versicolori”. Festevolmente vi si accorda una debita “standing ovation ultima” per Maradona, “el pibe Dieguito”, piccolo fuoriclasse unico e irripetibile, giganteggiante “nell’Olimpo del mondo pallonaro”.

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Il wu wei della poesia contro le guerre n.15: Marco Palladini, “Post-Antropocene”

Il wu wei della poesia contro le guerre a cura di Antonino Contiliano e Fabiola Filardo.

Marco Palladini, “Post-Antropocene”. Lettura di Fabiola Filardo


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Dicibile e indicibile tra fisico e metafisico. Le “Elegie duinesi” di Rilke e la figura dell’Angelo. Saggio di Manuele Marinoni

Dicibile e indicibile tra fisico e metafisico. Le Elegie duinesi di Rilke e la figura dell’Angelo


di Manuele Marinoni (Università degli studi di Firenze)

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C’è una netta sinergia tra ciò che è il riflettente (lo «specchiante», per dirla con Baltrušaitis)1 e la sostanza dell’oltre che di per sé non può mostrarsi nelle forme. Si tende a dire, secondo un certo codice ermeneutico, che se è fruibile una parola che dia e dica l’indicibile2, senza doversi limitare all’entelechia della stessa, essa deve compararsi a quella gamma in-determinata dell’ontologico nella quale rientrano tutte le distopie della materia (che, in ultima istanza, altro non sono che un non-essere immanente all’essere). Il principio di fondo è quello della presentificazione3: per sub-determinare un’esperienza, nella sostanza, in-esperibile occorrono forze ed alleanze metaforiche e metonimiche tutte ricavate dal tempo e da figure della temporalità.

Uno dei Sonetti a Orfeo di Rainer Maria Rilke, per la precisione il 27 della II serie, Gieb es wirklich die Zeit, die zerstörende?, soccorre al nostro dialogo e permette, nel cristallizzante senso di tensione fra micro e macrotesto, e così tra figure e controfigure, che contrassegna quest’opera rilkiana, alcune puntualizzazioni sul principio che scinde e disarticola ciò che sta nell’immanenza, nel percepibile, e ciò che si sottrae ad essa, ubicandosi nell’eterno: ossia il problema del tempo. Un tempo come senso delle cose, come margine della fragilità dell’esserci che diventa interrogativo di sostanza («Sind wir wirklich so ängstlich Zerbrechiche,/ wie das Achicksal uns wahr machen will?», 5-6)4.

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Il wu wei della poesia contro le guerre n.14: Charles Baudelaire, “L’uomo e il mare”

Il wu wei della poesia contro le guerre a cura di Antonino Contiliano e Fabiola Filardo.

Charles Baudelaire, “L’uomo e il mare”. Lettura di Fabiola Filardo


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Il passo ‘danzante’ della poesia. Isabella Horn, “Viandanzando”

Isabella Horn, Viandanzando, Villanova di Guidonia, Aletti Editore, 2022, pp. 64, € 12,00


di Stefano Lanuzza

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Potrei credere soltanto a un dio che sapesse danzare (F. Nietzsche, Così parlò Zarathustra, 1883/85)

Tedesca di nascita e madrelingua, autrice di numerosi libri di poesia scritti in italiano (un ‘caso’ letterario tutto da rilevare), Isabella Horn, filologa e traduttrice, nel 2014 cura per Stampa Alternativa la traduzione (Maledetta civiltà) del saggio Die verfluchte Kultur (1921) di Theodor Lessing.

Seguono un raro studio sulla versione tedesca del romanzo Horcynus Orca (1975) di Stefano D’Arrigo (in “Retididedalus”, giugno 2015) e la curatela del libello 20. Juli 1944 – Personen und Aktionen (2001) di Georg Holmsten, pubblicato da Mimesis nel 2020 col titolo di Contro Hitler: una ricostruzione del tentativo di attentato (20 luglio 1944) contro il Führer da parte di Claus von Stauffenberg e altri: tra questi il giornalista Siegfried Horn, padre della stessa autrice.

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Il wu wei della poesia contro le guerre n.13: Annamaria Ferramosca, “Per quale senso”

Il wu wei della poesia contro le guerre a cura di Antonino Contiliano e Fabiola Filardo.

Annamaria Ferramosca, “Per quale senso”. Lettura di Fabiola Filardo


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Appello di Francesco De Luca per la pubblicazione di Gu Cheng

Gu Cheng (Pechino 1956 – Auckland 1993) poeta cinese. Celebre esponente della poesia «oscura», nei versi di Una generazione (1979) rappresentò con efficacia le aspirazioni dei giovani usciti dal tunnel della Rivoluzione Culturale. Creò, con un lirismo fiabesco e un linguaggio piano ricco di immaginifiche metafore, un mondo onirico e illusorio, spesso popolato di piccoli oggetti e suggestioni infantili, dietro il quale tuttavia permaneva il dissidio interiore e il conflitto con il reale e con la società che portarono il poeta alla tragedia del suicidio, commesso dopo aver assassinato la moglie.

Per contatti:

retroguardia@libero.it

Il wu wei della poesia contro le guerre n.12: Crescenzio Cane, “Guerriglia urbana”

Il wu wei della poesia contro le guerre a cura di Antonino Contiliano e Fabiola Filardo.

Crescenzio Cane, “Guerriglia urbana”. Lettura di Fabiola Filardo


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Scritti di utopia? “In viaggio per l’Europa” (1981-1988) di Mario Rigoni Stern. Saggio di Luciano Curreri

Pubblichiamo in anteprima, su «Retroguardia 3.0», un intervento di Luciano Curreri al Convegno di studi “Il ritorno” di Mario Rigoni Stern (con l’approvazione dell’organizzatrice, Elena Ledda, che ringraziamo).

Scarica il saggio in formato pdf


di Luciano Curreri* (ULIEGE, TRAVERSES, CIPA)

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Scritti di utopia? “In viaggio per l’Europa” (1981-1988) di Mario Rigoni Stern.

A Elena e Angelo ritrovati,

e a Giuseppe, trovato tout court.

I.

L’idea sottesa a questo intervento è quella di partire da una entrée en matière poco frequentata nella scrittura di Mario Rigoni Stern (1921-2008), e cioè dalle prime ottanta pagine di Il magico “kolobok”e altri scritti (uscito nell’aprile 1989), intitolate In viaggio per l’Europa, e contenenti articoli apparsi su “La Stampa” fra il 26 giugno 1981 e il 29 dicembre 1988: immagino questo ‘viaggio’ come una specie di ‘testo minore’ che ci aiuti a scoprire, scegliere e fors’anche a spiegare un ‘altro’ Rigoni Stern. E quel minimo sindacale di ambizione critica datata, vintage, che alcuni potranno scorgervi, non vuole evadere polemicamente il mondo dell’Altipiano né quello, più vasto, della guerra, ma, ben al contrario, servirsene (senza assolutizzarli, e in altro modo richiamarli).

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Il wu wei della poesia contro le guerre n.11: Eugenio Lucrezi, “Amelia Rosselli racconta la morte di Osama Bin Laden, morto 15 anni dopo di lei”

Il wu wei della poesia contro le guerre a cura di Antonino Contiliano e Fabiola Filardo.

Eugenio Lucrezi, “Amelia Rosselli racconta la morte di Osama Bin Laden, morto 15 anni dopo di lei”. Lettura di Eugenio Lucrezi.


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Giallo Dostoevskij

Giallo Dostoevskij


di Paola Bonazzi (Università di Firenze)

C’è giallo e giallo. C’è un giallo festoso della natura, come quello dei cespugli di ginestre che si staglia contro l’azzurro del cielo di maggio, delle siepi di forsizia o dei fiorellini di tarassaco sui prati primaverili, o quello soffice degli alberelli di mimosa che già a febbraio rallegrano qualche cortile riparato nelle periferie delle nostre città. C’è il giallo caldoprofondo e sensuale della curcuma e dello zafferano, o quello fresco e pungente della buccia di un limone maturo.

Poi c’è un giallo artificiale, piatto e insolente, come il giallo primario che colora i grovigli di tubi, le assi e i pancali degli impianti industriali nei dipinti di Fernand Leger, così simili alle immagini dei gasdotti pieni di rubinetti che ogni giorno si affacciano nei teleschermi europei con la minaccia incombente di essere chiusi. E c’è un giallo che offende e che umilia, il giallo degli adesivi che sono comparsi in questi giorni in Russia sulla porta di qualche dissidente al regime: “Qui vive un traditore” (“la Repubblica”, 23 marzo 2022); dove il colore è usato come simbolo di tradimento, contrassegno per emarginare, bollare, accusare: un triste richiamo alla stella gialla imposta agli ebrei dalla Germania nazista, rivisitazione dell’antico sciamanno giallo introdotto dal IV Concilio Lateranense nel 1215 per gli ebrei che vivevano nei paesi cristiani.

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Conversazione su matematica e poesia fra Antonino Contiliano, Giuseppe Mussardo e Gaspare Polizzi

Giacomo Cuttone, Ritratto pixellato, acrilico su tela 50×70, 2017

Conversazione su matematica e poesia fra Antonino Contiliano, Giuseppe Mussardo e Gaspare Polizzi

per Giuseppe Panella


a cura di Antonino Contiliano 

Scarica l’intervista in formato pdf

Prima di avviare la conversazione con i professori Giuseppe Mussardo e Gaspare Polizzi, desidero esprimere loro il mio saluto. Un grazie, cioè, per aver accettato sia il mio invito per una chiacchierata su matematica e poesia, sia l’intenzione di dedicare la conversazione stessa all’amico scomparso Giuseppe Panella (filosofo, saggista e poeta). Fra le opere di Panella ricordiamo: Il lascito di Foucault (Giuseppe Panella e Giovanni Spena, 2006); L’arma propria- Poesie per un futuro trascorso (2007); Il secolo che verrà- Epistemologia letteratura etica in Gilles Deleuze (Giuseppe Panella e Silvio Zanobetti, 2012); Tutte le ore feriscono, l’ultima uccide- Georges Bataille: l’estetica dell’eccesso (2014). Come poeta, Giuseppe Panella, ha partecipato anche alle azioni poetiche del soggetto collettivo-anonimo “Noi Rebeldía” (una nostra idea). A cura di Antonino Contiliano sono state pubblicate pure le sillogi “We are winning wing/2012 e L’ora zero/2014”. Due libri di poesia collettiva-anonima le cui copertine portano opere dell’artista Giacomo Cuttone. Con Francesco Sasso, Panella ha curato il “quaderno elettronico di critica letteraria- Retroguardia”. Devo la conoscenza di Giuseppe Panella all’amico Gaspare Polizzi. Anticipiamo pure, così, che questa conversazione sarà visibile sul sito stesso di Retroguardia. Prima di avviare il nostro incontro qualche nota (per gli eventuali visitatori) su Giuseppe Mussardo e Gaspare Polizzi.

Giuseppe Mussardo è professore di fisica teorica alla SISSA di Trieste. È Direttore editoriale della rivista scientifica Journal of Statistical Physics and Applications (JSTAT). Tra le monografie scientifiche che ha pubblicato ci sono Il Modello di Ising (2007); Statistical Field Theory (2010) e The ABC’s of Science. È autore anche dei film-documentari Maksìmovic. La Storia di Bruno Pontecorvo (2013) e Galois. Un matematico rivoluzionario (2017).

Gaspare Polizzi, storico della filosofia e della scienza, è membro del Comitato scientifico del Centro Nazionale di Studi Leopardiani. Insegna attualmente all’Università di Pisa. Su Leopardi ha pubblicato cinque volumi: Leopardi e “le ragioni della verità” (2003); Galileo in Leopardi (2007); «… per le forze eterne della materia» (2008); Giacomo Leopardi: la concezione dell’umano, tra utopia e disincanto (2011); Io sono quella che tu fuggi. Leopardi e la natura (2015). Con Giuseppe Mussardo (coautore) ha pubblicato L’infinita scienza di Leopardi (2019).

Ed è dalla lettura di quest’opera che è partita la mia idea di una conversazione con loro su matematica, poesia e scienza (in genere). Scontato è, poi, il fatto che (da parte nostra, non specialisti) l’interesse per l’argomento è quello di un’essenziale curiosità intellettuale.

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Il wu wei della poesia contro le guerre n.10: Giuseppe Panella, “Shalom”

[in memoria]

Il wu wei della poesia contro le guerre a cura di Antonino Contiliano e Fabiola Filardo.

Giuseppe Panella, “Shalom”. Lettura di Fabiola Filardo


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Tre anni [In memoria]

Di seguito l’elenco delle pubblicazioni del prof. Giuseppe Panella su RETROGUARDIA

[in memoria]

Giuseppe Panella

(1955-2019)

______________________________

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Il wu wei della poesia contro le guerre n.9: Mario Grasso, “Dalle Termopoli di Simonide all’Ucraina di Sevcenko”

Il wu wei della poesia contro le guerre a cura di Antonino Contiliano e Fabiola Filardo.

Mario Grasso, “Dalle Termopoli di Simonide all’Ucraina di Sevcenko”. Lettura di Fabiola Filardo


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Giuseppe Culicchia, “Il tempo di vivere con te” & Gemma Calabresi Milite, “La crepa e la luce”

Giuseppe Culicchia, Il tempo di vivere con te, Mondadori, 2021, pp.168, € 17,00

Gemma Calabresi Milite, La crepa e la luce, Mondadori, 2022, pp.144, € 17,50


di Luigi Preziosi

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La letteratura che trae origine dagli anni di piombo ha finora prodotto esiti di diversa rilevanza in un variegato universo di testi, appartenenti alle categorie della narrativa, della saggistica (svariante in un ampio ventaglio di campi dal giuridico al politico al sociologico) e della memorialistica. In quest’ultimo ambito, hanno particolare rilevanza due tra i libri di più recente uscita, Il tempo di vivere con te, di Giuseppe Culicchia, e La crepa e la luce, di Gemma Calabresi Milite, entrambi usciti presso Mondadori, l’uno nel 2021, l’altro pochi mesi fa.

L’accostamento non sembri arbitrario.

In entrambi la memoria è indiretta, ed originata e sostenuta dalle ragioni dell’amore. In entrambi la narrazione è incentrata, più che sulla rievocazione dei fatti tragici che pur ne costituiscono il fondamento, sulla rappresentazione di questo amore, di come si possa addensare e solidificare e restare attuale nel tempo tanto da poter essere finalmente raccontato quarant’anni più tardi. Soprattutto, entrambi esigono dal lettore una disposizione ad una pietas senza limiti: dall’abisso di emozioni che i due libri suscitano risaliremo più umani.

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Il wu wei della poesia contro le guerre n.8: Edgar Lee Masters, “Calvin Campbell”

Il wu wei della poesia contro le guerre a cura di Antonino Contiliano e Fabiola Filardo.

Edgar Lee Masters , “Calvin Campbell”. Lettura di Fabiola Filardo


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“Schedato”, fra Dodici poeti …, A. Contiliano “cavaliere della luna”

Schedato”, fra Dodici poeti …, A. Contiliano cavaliere della luna”


di Giacomo Cuttone

La casa editrice “Prova d’Autore”, a cura del poeta Mario Grasso, pubblica (maggio 2022) Ricordi e Riflessioni di Dodici Poeti: Sebastiano Aglieco, Maria Patrizia Allotta, Salvatore Bommarito, Antonio Contiliano, Giuseppe Digiacomo, Grazia Dormiente, Aldo Gerbino, Angelo Maugeri, Francesco Nicolosi Fazio, Santina Paradiso, Tommaso Romano, Lucio Zinna. Tutti poeti ultrasessantenni che, prescelti (scrive il curatore), si auto-testimoniano per racconto autobiografico, “occasione evocativa […] chiara fama di autorevoli consensi”. […] testimoni di momenti di una storia del costume, della politica, della civiltà, […] “che, con l’avvento di Internet, hanno subito importanti cambiamenti nella loro frequenza, presenza, ricorrenza, creato rivoluzioni nella cultura”. Cultura, ben inteso, come vita di relazione e tendenza a privilegiare interessi motivati” […] cari a un Poeta”.

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Il wu wei della poesia contro le guerre n.7: Natalia Paci, “Zero di Vita”

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Natalia Paci, “Zero di Vita”. Lettura di Fabiola Filardo


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In balìa di Dante e Pinocchio. 23 maggio al Salone Internazionale del Libro di Torino

23 maggio, Ore 15:00-16:00
In balìa di Dante e Pinocchio
A partire dal libro Il Viaggio di Pinocchio dell’aldilà dantesco di Bettino D’Aloja (Mauvais Livres)
Sala Rosa, PAD 1
Con Silvia Contarini, Luciano Curreri e Stefano Jossa
Dante e Pinocchio sono le due grandi icone letterarie nazionali; ma si sono mai incontrati? All’alba del ventennio fascista Bettino D’Aloja immaginò un viaggio di Pinocchio nell’aldilà dantesco.

Il wu wei della poesia contro le guerre n.6: William Shakespeare, “Sonetto 123”

Il wu wei della poesia contro le guerre a cura di Antonino Contiliano e Fabiola Filardo.

William Shakespeare, “Sonetto 123”. Lettura di Fabiola Filardo


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I “Piani” del sofo e dello zar

I “Piani” del sofo e dello zar


di Stefano Lanuzza 

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Eccellenze, gentiluomini, nobili, cittadini! Che cos’è dunque il nostro Impero Russo? Il nostro Impero Russo è un’entità geografica, ossia una parte d’un noto pianeta. L’Impero Russo comprende: in primo luogo la Grande, la Piccola, la Bianca e la Rossa Russia; in secondo luogo i regni di Georgia, Polonia, Kazàn’ e Àstrachan’; in terzo luogo… Ma eccetera eccetera eccetera. Il nostro Impero Russo consiste in una moltitudine di città: capitali, provinciali, distrettuali, autonome; e inoltre: nella metropoli e nella madre delle città russe. La metropoli è Mosca; e la madre delle città russe è Kiev (Andrej Belyj, Pietroburgo, 1916).

In considerazione del fatto che in ogni futura guerra mondiale verrebbero certamente impiegate armi nucleari e che tali armi mettono in pericolo la continuazione dell’esistenza dell’umanità, noi rivolgiamo un pressante appello ai governi di tutto il mondo affinché si rendano conto e riconoscano pubblicamente che i loro obiettivi non possono essere perseguiti mediante una guerra mondiale, e li invitiamo, di conseguenza, a cercare mezzi pacifici per la soluzione di tutte le questioni controverse (dalla “Dichiarazione sulle armi nucleari” firmata da Albert Einstein e da altri scienziati, e inviata il 9 luglio 1955 ai capi di Stato e di governo degli Stati Uniti, URSS, Cina, Gran Bretagna e Francia).

Una mattina mi son svegliato / o bella ciao, bella ciao, bella ciao, ciao, ciao / una mattina mi son svegliato / e ho trovato l’invasor (Bella ciao. Inno della Resistenza, s. d.).

ALEKSANDR DUGIN

Elaborazioni di pensiero con prevalenti toni messianici rigidamente dogmatici o solo apodittici, talora prepotenti “piani” sono quelli prospettati da Aleksandr Dugin (Mosca, 1962), sofo-politologo russo, nazionalista nostalgico dell’imperialismo zarista e d’una Russia composita multietnica sconfinata, autoritaria conflittuale repressiva, avidamente imperialista eppure supremamente presente nella cultura europea con la sua letteratura, la musica classica, la danza, l’arte figurativa, l’architettura, i musei, il folklore.

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Nei dintorni del «Trionfo della morte» di d’Annunzio. Romanzo, malattia e musica

Nei dintorni del «Trionfo della morte» di d’Annunzio. Romanzo, malattia e musica


di Manuele Marinoni (Università degli studi di Firenze)

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L’esplorazione dell’interiore formalizza, dalla planimetria dei nervi e dal conseguente universo patologico, nella seconda metà dell’Ottocento, nuovi protocolli ermeneutici utili alla memoria narrativa, nella più ampia observation clinique. Se ciò ha permesso a Bertrand Marquer di parlare, su vasta scala, di romans de la Salpêtrière1 è perché una moderna sinergia disciplinare s’è canalizzata verso un orizzonte storico preciso, al servizio di limiti e sconfinamenti della Nervenschreiben.

E così, individui nevrastenici, ipersensibili, alienati, sonnambuli, e quant’altro, sono divenuti soggetti di ispezioni del profondo; di analisi che tramutano i risvolti del patologico in una vera e propria rêverie. Tutto ciò, nella cultura fin-de-siècle, non produce alcun attrito né cortocircuiti, anzi fornisce ulteriori alibi all’estetica del corpo diafano, della psiche notturna, dell’animo fuorviato e, ancor più significativo, regala altri sistemi d’appoggio alle simmetrie del simbolico. La suite della decadenza trova in tal modo nuovi spazi e nuove ragioni per approfondire e scomporre le fuggevoli corruzioni che s’insinuano tra piacere e dolore2.

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Il wu wei della poesia contro le guerre n.5: Giulia Sottile, “La poesia non indossa diamanti”

Il wu wei della poesia contro le guerre a cura di Antonino Contiliano e Fabiola Filardo.

Giulia Sottile, “La poesia non indossa diamanti”. Lettura di Fabiola Filardo


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Il wu wei della poesia contro le guerre

a cura di Antonino Contiliano e Fabiola Filardo

In questo pianeta – “bella d’erbe famiglia e d’animali” (e unificati solamente dalla logica economica e finanziaria, dalla ragione dei profitti e dallo stupro del degrado ambientale) –, la “banalità del male”, la “povertà del mondo”, la volgarità di pensiero, l’eccidio della biodiversità, le morti per violenza, fame e sete (guerre o non guerre siano le cause), le logiche di dominio e di spartizione del mondo capitalistiche, la mercificazione della parola e della comunicazione stessa sono ormai in crescita esponenziale.

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Il wu wei della poesia contro le guerre n.4: Sonia Caporossi, “Ricordamelo tu, se proprio vuoi, chi sono”

Il wu wei della poesia contro le guerre a cura di Antonino Contiliano e Fabiola Filardo.

Sonia Caporossi, “Ricordamelo tu, se proprio vuoi, chi sono”. Lettura di Fabiola Filardo.


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Il wu wei della poesia contro le guerre

a cura di Antonino Contiliano e Fabiola Filardo

In questo pianeta – “bella d’erbe famiglia e d’animali” (e unificati solamente dalla logica economica e finanziaria, dalla ragione dei profitti e dallo stupro del degrado ambientale) –, la “banalità del male”, la “povertà del mondo”, la volgarità di pensiero, l’eccidio della biodiversità, le morti per violenza, fame e sete (guerre o non guerre siano le cause), le logiche di dominio e di spartizione del mondo capitalistiche, la mercificazione della parola e della comunicazione stessa sono ormai in crescita esponenziale.

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UGO OJETTI, “Alla scoperta dei letterati” (GIOVANNI VERGA)

UGO OJETTI, Alla scoperta dei letterati. Colloquii con Carducci, Panzacchi, Fogazzaro, Lioy, Verga, Praga, De Roberto, Cantù, Butti, De Amicis, Pascoli, Marradi, Antona-Traversi, Martini, Capuana, Pascarella, Bonghi, Graf, Scarfoglio, Serao, Colautti, Bracco, Gallina, Giacosa, Oliva, D’Annunzio, Fratelli bocca editore, Milano, 1899

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GIOVANNI VERGA.

Milano, agosto del ’94.

Vedo che sfortunatamente questi miei colloquii vanno perdendo la poesia del luogo: dai verdi fiumi e dalle azzurre montagne della valle vicentina son venuto a cadere qui tra il caldo estivo e i costumi cittadineschi. Cosi spesso per appagare la memoria mia, mentre parlo coi miei interlocutori, cerco — se li amo — di figurarmeli in un paese capace di loro, fuori dai velluti del caffè Savini o dal giardinetto posticcio del Cova.

E appunto al Cova ho parlato col Verga, e io pensavo a un bel paesaggio siciliano un po’ selvaggio adatto alla Cavalleria rusticana o alla Lupa; e invece i camerieri attorno mormoravano con pronte moine la minuta del pranzo e un’ orchestruccia nascosta lamentava proditoriamente i casi di Leonora e del Trovatore.

Qui al Cova, sebbene l’estate decimi ogni radunata, si riuniscono a desinare in una bella tavolata, il Verga, il Boito, i Treves, il de Roberto, il Torelli-Viollier, il Butti e qualche altro che per un giorno o due gli affari urbani distolgono dalla quiete dei laghi o delle alpi.

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Il wu wei della poesia contro le guerre n.3: Santo Calì, “Un Cristo nudo”

Il wu wei della poesia contro le guerre a cura di Antonino Contiliano e Fabiola Filardo.

Santo Calì, “Un Cristo nudo”. Lettura di Fabiola Filardo.


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Il wu wei della poesia contro le guerre

a cura di Antonino Contiliano e Fabiola Filardo

In questo pianeta – “bella d’erbe famiglia e d’animali” (e unificati solamente dalla logica economica e finanziaria, dalla ragione dei profitti e dallo stupro del degrado ambientale) –, la “banalità del male”, la “povertà del mondo”, la volgarità di pensiero, l’eccidio della biodiversità, le morti per violenza, fame e sete (guerre o non guerre siano le cause), le logiche di dominio e di spartizione del mondo capitalistiche, la mercificazione della parola e della comunicazione stessa sono ormai in crescita esponenziale.

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Il wu wei della poesia contro le guerre n.2: Bertolt Brecht, “Mio fratello aviatore”

Il wu wei della poesia contro le guerre a cura di Antonino Contiliano e Fabiola Filardo.

Bertolt Brecht, “Mio fratello aviatore”. Lettura di Fabiola Filardo.


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Il wu wei della poesia contro le guerre

a cura di Antonino Contiliano e Fabiola Filardo

In questo pianeta – “bella d’erbe famiglia e d’animali” (e unificati solamente dalla logica economica e finanziaria, dalla ragione dei profitti e dallo stupro del degrado ambientale) –, la “banalità del male”, la “povertà del mondo”, la volgarità di pensiero, l’eccidio della biodiversità, le morti per violenza, fame e sete (guerre o non guerre siano le cause), le logiche di dominio e di spartizione del mondo capitalistiche, la mercificazione della parola e della comunicazione stessa sono ormai in crescita esponenziale.

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LEGACCETTI (recensioni come ricordi): Giose Rimanelli, “Tiro al piccione”

Approssimazioni a Giose Rimanelli (1925-2018), Tiro al piccione [Milano, Mondadori, 1953], Introduzione di Sheryl Lynn Postman, Postfazione di Anna Maria Milone, Soveria Mannelli, Rubbettino («Velvet»), 2022, 268 pp., 18 euro1.


di Luciano Curreri* (ULIEGE, Belgique)

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I.

Che lo si voglia ammettere o non, Marco Laudato – narratore interno protagonista del romanzo Tiro al piccione, uscito per la prima volta nel 1953 da Mondadori in «La Medusa degli italiani» (e anche, nello stesso anno, se non ricordo male, da Trevi, nella collana «I Miti», in un’edizione non autorizzata, ancora ristampata nel 1974) – è l’alter ego dell’autore, Giose Rimanelli.

Come quest’ultimo, nato il 28 novembre del 1925, ha ancora diciassette anni quando in Italia, a partire dall’autunno del 1943, la Repubblica sociale italiana, altrimenti detta Repubblica di Salò, spacca il paese e le coscienze in due. Fare una scelta è già dura, fare la scelta considerata giusta dai vincitori futuri, con meno di vent’anni, lo è ancora di più. Meno di vent’anni significa – a quell’altezza temporale – aver conosciuto solo il fascismo imperante, in Italia, specie se abiti in un paesino, Casacalenda, di una regione del Sud, il Molise, e se appartieni a una famiglia sostanzialmente povera, che non ha strumenti e che spera di poterti tracciare un altro orizzonte di vita in seno a un seminario, a un collegio di religiosi; un collegio che non è un rifugio per antifascisti ma un luogo in cui un primo tempo della seconda guerra mondiale, dal 1939 al 1943, viene quasi congelato in un lustro di canti, preghiere e studi. Quando ne scappi, insieme al tuo migliore amico, Guido, non hai punti di riferimento utili e il conflitto mondiale si è come raddoppiato, in Italia, in seno a una guerra civile che ne accompagna la fine tra autunno 1943 e primavera 1945. Quel che capita ai due amici, ai due «abati» (p. 248), come li chiama il barbiere del paese, è significativo: Marco scappa al Nord, a Venezia, aiutato da due tedeschi che gli danno un passaggio su un camion, mentre Guido, poco dopo, da tedeschi in più tragica e distinta ritirata, sarà ammazzato proprio mentre al saluto mortale dei tedeschi tenta di sottrarsi.

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Il wu wei della poesia contro le guerre n.1: Salvatore Quasimodo, “Uomo del mio tempo” (podcast)

Il wu wei della poesia contro le guerre a cura di Antonino Contiliano e Fabiola Filardo.

Salvatore Quasimodo, “Uomo del mio tempo”. Lettura di Fabiola Filardo

Dipinto su Youtube di Giacomo Cuttone


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Il wu wei della poesia contro le guerre

a cura di Antonino Contiliano e Fabiola Filardo

In questo pianeta – “bella d’erbe famiglia e d’animali” (e unificati solamente dalla logica economica e finanziaria, dalla ragione dei profitti e dallo stupro del degrado ambientale) –, la “banalità del male”, la “povertà del mondo”, la volgarità di pensiero, l’eccidio della biodiversità, le morti per violenza, fame e sete (guerre o non guerre siano le cause), le logiche di dominio e di spartizione del mondo capitalistiche, la mercificazione della parola e della comunicazione stessa sono ormai in crescita esponenziale.

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Una rivista ‘enciclopedica’

Una rivista ‘enciclopedica’


di Stefano Lanuzza 

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Consta di quasi 500 pagine il numero 253 (2022) di Fermenti, una delle poche sopravviventi riviste letterarie italiane cartacee; e che, diretta da Velio Carratoni, mantiene la sua periodicità annuale adunando una folla quanto mai varia di collaboratori – critici narratori poeti e artisti figurativi.

Dopo l’editoriale di Carratoni sospeso tra analisi sociale, concentrazione di aforismi e una serie di sue poesie dominate dai temi della ‘maschera’ e della metamorfosi, è di grande interesse il saggio dell’epistemologo Alberto Artosi sulla Colonia digitale e il programmato sistema di controllo e coazione dei soggetti.

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Per un’est-etica-politica militante s-militarizzata de-localizzazione

Verso Kabul- acrilico su tela 40×40- di Giacomo Cuttone

Per un’est-etica-politica militante s-militarizzata de-localizzazione


di Antonino Contiliano

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Scarica il saggio in formato pdf

i russi russi timeo Cri-mea

e cri cri in suso i Nato-fusi

dona ferentes e tombaroli sono

e dell’archeologia insapiens usura

Steli

Non è né insolito né nuovo che – in funzione analitico-intellettuale – i quadri concettuali e il lessico teorico-conoscitivo trasmigri da un campo ad altro del sapere. Così il concetto di isotopia dal linguaggio della fisica passa a quello della poesia; l’onda sonora armonica di Louis De Broglie dalla musica passa alla fisica quanto-relativistica; l’equivalenza dalla geometria e dall’economia passa alla scrittura poetica. Egualmente, poi, le similitudini, le metafore, le analogie e le anomalie … dalla produzione letterario-poetica passano a quella delle indagini conoscitive e della scienza (in genere). Dal canto nostro pensiamo, invece, di far trasmigrare il termine “delocalizzazione” dal campo dell’economia-finanziaria (propria al pensiero unico del neoliberismo capitalistico globalizzato) a quello (in genere) dell’estetica, dell’arte e della poesia: lo riscriviamo come de-localizzazione. Come dire che le parole non si possono brevettare (non c’è il copyright). Non sono proprietà esclusiva del linguaggio del modello di un sistema (capitalistico o altro …). Parafrasando “Humpty Dumpty”, interrogato da Alice sulle parole che hanno significati così diversi (Lewis Carrol, Attraverso lo specchio e quel che Alice vi trovò), Humpty Dumpty ribatte che il problema è uno solo. Prendere posizione. Chi decide che! Chi è il padrone della lingua? Tutto qui! Così può succedere che chi – sotto il dominio di un regime identitario (Herbert Marcuse, Arte e rivoluzione) – dice pace, libertà e autonomia per mettere fine a una sporca guerra, in realtà significhi altro (vedere l’attuale guerra giocata in Crimea…). Il mettere fine alla guerra, infatti, significa «esattamente ciò che il governo belligerante sta facendo, anche se può essere in realtà tutto il contrario, e cioè intensificare il massacro invece che estenderlo; la libertà è esattamente ciò che il popolo ha sotto l’Amministrazione, anche se può essere in realtà tutto il contrario»1.

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Anteprima: Il wu wei della poesia contro le guerre (podcast)

[Prossimamente NUOVI PODCAST sulla nostra rivista e sui canali Youtube e Spotify, a cura di Antonino Contiliano e Fabiola Filardo. Di seguito l’introduzione al progetto (f.s.)]


Il wu wei della poesia contro le guerre

a cura di Antonino Contiliano e Fabiola Filardo 

In questo pianeta – “bella d’erbe famiglia e d’animali” (e unificati solamente dalla logica economica e finanziaria, dalla ragione dei profitti e dallo stupro del degrado ambientale) –, la “banalità del male”, la “povertà del mondo”, la volgarità di pensiero, l’eccidio della biodiversità, le morti per violenza, fame e sete (guerre o non guerre siano le cause), le logiche di dominio e di spartizione del mondo capitalistiche, la mercificazione della parola e della comunicazione stessa sono ormai in crescita esponenziale.

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Antonio Franchini, “Leggere possedere vendere bruciare”

Antonio Franchini, Leggere possedere vendere bruciare, Marsilio Editore, 2022, pp.128, € 15,00


di Gabriele Lastrucci

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Ho appena finito di leggere il nuovo libro di Antonio Franchini (Marsilio Editore): Leggere possedere vendere bruciare.

L’ho letto d’un fiato, come si faceva da ragazzi, con l’urgenza tipica di chi vuole “bruciare” il tempo, appunto, più che viverlo con la tenace pazienza che la vita, a volte, merita. A volte…

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