Inquietum est cor nostrum: Luigi Maria Epicoco, “La scelta di Enea. Per una fenomenologia del presente”

Luigi Maria Epicoco, La scelta di Enea. Per una fenomenologia del presente, Rizzoli, 2022, pp.192, € 16,00


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di Luigi Preziosi

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E’ in libreria da qualche mese La scelta di Enea, edito da Rizzoli, che offre al lettore un’ampia e articolata raccolta di riflessioni sul presente, confuso ed incerto, che ci è dato di vivere. E’ l’ultima opera di Luigi Maria Epicoco, filosofo e teologo che alla profondità di pensiero affianca una ragguardevole capacità di scrittura. Già nella seconda metà del secolo scorso il teologo francese Jossua insisteva sulla necessità di un riavvicinamento tra teologia e letteratura, ed in La scelta di Enea questo risultato, sotto le specie, per quanto attiene al cotè di saggistica letteraria, pare pienamente raggiunto.

Epicoco, infatti, sviluppa il suo personale contributo all’analisi della “fenomenologia del presente”, come recita il sottotitolo, ricorrendo alle suggestioni evocate dal mito di Enea, ed utilizzando alcuni elementi fondanti della narrazione virgiliana come strumenti di interpretazione del nostro presente. Virgilio, dunque, assume nuovamente il ruolo di guida, pur in un contesto opportunamente attualizzato, da un lato, e dall’altro riletto, come avverte l’autore nell’introduzione, avendo “come punto di riferimento l’esperienza cristiana”, “nella convinzione che il messaggio del Vangelo e soprattutto la persona di Gesù siano lo sguardo più realistico e al tempo stesso più positivo che si possa avere sul mondo e sulla vita”. Ed ancora: Virgilio come anticipatore (se non profeta, ma per via diversa da quella leggendaria della Quarta ecloga), o almeno come descrittore di condizioni esistenziali evidentemente comuni all’uomo del suo tempo e a quello contemporaneo, che, peraltro, rispetto al primo, ha dalla sua l’immenso lascito della Rivelazione cristiana.

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Il wu wei della poesia contro le guerre n.44: Massimo Mori, “Il canto delle sirene”. Lettura di Fabiola Filardo

Il wu wei della poesia contro le guerre a cura di Antonino Contiliano e Fabiola Filardo.

Massimo Mori, “Il canto delle sirene”. Lettura di Fabiola Filardo


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Nota introduttiva di Luciano Curreri e Pierluigi Pellini a “La critica viva. Lettura collettiva di una generazione 1920-1940”

A cura di Luciano Curreri e Pierluigi Pellini, La critica viva. Lettura collettiva di una generazione 1920-1940, Quodlibet, 2022, pp. 368, € 24,00


Nota introduttiva di Luciano Curreri e Pierluigi Pellini

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Siamo negli anni Venti del nuovo secolo e millennio. E cent’anni fa cominciava a nascere, nel nostro Paese, una curiosa, distesa, eclettica generazione di personalità critiche che – tra lingua e letteratura, filologia e strutturalismo, teoria e comparatistica, psicanalisi e sociologia, narratologia e semiologia, estetica della ricezione e storia della cultura… – avrebbe tenuto a battesimo una buona parte dei nostri studi letterari, nelle università e non solo, fino a oggi.

In circa ventuno anni – dal 24 marzo del 1920, in cui viene alla luce Cesare Cases, al 6 dicembre del 1940, data di nascita di Romano Luperini – abbiamo provato a selezionare cinquantadue temperamenti critici, con Adelia Noferi, Lea Ritter Santini, Delia Frigessi, Lidia De Federicis, Maria Luisa Doglio, Grazia Cherchi, Rosanna Bettarini e Teresa de Lauretis come sole ma eloquenti rappresentanti di un plurale pensiero femminile, capace già – pur in seno a una minore rappresentanza figlia dell’epoca – di passare da una critica più accademica e teorica a una più militante e didattica, capace di dirsi all’università come nell’editoria, tra commento ai testi, impegno civile e studi di genere, tra Italia, Europa e America.

Come quello di genere, anche l’equilibrio (o il mancato equilibro) fra ambiti specialistici risente di una dinamica storica di cui sarebbe stato scorretto non tenere conto. Fino a pochi decenni fa (piaccia o no), nella cultura letteraria italiana il ruolo privilegiato degli studi italianistici era indiscutibile. Nondimeno, abbiamo accolto nel nostro canone provvisorio alcuni studiosi importanti di letterature straniere; ma lo abbiamo fatto con un metro più avaro, e più attento ai contributi teorico-comparatistici, e alle ricadute del loro lavoro anche al di fuori dell’ambito linguistico d’elezione.

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Scrittori inglesi e americani nel cuore della “patria della bellezza”

Paolo Fantozzi, Anglo-Toscana. Scrittori inglesi e americani nel paesaggio toscano, Apice libri, 2022, pp. 256, 15 euro


di Gustavo Micheletti

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Scrittori inglesi e americani nel cuore della “patria della bellezza”.

Quando Percy Bysshe Shelley salpò dal porto di Livorno a bordo della sua imbarcazione, il Don Juan, per recarsi a Lerici era l’otto Luglio del 1822. Durante quell’estate particolarmente calda ebbe così inizio il suo ultimo viaggio e la storia del suo naufragio. Il suo corpo, già in stato di putrefazione, fu ritrovato sulla spiaggia di Viareggio e venne riconosciuto solo perché aveva ancora in tasca un volume delle poesie di John Keats. George Gordon Byron e altri amici assistettero sul posto alla cremazione del corpo di Shelley pensando alla grandezza e alla desolazione che quei luoghi gli avevano sempre ispirato e videro il suo cadavere aprirsi davanti ai loro occhi fino a scoprire il cuore.

A Viareggio, non lontano dal molo, una grande piazza alberata è ancora intitolata al poeta, che pare fosse solito passare ore a osservare le lucciole. Così almeno riporta Leigh Hunt in una lettera, e una notte a questo caro amico del poeta venne da chiedersi se qualcuna delle particelle che aveva lasciato sulla terra non alimentasse la loro leggiadra e amorevole luce.

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Il wu wei della poesia contro le guerre n.43: Giovanni Commare, “Questo dovrebbe vedersi in cielo”. Lettura di Fabiola Filardo

Il wu wei della poesia contro le guerre a cura di Antonino Contiliano e Fabiola Filardo.

Giovanni Commare, “Questo dovrebbe vedersi in cielo”. Lettura di Fabiola Filardo


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Un nero crescente doloroso e felice

Patrizia Baglione, Nero crescente, RPlibri, 2022, pp.68, € 12,00


di Francisco Soriano

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Un nero crescente doloroso e felice

Più che uno spazio, un luogo ameno o un tempo dimenticato fra intercapedini della memoria, la dolorosa felicità di un amore risiede in un vacuo esistere alla stregua di monadi che si attraggono e, a tratti, irrimediabilmente si respingono. Poi, è il corpo esposto a ogni intemperia, logoramento ineluttabile nella sua fragile e ombrosa essenza: “Sono rosse e carnose / le labbra recise / sotto i piedi dell’ombra / del tuo fragile corpo / da qui, le vedo e le sento / chiacchierare tra loro / un crepitio assordante / che non smette un secondo //.

L’andamento è in forma di frammenti, destrutturati e ricomposti, subito adagiati nel cunicolo vibrante del suono, appena sussurrati come una litanìa d’altri tempi:

In ogni fibra / di ogni intimo gesto / sei livido violaceo / che non scompare, resta / e scorre, parla //.

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Il divenire conflitto politico della poesia tra i “versi” di A. Contiliano

Antonino Contiliano, Sparse disarmoniche, Prova d’Autore, 2022, €14,00


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di Giacomo Cuttone

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Il divenire conflitto politico della poesia tra i “versi” di A. Contiliano

Un libro eterodosso. Un conflitto antagonista est-etico-politico il nuovo libro di poesie “Sparse Disarmoniche” di Antonino Contiliano. Un tessuto che, tra il soggettivo e l’inter-soggettivo della rete linguistico-semiotica, lascia cadere acidi liberatori di senso. Sensi in processo, e legati alla storia e ai linguaggi in cammino. Una sfida al caos di classe della fossilizzazione e della canalizzazione uniformante dell’attuale mondo robotizzato e telecomandato dei padroni.

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Il wu wei della poesia contro le guerre n.42: Antonino Contiliano, “Bertolt”. Lettura di Fabiola Filardo

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Antonino Contiliano, “Bertolt”. Lettura di Fabiola Filardo


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“Scrittori zingari”. Saggio di Stefano Lanuzza (da “Senza meta. Biblioteca degli erranti”)

[E’ uscito da poco per Arsenio Edizioni, Senza meta. Biblioteca degli erranti di Stefano Lanuzza. Il volume comprende una serie di saggi letterari “come un unico libro cresciuto su sé stesso e fatto di scritture itineranti”. Proponiamo il saggio Scrittori zingari, con in coda la Premessa essenziale e il Sommario (f.s.)]

Stefano Lanuzza, Senza meta. Biblioteca degli erranti, Arsenio Edizioni, 2022, pp.322, € 25,00


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di Stefano Lanuzza

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Lungamente privi d’una tradizione culturale scritta, solo dal Novecento – riferisce Santino Spinelli – molti autori delle comunità zingare, costretti a prescindere da parlate rom risonanti di interferenze indiane persiane armene greche o panslave, presentano le loro opere preferibilmente nelle lingue dei Paesi in cui vivono.

Nel 1925 nasce in Unione Sovietica un gruppo di letterati rom riuniti intorno alla rivista “Nevo Drom” (“Nuovo cammino”). Nel 1931, s’inaugura la fondazione a Mosca di un “Teatro Romen” che ospita opere di Alexandre Viećeslavović Germano (1893-1956). Vi s’accodano, con scritti dedicati al folklore orale e musicale gitano, con poesie traduzioni copioni teatrali, gli scrittori Ivan Rom-Lebedev, Ivan Khrustaljov, Ivan Pantchenko; e Ivan Romano, autore di Addio mio campo (1968), la romní kalderaś Olga Demeter-Tcharskaya (Destino di una romní, 1997), il rom calderaś Oleg Petrovic (I Baroni Saporroni, 2007), il saggista e poeta Georgij Tsvetkov autore, tra l’altro, del volume Rom, origini e cultura (2009) e dello studio linguistico-grammaticale Comunicazione interculturale russo-romaní (2009).

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Il wu wei della poesia contro le guerre n.41: Lucio Zinna, “Partenze e Arrivi”. Lettura di Fabiola Filardo

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Lucio Zinna, “Partenze e Arrivi”. Lettura di Fabiola Filardo


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Il wu wei della poesia contro le guerre n.40: Stefano Lanuzza, “Stupor mundi”. Lettura di Fabiola Filardo

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Stefano Lanuzza, “Stupor mundi”. Lettura di Fabiola Filardo


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Mauro Germani, “Storie di un’altra storia”

Mauro Germani, Storie di un’altra storia, Calibano editore, 2022, pp.144, € 14,00


di Francesco Sasso

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Storie di un’altra storia è una raccolta di racconti di Mauro Germani. In questo libro troverete un po’ di mistero, un po’ di introspezione, un po’ di fantastico e un corteo di figurine grottesche, ridicole, lacrimevoli come se ne trovano nella vita e nei libri.

Mauro Germani è lo storico, il cronista e il poeta dei disgraziati e dei sacrificati, dei poveri umiliati, dei personaggi in cerca d’identità o di luoghi ideali, spaesati, di tutti quelli ai quali la vita dice di no.

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Il wu wei della poesia contro le guerre n.39: Jacques Prévert, “Il discorso sulla pace”. Lettura di Fabiola Filardo

Il wu wei della poesia contro le guerre a cura di Antonino Contiliano e Fabiola Filardo.

Jacques Prévert, “Il discorso sulla pace”. Lettura di Fabiola Filardo.


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UGO OJETTI, “Alla scoperta dei letterati” (CESARE CANTÙ)

UGO OJETTI, Alla scoperta dei letterati. Colloquii con Carducci, Panzacchi, Fogazzaro, Lioy, Verga, Praga, De Roberto, Cantù, Butti, De Amicis, Pascoli, Marradi, Antona-Traversi, Martini, Capuana, Pascarella, Bonghi, Graf, Scarfoglio, Serao, Colautti, Bracco, Gallina, Giacosa, Oliva, D’Annunzio, Fratelli Bocca editore, Milano, 1899

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CESARE CANTÙ.

Milano, agosto del ’94.1

Quando giunsi a Milano e domandai a qualche collega notizie di Cesare Cantù, nessuno me ne seppe dir nulla. Un editore (gli editori han fama di conoscere punto a punto il movimento letterario) mi rispose seriamente:

— Ma Cantù non è morto?

E pazientemente dovetti, innanzi tutto, scoprire l’indirizzo di lui. Poi, quando ebbi saputo che egli abitava in via Morigi, dovetti immaginare il miglior modo per penetrare fino a lui.

Per due giorni, alla sua porta, una domestica mi rispose che egli era in letto e, fino a nuovo ordine del suo medico, non si sarebbe alzato.

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Il wu wei della poesia contro le guerre n.38: Gianni Diecidue, “Quando verrà una nuova generazione”. Lettura di Fabiola Filardo

Il wu wei della poesia contro le guerre a cura di Antonino Contiliano e Fabiola Filardo.

Gianni Diecidue, “Quando verrà una nuova generazione”. Lettura di Fabiola Filardo.


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Poesia giapponese contemporanea DALLA GRANDE TRADIZIONE CLASSICA ALLA SPERIMENTAZIONE DELLA LINGUA PARLATA

di Massimo Giannotta e Tatsuo Uemon Ikeda

Poesia giapponese contemporanea DALLA GRANDE TRADIZIONE CLASSICA ALLA SPERIMENTAZIONE DELLA LINGUA PARLATA Una panoramica sull’ambiente letterario nipponico in cui è assai reputata la scrittura in versi che dopo secoli di forme tradizionali fondate sul vecchio codice sillabico, ha conosciuto un rinnovamento nel dopoguerra basato su un diverso sistema di notazione scritta. Oggi le tendenze moderniste hanno contaminato linguisticamente anche gli ‘haiku’ e i ‘tanka’ provocando non poche polemiche. In appendice una sintetica antologia su alcuni tra i più significativi protagonisti dell’attuale scena poetica del Giappone: Yukitsuna Sasaki, Yasuta Kemari, Tawari Machi, Momoko Kuroda, Nenten Tsubouchi, Naoko Yamazaki, Shuntaro Tanikawa, Masayo Koike. di Massimo Giannotta e Tatsuo Uemon Ikeda

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In “Via memoriæ / Via crucis”, il “tra” di Marco Palladini

Marco Palladini, Via memoriæ / Via crucis, Gattomerlino, 2022, pp.74, €15,00


di Antonino Contiliano

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In “Via memoriæ / Via crucis”

il “tradi Marco Palladini

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Via memoriæ / Via crucis” è il titolo della nuova pubblicazione poetica (Gattomerlino, 2022) di Marco Palladini (la prefazione è curata da Francesco Perozzi). Il libro porta anche il sottotitolo “tra il poetico e il politico”. Una specificazione (s.n.) piuttosto significativa: suggerisce infatti un certo rapporto tra “poetico” e “politico”. Un rapporto che ci permette di rilevare sia una inscindibile connessione liminale tra le due pratiche politiche (c’è una politicità della letteratura, dell’arte e della poesia), sia il diverso e conflittuale regime di senso cui rinviano nel momento stesso in cui si adoperano per riflettere lo stesso rapporto parole-cose. Vero è infatti che la politicità della poesia è altra cosa rispetto alla politicità del “politico”. Se il politico, qui, è inteso come potere, o come adesione di un militante ad un partito specifico e alle sue regole, o a una visione teorica data e alle pratiche di regime stabilite è scelta che non tocca i testi di questa nuova raccolta di Palladini. La politicità della poesia gioca infatti sulla sospensione del preordinato e univoco rapporto segni-cose-espressioni delle cose e del significato loro ordinato; diversamente, spinge a vedere e a leggere l’intreccio come dei sintomi da decifrare e collegare come un insieme particolare di spinte e controspinte. Infatti ci si trova nel mondo che sulle cose e sui corpi lascia dei segni che avviano a una significazione mobile (non pacifica) tra le parole, le cose significate e le azioni possibili. Il rapporto di assenso o di dissenso tra la ragione e le volontà degli agenti, coinvolti nella significazione, non è più né obbligato né gerarchico come nel quadro del modello della “rappresentazione” classica; quella che fissava modi di espressione-comunicazione e posizioni socio-politiche preordinati. È il conflitto. Il conflitto che le parole innescano in itinere quando dalla muta figura della scrittura si passa alla lettura dinamica dei nessi che il chiunque è chiamato a fare per guardare le posizioni e, nel contesto di una società e di un’epoca storica, interpretare-trasformare i regimi d’ordine dicibile-visibile dominanti. È il conflitto (il disaccordo e il malinteso) – direbbe Jacques Rancière – dei “senza parte” che, discordando, nella processualità degli eventi (circostanze e contingenze) costruiscono nuovi oggetti e nuovi soggetti che richiedono condotte e comportamenti altri.

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Il wu wei della poesia contro le guerre n.37: Francesco Muzzioli, “Leporebomba”. Lettura di Fabiola Filardo

Il wu wei della poesia contro le guerre a cura di Antonino Contiliano e Fabiola Filardo.

Francesco Muzzioli, “Leporebomba”. Lettura di Fabiola Filardo


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Stefano Lanuzza, “Senza meta. Biblioteca degli erranti”

Stefano Lanuzza, Senza meta. Biblioteca degli erranti, Arsenio Edizioni, 2022, pp.322, € 25,00


di Ernestina Pellegrini (Università di Firenze), “Antologia Vieusseux”

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La bibliografia delle opere di Stefano Lanuzza (critico militante, saggista, poeta, artista figurativo) è imponente, e si farebbe fatica a farne un regesto completo, a cominciare da Alberto Savinio (1979) a Senza Storia. ‘900 e contemporanei della letteratura italiana (2021) e fino al recente Senza meta. Biblioteca degli erranti (Arsenio Edizioni, 2022, pp.322, € 25,00) – solo per stabilire dei limiti, ricordando il primo testo con cui l’ho conosciuto e l’ultimo che ho letto integralmente; anche se mi sono arrivati sul tavolo, negli ultimi mesi, altri suoi libri molto interessanti: Una tragica giovinezza. Il Rosso e il Nero di Stendhal (2022), che è una rilettura attenta ed empatica del capolavoro del romanziere francese di cui Sciascia disse “Non è mai stato anziano, né mai lo saranno i suoi lettori”.

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Il wu wei della poesia contro le guerre n.36: Emilio Piccolo, “Ce n’è abbastanza per questa notte d’autunno”. Lettura di Fabiola Filardo

Il wu wei della poesia contro le guerre a cura di Antonino Contiliano e Fabiola Filardo.

Emilio Piccolo, “Ce n’è abbastanza per questa notte d’autunno”


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Per Mario Grasso … un poeta andato via

Inaspettata e dolorosa la tua morte, amico Mario Grasso. Oggi il tuo funerale si svolgerà a Catania. Gli eventi della vita e del tempo sono sempre in eccesso, e l’eccesso in quanto tale non ha riguardi. Ma non per questo non ferisce. Da pochi giorni ci eravamo sentiti a viva voce parlando di poesia e progetti. Ora – tu poeta, scrittore, giornalista e critico di gusto e punto di riferimento non comune (dentro e fuori Sicilia) – io e altri ancora continueremo a parlare con i tuoi lasciti: i tuoi scritti e i depositi “muquenti” che lasciasti a testamento poetico, e non solo. Del resto, come ultimo saluto, cosa dirti se non che i poeti come te non possono lasciare la storia solo agli scavi dell’archeologia e/o alle immagini senza immaginazione e rivoluzione. I poeti non possono morire!

Antonino Contiliano

Marsala, 4 ottobre 2022

SPECIALE GUIDO MORSELLI: “Come il protagonista di Dissipatio H.G.”. Morselli lettore di Dante – «PANGEA»

[RASSEGNA STAMPA SU GUIDO MORSELLI, a cura di Francesco Sasso]


di Linda Terziroli

[…] C’è quindi qualcosa di misterioso che va oltre gli aspetti filologici e letterari quando ti capita di imbatterti (e di visitare) la sua biblioteca privata. Nel caso dello scrittore Guido Morselli, “uno scrittore senza destinatario” secondo la lapidaria definizione di Francesco Olivari, c’è la possibilità di studiare i libri che lui aveva studiato, in un gioco eterno e meraviglioso di rimandi, postille, sottolineature e di leggere il suo Diario, nella selezione operata dalla pubblicazione Adelphi nell’edizione del 1988. Questo spirito ha animato i viaggi, forse sarebbero da chiamare pellegrinaggi varesini, del professor Fabio Pierangeli, ordinario di Letteratura italiana presso l’Università degli Studi di “Tor Vergata”, un fervido appassionato di Guido Morselli da moltissimi anni. Pierangeli che ha indagato le letture morselliane ha appena dato alle stampe Dante a margine e le interrogazioni di Guido Morselli (Mimesis), un libro come lente d’ingrandimento, come immersione nello studio di Morselli attraverso le diverse edizioni della Commedia dantesca e della Vita Nuova, grazie ai commenti sintetici dello scrittore riportati in fogli di varia dimensione, conservati dentro ai volumi stessi e mai studiati fino ad oggi […].

Leggi l’articolo e l’intervista a Fabio Pierangeli su «Pangea»

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Leggi tutti i numeri di 

Primo Levi, “Storie naturali” (ed.2022). Prefazione di Martina Mengoni e Domenico Scarpa

Storie naturali uscì per la prima volta da Einaudi nel settembre del 1966. L’autore era Primo Levi, ma sulla sovracoperta e in frontespizio c’era uno pseudonimo, Damiano Malabaila. Riproporre oggi questi quindici racconti sotto il nome di Primo Levi è un gesto di buon augurio, sia per la collana «Letture» sia per chi li aveva scritti a suo tempo: si festeggia il numero 100 della collezione con un’opera poco conosciuta di un autore conosciuto in tutto il mondo. In una collana di classici contemporanei si offre per questa volta qualcosa che nelle collane di classici per definizione non trova posto: l’esordio di un autore ignoto.

Oggi e per Primo Levi, la raccolta Storie naturali è come un nuovo debutto. Di sicuro alla stregua di un debutto lui la sentì quando nel 1966 ne propose a Einaudi la pubblicazione: si trattava della sua prima opera di finzione, e per un autore come lui l’azzardo era doppio. In quel momento, infatti, Levi era autore di due libri, Se questo è un uomo, la cui versione definitiva era uscita nel 1958, e La tregua, del 1963. Tutti e due erano usciti da Einaudi e tutti e due riguardavano Auschwitz: due libri avventurosi in maniere diverse, così come erano avventurose – ma in una chiave ancora differente – le storie d’invenzione che Levi cominciò a scrivere o a progettare subito. La prima, I mnemagoghi, uscì già nel 1948.

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Il wu wei della poesia contro le guerre n.35: Oronzo Liuzzi, “Un giorno adesso”. Lettura di Fabiola Filardo

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Oronzo Liuzzi, “Un giorno adesso”. Lettura di Fabiola Filardo


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Il wu wei della poesia contro le guerre n.34: Bertolt Brecht, “Canzone dei poeti lirici”. Lettura di Fabiola Filardo

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Bertolt Brecht, “Canzone dei poeti lirici”. Lettura di Fabiola Filardo


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UGO OJETTI, “Alla scoperta dei letterati” (FEDERICO DE ROBERTO)

UGO OJETTI, Alla scoperta dei letterati. Colloquii con Carducci, Panzacchi, Fogazzaro, Lioy, Verga, Praga, De Roberto, Cantù, Butti, De Amicis, Pascoli, Marradi, Antona-Traversi, Martini, Capuana, Pascarella, Bonghi, Graf, Scarfoglio, Serao, Colautti, Bracco, Gallina, Giacosa, Oliva, D’Annunzio, Fratelli bocca editore, Milano, 1899

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FEDERICO DE ROBERTO

Milano, agosto del ’94.

È un giovane di appena trent’anni, bruno, elegante, ha il monocolo. Parla con accento siciliano, e nel valido manipolo dei romanzieri siciliani, sebbene così giovane viene terzo, subito dopo il Capuana e il Verga. In questo mio soggiorno egli è stato uno dei tre o quattro compagni più cortesi e più cari e più assidui, così che quello che qui riassumo a mo’ di intervista è stato invece argomento di discussioni lunghe, diverse, appassionate.

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Il wu wei della poesia contro le guerre n.33: Nadia Cavalera, “Chiamata ai giusti”. Lettura di Fabiola Filardo

Il wu wei della poesia contro le guerre a cura di Antonino Contiliano e Fabiola Filardo.

Nadia Cavalera, “Chiamata ai giusti”. Lettura di Fabiola Filardo


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Il wu wei della poesia contro le guerre n.32: Rolando Certa, “Se io tu ed altri ancora”. Lettura di Fabiola Filardo

Il wu wei della poesia contro le guerre a cura di Antonino Contiliano e Fabiola Filardo.

Rolando Certa, “Se io tu ed altri ancora”. Lettura di Fabiola Filardo


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“A chi si rivolge la parola?” di Giorgio Agamben

In ogni epoca poeti, filosofi e profeti hanno lamentato e denunciato senza riserve i vizi e le manchevolezze del loro tempo. Chi così gemeva e accusava si rivolgeva tuttavia a dei suoi simili e parlava in nome di qualcosa di comune o almeno condivisibile. Si è detto, in questo senso, che poeti e filosofi hanno sempre parlato in nome di un popolo assente. Assente nel senso di mancante, di qualcosa di cui si sentiva la mancanza ed era pertanto in qualche modo ancora presente. Sia pure in questa modalità negativa e puramente ideale, le loro parole supponevano ancora un destinatario.
Oggi forse per la prima volta poeti e filosofi parlano – se parlano – senza avere più in mente alcun possibile destinatario. La tradizionale estraneità del filosofo al mondo in cui vive ha mutato di senso, non è più soltanto isolamento o persecuzione da parte di forze ostili o nemiche. La parola deve ora fare i conti con un’assenza di destinatario non episodica, ma per così dire costitutiva. Essa è senza destinario, cioè senza destino. Ciò si può anche esprimere dicendo, come si fa da più parti, che l’umanità – o almeno quella parte di essa più ricca e potente – è giunta alla fine della sua storia e che pertanto l’idea stessa di trasmettere e tramandare qualcosa non ha più senso. Quando Averroè nell’Andalusia del XII secolo affermava che lo scopo del pensiero non è di comunicare con gli altri, ma di unirsi all’intelletto unico, egli dava però per scontato che la specie umana fosse eterna. Noi siamo la prima generazione nella modernità per la quale questa certezza è stata revocata in dubbio, per la quale anzi appare probabile che il genere umano – almeno quello che intendevamo con questo nome – potrebbe cessare di esistere.

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Il dono è un legame di anime

Il dono è un legame di anime


di Francesco Sasso

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L’antropologia culturale è una disciplina eterogenea, il cui campo di studio – l’uomo in quanto elaboratore di cultura – è quanto mai ambiguo e al tempo stesso talmente vasto da rendere necessario l’utilizzo degli strumenti di più discipline per studiare i fenomeni ad esso correlati.

L’antropologia culturale è un modo di guardare all’uomo e alle sue opere nelle loro articolazioni etniche e nelle loro espressioni popolari. Il concetto di cultura è fondamentale per la definizione di questa disciplina anche se di difficile delimitazione. In antropologia, con cultura non si intendono soltanto i prodotti del lavoro intellettuale (arte, letteratura o scienza), ma il complesso di elementi non biologici attraverso i quali l’uomo si adatta all’ambiente e organizza la sua vita sociale. Di fatto, è difficile definire la cultura attraverso un elenco. Naturalmente, la cultura da un lato dipende dalle basi biologiche della vita umana, dall’altro si intreccia con esse e le modifica. In fondo la cultura è una nostra seconda natura. Quindi l’antropologia culturale si muove in simbiosi con le discipline della storia, della filosofia e degli studi umani e sociali. Tuttavia, l’ambito biologico e culturale restano distanti.

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Il wu wei della poesia contro le guerre n.31: Flora Restivo, “Fiori di sangue”. Lettura di Fabiola Filardo

Il wu wei della poesia contro le guerre a cura di Antonino Contiliano e Fabiola Filardo.

Flora Restivo, “Fiori di sangue”. Lettura di Fabiola Filardo


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Stefano Lanuzza, “Una tragica giovinezza. Il Rosso e il Nero di Stendhal”

Stefano Lanuzza, Una tragica giovinezza. Il Rosso e il Nero di Stendhal, Jouvence, 2022, pp.141, €12,00


di Francesco Sasso

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Una tragica giovinezza. Il Rosso e il Nero di Stendhal di Stefano Lanuzza è un saggio a forma di romanzo sulla vita di Henri Beyle/Stendhal. Un’unica esistenza, due anime contrapposte.

Lanuzza ci racconta con finezza e puntualità come Henri Beyle, noto sotto lo pseudonimo di Stendhal (1783-1842), fu dotato di uno spirito di osservazione acutissimo: egli seppe scrutare gli uomini ed il suo realismo è di carattere psicologico. Lo scopo di Stendhal fu di svelare e notare i segreti motivi delle nostre azioni, afferrandone le minime sfumature con sicurezza. Stessa operazione compiuta da Lanuzza in questo saggio su Stendhal/Henri Beyle.

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Il wu wei della poesia contro le guerre n.30: Archiloco, “Apostrofe al cuore”. Lettura di Fabiola Filardo

Il wu wei della poesia contro le guerre a cura di Antonino Contiliano e Fabiola Filardo.

Archiloco, “Apostrofe al cuore”. Lettura di Fabiola Filardo


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