Appunti sulla «funzione-Pirandello»: percorsi nel romanzo. Gli sconfinamenti della verità

Appunti sulla «funzione-Pirandello»: percorsi nel romanzo

Gli sconfinamenti della verità


di Manuele Marinoni (Università degli studi di Firenze)

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Esiste, innegabilmente, nella narrativa italiana del Novecento una «funzione Pirandello»1. Scorrendo le pagine di uno dei libri di critica letteraria più importanti del secolo scorso, Novecento passato remoto di Luigi Baldacci2, è facile imbattersi in appunti, definizioni, concettualizzazioni che fanno carico al sistema pirandelliano, il quale non è solo un punto di partenza, una sorgente di temi o motivi a cui abbeverarsi, ma è anzitutto un modello ermeneutico utile a discernere i perimetri di dicibilità e di veridicità del reale e, ancor più nel dettaglio, è una fondamentale bussola per orientarsi nell’intricato rapporto dell’individuo con le cose del mondo. Ed è proprio questo l’addendo nevralgico che giustifica il senso per cui Pirandello ha provocato circuiti paradossali di conoscenza validi per discriminare luci e ombre che il soggetto intravede nell’orizzonte del reale, soprattutto nell’epoca moderna3. Luci e ombre che, indistintamente, appartengono tanto alla realtà esterna quanto a quella dell’ipertrofico e disgregato soggetto4.

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Stefano Lanuzza, “‘900 out. Scrittori italiani irregolari” e “Senza storia. ‘900 e contemporanei della Letteratura italiana”

Stefano Lanuzza, ‘900 out. Scrittori italiani irregolari, Fermenti editrice, 2017, pp.294, € 24,00

Stefano Lanuzza, Senza storia. ‘900 e contemporanei della Letteratura italiana, Oèdipus edizioni, 2021, pp.288, €17,50


di Francesco Sasso

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Stefano Lanuzza in questi ultimi anni ha pubblicato una corposa e chiara cartografia della letteratura italiana del Novecento: ‘900 out. Scrittori italiani irregolari (Fermenti editrice) e Senza storia. ‘900 e contemporanei della Letteratura italiana (Oèdipus edizioni).

Non è facile scrivere una storia della letteratura italiana del Novecento: c’è dietro la grande tradizione storiografica e una concezione alta dell’opera d’arte. Inoltre, la letteratura non è semplice linguaggio oppure insieme di opere stampate, pubblicate e diffuse; recepite come tali, prima di tutto, proprio in quanto scritte. È persino ovvio dire che un’opera non assume a dignità letteraria dal semplice fatto di essere scritta e pubblicata. Un’opera letteraria deve essere letta e riletta. E qui si spalanca una voragine: il problema della ricezione delle opere letterarie e di come il pubblico sia condizionato e influenzato da alcuni stereotipi del sistema culturale a individuare e accettare come capolavori determinate opere e scartarne altre, non corrispondenti alle attese, ai gusti e ai valori della comunità leggente.

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Giuseppe Ardinghi e l’arte di vedere

Giuseppe Ardinghi e l’arte di vedere


di Gustavo Micheletti

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Vidi per la prima volta i quadri di Giuseppe Ardinghi quando avevo dieci anni e i miei genitori mi portarono a vedere una mostra collettiva – a Lucca, alla galleria “La Piramide” – dove esponeva insieme a sua moglie, Mari Di Vecchio Ardinghi, a Soffici e a Rosai. Era la prima volta che vedevo così tanti quadri tutti insieme e ne rimasi molto colpito. Mi parve che quei pittori sapessero vedere cose che sfuggivano alla mia vista, ma che sembravano “le cose vere” – così pensai – colte di sorpresa quando stavano da sole e nessuno le guardava, quando non dovevano mostrarsi a nessuno.

Quell’impressione rimase in me tanto viva che anni dopo, ogni volta che incontravo per strada Giuseppe Ardinghi e Mari Di Vecchio-Ardinghi, mi sembrava che fossero quasi due maghi, che sapevano cogliere quello che gli altri non riuscivano a scorgere, restituendo a ogni cosa la sua anima segreta. Anche al tavolino di un bar dove si recavano ogni tanto, in piazza XX Settembre, seduti in silenzio sotto una grande magnolia, sembrava che si esercitassero a vedere: un giorno che rimasi per un po’ a guardarli da lontano stavano zitti, uno accanto all’altra, e mi parve fossero presi da quell’esercizio muto.

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Carlo Kik Ditto, “Immacolata intercessione”

Carlo Kik Ditto, Immacolata intercessione, Il ramo e la foglia edizioni, 2021, pp.208, € 16,00


di Francesco Sasso

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Carlo Kik Ditto, classe 1976, è nato a Potenza e vive a Napoli, è giornalista. Nel suo ultimo lavoro, Immacolata intercessione (Il ramo e la foglia edizioni), narra quella che potremmo definire una fiaba moderna senza fate, orchi, giganti e affini. Siamo a Chicago (Illinois) nel 1988. Unicorn e Shebop sono due amici e coinquilini. Unicorn è un attore porno gay, molto religioso e praticante. Shebop è una drag queen transessuale, parrucchiera ed è la star del Blue Tongue con una fissazione per la cantante Cyndi Lauper. Entrambi vivono il loro lavoro con naturalezza e consapevolezza. Un giorno nel negozio di Shebop si presenta una giovane donna di nome Mary e l’esistenza dei due protagonisti cambia radicalmente: Shebop è incinta.

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Della felicità. Valeria Di Felice, “El batiente de la felicidad”

Valeria Di Felice, El batiente de la felicidad, Sevilla, Renacimiento, 2021, pp. 96, € 15,90


di Stefano Lanuzza 

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Esce in versione bilingue di spagnolo e italiano il volume di poesie El batiente de la felicidad [Il battente della felicità] (Sevilla, Renacimiento, 2021, pp. 96, € 15,90) di – nomen omen – Valeria Di Felice.

Sono versi tradotti dalla filologa María José Flores Requejo nella lingua che forse più d’ogni altra s’adatta al tema dell’amore/passione rivissuto anche con echi lessicali della poesia spagnola novecentesca (si pensi all’andaluso García Lorca) e un attraversamento dell’Ermetismo emblematizzato nell’epigrafe sapienziale di Mario Luzi “L’amore aiuta a vivere, a durare, / l’amore annulla e dà principio”.

Nelle sue declinazioni e su piani plurimi di profondità, il tema è scandito in versi liberi e propizio estro lirico dall’autrice esordita nel 2007 con il saggio Uomini tra realtà e immaterialità, seguìto dai due libri di poesie L’antiriva (2014) e Attese del 2016; insieme, in questo stesso anno, alla curatela dell’antologia La grande madre. Sessanta poeti contemporanei sulla Madre. Una Miscellanea di critica e poesia, sintetizzata nel titolo Alta sui gorghi, completa nel 2017 l’impegno anche militante della poetessa.

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Emilio Salgari. Intervista a Luciano Curreri

INTERVISTA A LUCIANO CURRERI (ULIEGE) promossa dalla rivista «ILCORSARONERO», a cura di ROBERTO FIORASO e MICHELE ZIVIANI, e pubblicata su «RETROGUARDIA 3.0» per festeggiare in anteprima il 160° anniversario della nascita di EMILIO SALGARI (1862/2022).

(Propositi raccolti tra la fine di luglio e l’inizio di agosto del 2021 dal giovane amico Michele Ziviani, che ringraziamo di cuore).

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Tra vita e morte. Su “Passaggio sul Rodano” di Michele Toniolo

Michele Toniolo, Passaggio sul Rodano, Galaad editore, 2021, 128 p., € 13,00


di Luigi Preziosi

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Passaggio sul Rodano di Michele Toniolo (Galaad editore, 2021, edizione integrata da una postfazione ricchissima di suggestioni firmata da Arnaldo Colasanti) è un raccolta di racconti la cui unitarietà si percepisce più per l’evidenza delle contiguità tematiche, che per la possibilità di rintracciare elementi per una trama comune. Si tratta di otto testi scritti durante un lungo arco temporale. Li accomuna l’intenzione di scandagliare le profondità più remote della dicotomia vita – morte, prolungando le risonanze che ne derivano sino all’estremo dell’udibile, grazie ad una scrittura impressionistica ed avvolgente, capace di colmare i silenzi con l’intensità di un sussurro appena avvertibile. Perché è proprio questo che richiede il tema centrale del rapporto tra morte e vita, a cui consegue da un lato l’impegno a cogliere fin dove è possibile l’insinuarsi del senso della fine nell’attualità ancora vivente, e dall’altro la tensione all’esplorazione del limite, là dove l’esistere e il suo contrario si confondono, mescolandosi tanto da rendersi indistinguibili per le nostre modeste sensibilità, inadeguate come sono perfino ad interrogare il mistero.

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UGO OJETTI, “Alla scoperta dei letterati” (ANTONIO FOGAZZARO)

UGO OJETTI, Alla scoperta dei letterati. Colloquii con Carducci, Panzacchi, Fogazzaro, Lioy, Verga, Praga, De Roberto, Cantù, Butti, De Amicis, Pascoli, Marradi, Antona-Traversi, Martini, Capuana, Pascarella, Bonghi, Graf, Scarfoglio, Serao, Colautti, Bracco, Gallina, Giacosa, Oliva, D’Annunzio, Fratelli bocca editore, Milano, 1899

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ANTONIO FOGAZZARO.

Seghe di Velo, agosto del ’94.

Dopo Schio s’entrò nella verde valletta dell’Astico, dove fuor dai pioppi e dalle robinie selvatiche emergevano a tratti case bianche dai tetti rossi strette a torno a un campanile. Nell’atmosfera pura e serena si sentivano le prealpi. Il treno radeva le falde dei monti che si facevano sempre più alti e rupestri.

Nel vagone non era con me che una signorina bionda, vestita di bianco, una fraülein che leggeva un grosso libro dal titolo tedesco. Le stazioni passavano, la ragazza non discendeva, e io sapevo che dopo Seghe di Velo vi era solo la stazione di Arsiero. Dove andava mai la piccola bionda vestita di bianco, sola, senza bagagli? Ella era troppo assorta nel suo libro perchè io osassi parlarle; appena guardava a volta a volta il paesaggio, quasi già le fosse notissimo. Pensai che anche ella andasse alla villa Fogazzaro, e come un lampo mi passò per la mente il ricordo del Mistero del Poeta. Che fosse Violet o Luisa, o una delle altre donne buone un po’ tristi che profumano quel libro carissimo? Chi sa: mi piacque figurarmela tale e chiusi il libro che leggevo, per meglio fantasticare. Ella guardò il mio libro chiuso, curiosamente (era un recente volume di psicologia del Sergi) e, quando ne ebbe letto il titolo, per un attimo mi guardò in viso un po’ stupita.

Forse anche ella si chiese se io mai andassi alla villa Fogazzaro. E, pur tacendo, ci intendemmo cosi.

Alla stazione — una minuscola stazione dove il capo è una donna e il personale è composto da un solo facchino — molte signore attendevano la mia compagna di viaggio e la accolsero con molti baci e molti lieti saluti. Un uomo cui domandai dove fosse un albergo e dove fosse la villa Fogazzaro, mi disse indicandomi il gruppo femminile:

— Quelle sono le signore Fogazzaro. Quello che avevo immaginato prendeva consistenza di realità.

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Per Giuseppe Panella, ricordi e sentita emozione [In memoria]

Per Giuseppe Panella, ricordi e sentita emozione


di Patrizia Bessi

Il 14 gennaio 2022, si è tenuto a Prato, presso l’Istituto Culturale e di Documentazione “Lazzerini”, un incontro commemorativo, programmato dalla Società Filosofica Italiana – sezione di Prato “Giuseppe Panella”, con la collaborazione del presidente della stessa, Giovanni Spena, per ricordare il filosofo e poeta Giuseppe Panella, prematuramente scomparso nel 2019. L’incontro ha visto particolarmente coinvolta la poetessa e scrittrice Natalizia Pinto, che a Panella aveva già dedicato un recital e un libro dal titolo Intrecci, quale tributi di stima e riconoscenza.

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