I “Piani” del sofo e dello zar

I “Piani” del sofo e dello zar


di Stefano Lanuzza 

.

Scarica il saggio in formato pdf

Eccellenze, gentiluomini, nobili, cittadini! Che cos’è dunque il nostro Impero Russo? Il nostro Impero Russo è un’entità geografica, ossia una parte d’un noto pianeta. L’Impero Russo comprende: in primo luogo la Grande, la Piccola, la Bianca e la Rossa Russia; in secondo luogo i regni di Georgia, Polonia, Kazàn’ e Àstrachan’; in terzo luogo… Ma eccetera eccetera eccetera. Il nostro Impero Russo consiste in una moltitudine di città: capitali, provinciali, distrettuali, autonome; e inoltre: nella metropoli e nella madre delle città russe. La metropoli è Mosca; e la madre delle città russe è Kiev (Andrej Belyj, Pietroburgo, 1916).

In considerazione del fatto che in ogni futura guerra mondiale verrebbero certamente impiegate armi nucleari e che tali armi mettono in pericolo la continuazione dell’esistenza dell’umanità, noi rivolgiamo un pressante appello ai governi di tutto il mondo affinché si rendano conto e riconoscano pubblicamente che i loro obiettivi non possono essere perseguiti mediante una guerra mondiale, e li invitiamo, di conseguenza, a cercare mezzi pacifici per la soluzione di tutte le questioni controverse (dalla “Dichiarazione sulle armi nucleari” firmata da Albert Einstein e da altri scienziati, e inviata il 9 luglio 1955 ai capi di Stato e di governo degli Stati Uniti, URSS, Cina, Gran Bretagna e Francia).

Una mattina mi son svegliato / o bella ciao, bella ciao, bella ciao, ciao, ciao / una mattina mi son svegliato / e ho trovato l’invasor (Bella ciao. Inno della Resistenza, s. d.).

ALEKSANDR DUGIN

Elaborazioni di pensiero con prevalenti toni messianici rigidamente dogmatici o solo apodittici, talora prepotenti “piani” sono quelli prospettati da Aleksandr Dugin (Mosca, 1962), sofo-politologo russo, nazionalista nostalgico dell’imperialismo zarista e d’una Russia composita multietnica sconfinata, autoritaria conflittuale repressiva, avidamente imperialista eppure supremamente presente nella cultura europea con la sua letteratura, la musica classica, la danza, l’arte figurativa, l’architettura, i musei, il folklore.

Poliglotta nostalgico di Bisanzio, studioso di Hegel Nietzsche Dumezil de Benoist Heidegger, immersivo lettore dei Demoni (1872) dostoevskijani, Dugin è autore di oltranzistici articoli e ‘libri-manifesto’, traduttore-interprete dell’eclettico filosofo ed esoterista italiano Julius Evola nonché, spiegandolo in un dibattito del 21 settembre 2019 con Bernard-Henry Lévy, riportato in Platonismo politico (2020), estimatore dei Gramsci Bataille o Guy Debord, il filosofo-sociologo critico della “società dello spettacolo” e fondatore dell’Internazionale Situazionista.

TERZO MILLENNIO

D’improvviso, avanzando il Terzo millennio, quasi più niente appare stabile. La Storia diviene fluida e la strategia imperialista-stragista del capo del Cremlino Vladimir Putin (Pietroburgo, 1952), con una collusa, ricca e conservatrice élite oligarchica, riecheggia fatti creduti inattuali come l’invasione della Polonia compiuta nel 1939 dalle truppe di Hitler dapprima nell’indifferenza delle grandi potenze mondiali in attesa che il Führer li affranchi dal pericolo stalinista. Un pragmatico freddo e calcolatore, Putin? O non, piuttosto, un complessato politico caricato a frustrazione rabbia rancore fuori controllo?

Imperversando – contro lo Statuto del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, di cui la stessa Russia è tra i partecipi – un’invasione punitiva e violatrice d’ogni libertà, iniziata alle 5 del mattino del 24 febbraio contro le terre ucraine indipendenti dal 1991 e ricche di risorse naturali, Dugin, già proclamatosi “anticomunista ma anche antiliberale” (Huffingtonpost.it, 22 giugno 2018), il 19 marzo 2022 s’attarda a spiegare sulla sua pagina facebook di non amare “il fascismo né il comunismo”; aggiungendo che “l’antifascismo e l’anticomunismo sono addirittura peggio”. Augurando, contro l’ordine unipolare, “l’affermazione irreversibile del populismo e la transizione verso un mondo multipolare”, memore d’un suo viaggio in Italia diffonde il seguente ammonimento: “La Russia ripristinerà l’ordine, la giustizia, la prosperità e standard di vita decenti in Ucraina. La Russia porta con sé la libertà. La Russia è l’unico Stato slavo che è riuscito a diventare un impero mondiale, cioè una potenza completamente sovrana. Nessun altro degli Stati slavi – né orientale, né occidentale, né meridionale – ci è riuscito. Molti ci hanno provato – i bulgari e i serbi erano a distanza di sicurezza – ma solo i russi sono riusciti a raggiungere la linea finale. Non siamo i primi in tutto. E lo ammettiamo umilmente. E siamo pronti a imparare e ad essere grati, ma certamente sappiamo come costruire un impero mondiale. Ecco perché siamo Roma. E quelli che si oppongono a noi sono Cartagine. Anch’essa era grande, forte e il suo potere sembrava non avere limiti. Questo limite venne fissato da Roma. Ora – proprio ora, nel fuoco, nella polvere e nel sangue – la Terza Roma sta mettendo il limite alla Nuova Cartagine, rovesciando l’onnipotenza della Meretrice di Babilonia. Non ci allontaniamo da una Storia sacra, il cui modello si ripete continuamente di epoca in epoca… E di epoca in epoca l’Est russo reclama l’Ovest russo dall’Ovest non russo. Perché noi siamo Roma”… Ossia una bizantina, gnostico-iniziatica, arcaica e distopica “Terza Roma” opposta all’Anticristo, diavolo identificato nell’Occidente laico da sopprimere per poi erigere un regno multipolare controllato dalla Russia le cui mire sono, per ora, sull’Ucraina e Kiev, città nei precordi dell’Impero russo il cui plesso spirituale sarebbe la recondita Siberia, terra congiunta col Cielo a designare una decisiva rivolta dei popoli dell’Est contro l’Occidente… Ai paradossi e alle intimidazioni dev’essere ridotto il pensiero filosofico?

Se l’Occidente sosterrà indirettamente Kiev” promette Dugin (che in passato, parlando a Pietroburgo in qualche televisione locale, appare mascherato da dio Ibis, incarnazione di Thoth divinità lunare) “non succederà nulla. Se però ci sarà un attacco diretto della Nato, allora la Russia risponderà con mezzi simmetrici. Se ci sentiremo minacciati sul nostro territorio, useremo le armi nucleari” (“Il giornale”, 14 marzo 2022). ‘Stiamo arrivando’ informa – e si sa che c’è una Transnistria moldava utile per un’invasione d’Odessa; e che, tra Polonia e Lituania, c’è l’oblast di Kaliningrad da cui Mosca può puntare le proprie armi a distanza di 530 chilometri da Berlino… È trascorso più di mezzo secolo dalle speranzose parole dello storico/sovietologo Luca Pietromarchi: “V’è una solidarietà tra Russia ed Europa che, per divenire operante, attende solo che la Russia si renda conto del suo interesse a seguire in Europa una politica, non di egemonia e di dominio, ma di collaborazione, perché solo in tal modo la civiltà occidentale, che è patrimonio comune alla stessa Russia, […] ha la possibilità di sopravvivere” (Il mondo sovietico, 1953).

IL SOLE DI MEZZANOTTE

Simboleggiata nel libro di Dugin Il Sole di Mezzanotte. Aurora del Soggetto Radicale (2019), la luna è “il dominio di Dioniso – nei Misteri greci chiamato anche Sole della Notte […,] Sole Nero situato nell’abisso più profondo e interiore” del Soggetto Radicale: per trovarlo, “occorre spingersi sempre più in profondità, di fondamento in fondamento, fino a raggiungere ciò che è privo di fondamento”.

Si è al cospetto di un’aporia, dinanzi a un ‘discendere’ che porta fino alla “terra della sera” d’una modernità segnata dalla presenza luciferina. Allora, rifiutare la modernità significherà rifiutare il diavolo, ovvero l’Occidente nel suo occaso; mentre, nella sopravveniente luce del Sole di Mezzanotte, si rappresenta il Soggetto Radicale che, in nome della sua metafisica, “stravolge in modo assoluto tutti i concetti tradizionali della metafisica”. Colui che “vive ai margini del mondo […,] è una specie di angelo perduto […,] è il pre-uomo, la radice dell’uomo; non dipende dall’uomo ma ne è la condizione di possibilità assoluta”. È il “pallido delinquente” del nietzschiano Così parlò Zarathustra (1883), è “un assassino, […] un angelo distruttore, un angelo terrificante”, nume guerriero per il quale i fratelli divenuti nemici non sono che immondizia da rigettare.

Una trattazione più ampia dell’atroce tema è nel voluminoso (482 pp.) Teoria e fenomenologia del Soggetto Radicale (2009), con una dedica di Dugin a Evola “prima aurora del Soggetto Radicale” evocante, col trionfale Angelo dell’Apocalisse annunciatore della caduta di Babilonia opulenta, corrotta e in declino, l’Angelus Novus (cfr. il quadro di Klee o l’omonimo libro postumo di Benjamin): che, scrutando dentro di sé, volge il proprio viso al passato, alle dilette tradizioni; e guardando le catastrofi del progresso, la morte degli Dei, i miti perduti, la bellezza un tempo incorrotta… “Io sono una forza del Passato. / Solo nella tradizione è il mio amore” scrive Pasolini in un componimento della raccolta Poesia in forma di rosa (1964).

Non al futuro, ma al passato si guardi per salvarsi dalla decadenza, dall’infelicità e dell’insperanza diffuse nell’Occidente moderno. E poco importa che accada una guerra: contro la Magna meretrix, l’occidentalizzata Babilonia e l’Anticristo, saranno l’incontenibile potenza imperialistico-religiosa, l’imperium e la religio della Russia, a regolare la rinnovata Storia… La guerra non ha filosofia, non fa domande e non dà risposte, ma, ottusamente, essa è. Come la verità imposta dal potere, che non è la Verità. Come la tirannica paranoia dell’oppressore, il cui bunker isolazionista, escludendo le opzioni diplomatiche, sovrasta la trappola mortale che rinserra la giovane democrazia ucraina ed esclude qualsivoglia accordo.

Paul Klee, Angelus Novus, 1920

L’ANGELO

La dentuta bocca dell’Angelo di Klee mima l’orrore per gli scenari dintorno e per il futuro. Redentore dello stesso diavolo, l’Angelo presiede alla ricomposizione degli opposti e, presto, alla fine del dualismo fra “Cristo e Anticristo” non più contrari ma compresi nell’Uno.

Incurante della logica aristotelica e del principio di non contraddizione, il filosofante Soggetto Radicale ricompone la dualità e, fondendo affermazione e negazione, addita il messianico passaggio a una nuova era dissolvitrice della sostanza costituita e da rimuovere, come farebbe Dugin, ‘avanzando’ nel passato. Se soltanto l’indiscussa fede, la forza, la violenza e un destino guerreggiato possono suscitare il folle miraggio d’una restaurazione, guerra sia. E appaiono dei forsennati, residuali tardofuturisti anelanti al conflitto e alla fine della democrazia, i Dugin e Putin che, sulla scorta del guerrafondaio Marinetti, potrebbero prorompere: “Noi vogliamo glorificare la guerra – sola igiene del mondo –, il militarismo, il patriottismo, il gesto distruttore” (Manifesto futurista, 1909)… Un terribile amore per la guerra è il titolo di un libro del 2004 dello psicanalista James Hillman, che scrive: “Se non entriamo dentro questo amore per la guerra, non riusciremo mai a prevenirla né a parlare in modo sensato di pace e disarmo”.

Henri Rousseau, La guerra (1894)

RUSSIA TOTALITARIA

La Russia di oggi non è una democrazia criticabile. È una dittatura. Putin è il dittatore di un paese ormai capitalista che del passato in realtà ha mantenuto la visione staliniana della divisione del mondo, delle sfere di influenza, della politica di potenza e dei metodi repressivi che ha imparato nel Kgb” dice l’ex segretario del Pci Achille Occhetto in un un’intervista a “il Giornale” (6 marzo 2022).

Così la Russia totalitaria di Putin (Dugin incorre in una gaffe quando lo presenta come il leader “più democratico della storia russa”), spogliatasi da tempo del vecchio comunismo leninista, si arma e colpisce per salvaguardarsi offensivamente, disdegnosamente, dall’‘umano troppo umano’ Occidente liberaldemocratico e multinazionale. L’umanità? Pervertita e reproba, non è più niente. La pietà, la giustizia, il lavoro, la polis, le responsabilità, i principi universali…: sono niente quando a signoreggiare è un subpensiero armato e ‘in azione’. “Solo la forza decide” ripete Dugin in diverse interviste a televisioni e giornali italiani. Allora “scorreranno fiumi di sangue, non si avrà pietà per nessuno” ipotizza Alberto Asor Rosa. “La guerra […] sarà un elemento fondante e continuo, pre-supposto, del nuovo ordine. […] Gli stessi concetti di ‘civiltà e di ‘barbarie’ saranno messi in gioco e continuamente ribaltati” (La guerra. Sulle forme attuali della convivenza umana, 2002).

La guerra, insomma, “è necessaria contro l’egemonia occidentale, contro l’ordine unipolare. Avremo un nuovo ordine mondiale. Merito di Vladimir Putin” inneggia Dugin. Eppoi: “Senza l’Ucraina la Russia non potrebbe mai diventare indipendente” (ma, grande più di metà dell’Africa, essa conta centinaia di etnie difficilmente integrabili); “I massacri dei russi sono una messinscena degli ucraini”; “I veri aggressori sono gli ucraini”; “L’Europa è molto debole, nel senso dell’intelletto, è culturalmente debole”; “Gli europei non possono proporre ai migranti un sistema di valori, ma solo la corruzione morale”; “Lo zar è il soggetto, il leader. […] È questo il concetto profondo del re sacro”; “Ho sviluppato un’idea che è anticomunista, ma anche antiliberale”. E aggiunge, spiazzante: “Quanto all’Ucraina, non sono affatto propenso a demonizzare lo Stato ucraino, perché quella parte degli Slavi Orientali che vengono chiamati i Piccoli Russi si è storicamente dimostrata del tutto incapace di costruire uno Stato. […] Penso che non dovremmo biasimarli: sono nostri fratelli, è tempo che tornino nella Patria unita degli Slavi orientali”. E questa, considerato il trattamento riservato agli ucraini dagli aggressori russi, è l’ennesima contraddizione del filosofo… Se infine diventa possibile una guerra nucleare che porrebbe fine alla specie umana, “sarebbe solo colpa dell’America”.

Tra inganni e finzioni, disinformazione propagandistica e insistite mistificazioni, il logos è in sonno, con la ragione virante nell’onirico e nell’incubo tormentoso ugualmente a tanta parte dei filosofemi duginiani: laddove, detto con il ‘capriccio’ figurativo di Goya, el sueño de la razón produce monstruos… Dugin “è un insulto alla filosofia” chiosa la filosofa Donatella di Cesare in un intervento su “L’Espresso” del 20 novembre 2019.

WELTANSCHAUUNG

Tra progetti d’autodivinizzazione e recupero di ciarlatanerie animistiche, liturgia ortodossa e Weltanschauung pagana, il solare Apollo e il lunare Dioniso, la vita incardinata nella morte, il tantrismo e il culto dell’iniziativa bellica in nome d’una prassi conservatrice, ogni volta insiste un retaggio fascistoide che, contro il principio di ‘non-contraddizione’ (la contradizion che nol consente – cfr. Dante), fa scrivere al Dugin rivoluzionario ma conservatore, bolscevico ma fascio-antiumanista: “La visione fascista della cultura corrisponde al rifiuto radicale dell’umanesimo, della mentalità ‘troppo umana’, di ciò che costituisce l’essenza degli ‘intellettuali’. Il fascista detesta gli intellettuali. Vede in loro un borghese mascherato, un borghese pretenzioso, un chiacchierone e un fifone irresponsabile. Il fascista ama simultaneamente il feroce, il sovrumano e l’angelico. Ama il freddo e la tragedia, non ama il calore e il conforto. In altre parole, il fascismo non ama niente di tutto ciò che fa l’essenza del ‘nazional-capitalismo’ […]. Non il capitalismo appassito, rosa-bruno, ma l’alba abbagliante della nuova Rivoluzione Russa, il fascismo immenso, come le nostre terre, e rosso, come il nostro sangue”. Con un ricordo dello scrittore francese Brasillach autore di “questa strana profezia: ‘Vedo che ad Est, in Russia, il fascismo rimonta, il fascismo immenso e rosso’” (A. Dugin, Il fascismo immenso e rosso, 1997).

Mentre “la Russia di Putin ha quasi preso la posizione di leader in questo circolo dei santi che sono contro l’Anticristo” (Comedonchjisciotte.com, 27 gennaio 2022), gli ucraini vengono aggrediti non solo con massicci bombardamenti, ma perfino con l’inquisitoria ripetuta ridicola accusa di essere dei posseduti dal demonio, servitori della “civiltà dell’Anticristo” identificata con l’Occidente infernico.

Così gongola lo gnostico Dugin dalla sua cattedra di sorpassato, sempre contraddicendosi e bramando il peggio: “Lo Stato ucraino sta per finire sotto i nostri occhi, non esiste più” (Comedonchisciotte, 26 gennaio 2022). Evidenziate dal globale osservatorio mediatico, diverse città ucraine non esistono più: distrutte, con civili massacrati, torturati e bruciati, donne e bambini violentati, fosse comuni, profughi, deportati, morti per fame, con le numerose prove e testimonianze su palesi crimini di guerra che, negate dagli asserviti al Cremlino, impetrano per i colpevoli e il mandante Putin una Corte penale internazionale. “Boucher” (macellaio) lo chiama un presidente statunitense, e “animale” un ministro italiano: espressioni trasferite dal pensiero di tanti, ma tutt’altro che diplomatiche… Ed è vero che a favorire le condizioni della guerra che, ora si capisce, non è solo per l’Ucraina, vi siano i molti errori della svagatezza internazionale.

A distanza dalla caduta del Muro di Berlino nel 1989 e, nel dicembre 1991, della fine della Perestrojka riformista di Mikhaïl Gorbatchev come dell’estinzione della stessa Unione Sovietica fortemente pauperizzata, ecco Dugin (militante in gioventù, insieme allo scrittore Éduard Limonov, nei “Naz-Bol”, movimento nazional-bolscevico), vicino alla Chiesa ortodossa moscovita e ispiratore dell’autocrate revanscista con mire zariste, rifarsi entropicamente alle tradizioni greco-romane cristiane bizantine supponendo di poterle applicare a una Russia decretata erede del Sacro Romano Impero: con Mosca quale “Nuova Roma” guidata da una specie di monarca dispotico. Né mancano gli adepti: in Germania il partito tedesco di estrema destra AfD (Alternative für Deutschland), in Francia il Fronte Nazionale di Marine Le Pen, in Italia le fascio-neonaziste Casa Pound o Forza Nuova e i sovranisti della Lega Nord. “Io qui a Mosca mi sento a casa mia, in alcuni paesi europei no. Più europei della Federazione russa ce ne sono poche in questo mondo” assevera il segretario leghista a un convegno moscovita di Confindustria Russa nell’ottobre 2018.

Un’attenzione verso l’Italia da parte del Cremlino (finanziatore, non solo in Europa, di organizzazioni d’estrema destra) si riscontra, nonché presso piccole case editrici neonazifasciste, nell’inserto mensile “Russia oggi”, sovvenzionato dal governo russo, che il quotidiano “la Repubblica” ospita dal 2010 al 2015; oppure – riporta “Il Fatto quotidiano” del 9 aprile 2022 – al tentativo dei russi che, concluso il rapporto con “Repubblica”, “avrebbero provato a costruire un’intesa con ‘Il Sole 24 Ore’ proponendo una dote da 1,5 milioni all’anno al quotidiano di Confindustria, che però avrebbe rifiutato”. È inoltre normalizzata la presenza di oligarchi miliardari della sfera putiniana che in Italia perseguono i propri affari, fanno investimenti, posseggono imbarcazioni e ville lussuose, detengono cospicui patrimoni e muovono ingenti capitali.

OCCIDENTE

Troppo soddisfatto di sé, tecnologico e inquinatore, l’Occidente di cui Oswald Spengler preconizza, appunto in Il tramonto dell’Occidente (1918-1923), la fatale decadenza (Zivilisation), è avvertito: c’è un Dugin rinnegatore della civilizzazione illuministica, qualcuno per il quale il logos insinua il caos. In base alla sua lugubre Quarta teoria politica (2009), apparente trasvalutatrice delle altre tre teorie storiche (fascismo, comunismo, liberalismo), egli vuol promuovere la ‘quarta via’ panslavista d’un “Nazionalbolscevismo” destinato a fondare un’Eurasia edificata da un imperialismo che ricalca i modi del remoto zarismo autocratico e, da ultimo, russista-paranazista. Ribadendo, nell’“Appendice D” dell’illiberale Quarta teoria, dal titolo La metafisica del caos , che soppressa la Ragione logocentrica “ora è il turno del caos [l’entropia]. Dobbiamo imparare a pensare con il caos e dentro il caos” supposto contraddittoriamente ab origine del logos.

Scopo della Quarta teoria sarà combattere l’occidentalismo progressista e accelerarne l’estinzione istituendo una purificatrice ortodossia tradizionalista distruttiva dei diritti del pensiero e d’ogni pacificazione, lussi che l’integralismo duginiano esclude a priori. Poiché le libertà individuali e le prerogative umane non sarebbero che risibili astrazioni moderniste, e perché l’Europa e la democrazia sono stanche. Giunto è perciò il momento di attaccarle – inferisce Dugin; senza avvedersi che ancora più vecchie, esauste, sono, insieme alla sua esasperata ermeneutica, lo stesso popolo russo deprivato della coscienza critica, oppresso per secoli e reso apatico da lunghe, fiaccanti dittature. Serve, secondo simile stratega pseudoplatonico, trasvalutare la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani proclamata il 10 dicembre 1948 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, distogliere la Santa Madre Russia dal secolarizzato mondo europeo-occidentale per legarla al contesto euroasiatico e contrapporla al liberalismo e all’atlantismo. Tale compito competerebbe alle prerogative della Russia che, custode “dell’eredità della Beata Vergine Maria”, deve sempre più effondersi; con Putin, già spia del Kgb, destinato a sfidare sopraffare dissolvere, quale “re sacro” e “zar eterno”, l’Occidente fondando un diverso sistema duramente opposto alla degenerata modernità.

Non inedita, resta tuttavia condivisibile la contestazione duginiana verso il rapace liberalismo dell’illimitata crescita economica in un pianeta inquinato. Quantunque il filosofo non appaia interessato alla contaminazione del suolo, alle emissioni tossiche, agli incommensurabili danni all’ambiente causati dalla guerra in Ucraina.

IL POTERE

In quanto – afferma Dugin –, “in Russia, statisticamente parlando, non c’è opposizione” (Mittdolcino.com, 5 agosto 2021), appare chiaro che la politica russa interna sia dominata dal potere autarchico-feudale condiviso con un’oligarchia mafiosa arricchitasi dopo il crollo dell’Urss e mantenuta con la repressione, le persecuzioni contro dissidenti (Khodorkovsky o Lev Ponomariov, già consigliere di Sacharov) e oppositori, avvelenati con agenti nervini o col polonio radioattivo (Litvinenko, Skripal, Murza, Youshchenkov, Yuri Shchekochikhin o Alexei Naval’nyj ora in carcere. Naval’nyj? Secondo Dugin, “non ha nessun appoggio popolare, se si escludono una parte della gioventù e della popolazione delle grandi città che sono a favore dell’Occidente” Mittdocino.com, cit.)… Vengono assassinati i Boris Nemtsov, Berezovsky, Youshenkov, Natalia Estemirova e Anna Politkovskaja (ciascuno dovrebbe leggerne il libro La Russia di Putin, 2004) e si chiudono giornali, televisioni, radio private.

L’acme criminale è raggiunta da Putin con la pretestuosa invasione, benedetta dal patriarca ortodosso moscovita Kirill, anche lui un miliardario ex Kgb, sostenitore della guerra, detta “metafisica”, contro la “peccaminosa” Ucraina già patria di Gògol’ Bulgakov Babel’ Grossman e Taràs G. Ševčenko, massimo poeta ucraino… Uno, Kirill, che benedice i militari russi mandati al macello, a loro volta macellai.

Chiede il giornalista Roberto Saviano a Masha Gessen, intellettuale dissidente russo fuggito a New York, autore del volume Putin. L’uomo senza volto (2012): “‘Cosa risponderebbe a chi dice che questa guerra è colpa della Nato?’ ‘Rispondo che è una cazzata, che è propaganda del Cremlino e ogni volta che vi si prende parte, la si amplifica’” (“Corriere della sera”, 30 marzo 2022). Gli errori della Nato, che ci sono, non stanno all’origine del piano espansionistico di Putin, sostenuto da un apparato di disinformatzija e deformazioni propagandistiche aberranti quanto stolide o tese a rovesciare in modi surreali le palesi evidenze. Chi ha scatenato la guerra in Ucraina, che non guerra dev’essere chiamata bensì “operazione militare speciale”? A chi imputare la causa d’una battaglia che può dirsi fratricida? Non degli invasori essa è, bensì degli aggrediti, biechi nazisti che possiedono armi biologiche e devono essere “denazificati”. I bombardamenti? Sono gli ucraini che bombardano le proprie città e, già che hanno cominciato, torturano e uccidono a migliaia i civili, stuprano le proprie stesse donne, s’autosaccheggiano. E i massacri di Bucha Borodyanka Kharkiv Mariupol Irpin? Fake news… Chi comanda gli ucraini? Manco a dirlo, sono gli americani, che invece, per evitare lo sviluppo del conflitto offrono una fuga protetta al presidente ucraino Volodymyr Zelens’kyj: “Un giovane uomo stupefacente,” ne dice Bernard-Henri Lévy “che all’inizio della propria carriera era un comico e poi ha dimostrato un tale coraggio, un tale eroismo, una tale intelligenza strategica e politica da ritrovarsi nei panni di un Churchill ucraino” (“la Repubblica”, 25 aprile 2022). Alcuni lo biasimano per una casa in Versilia da lui acquistata coi legittimi guadagni d’attore, e non osservano le ormai note, madornali ricchezze di Putin beneficiario dei profitti offshore degli oligarchi banchieri petrolieri speculatori suoi accoliti… Nel frattempo, lo storico Franco Cardini stigmatizza quel “miserabile guitto […] che ha tirato troppo la corda fino a provocare una reazione forse fatale da parte del Cremlino” (“Arianna”, 26 aprile 2022). Ribaltata la verità della realtà, sarebbe del risibile outsider Presidente dell’Ucraina la colpa di un’invasione che qualcuno non vuol riconoscere come l’abominio d’una selvaggia volontà di potenza.

Riassumendo, registi di tutto – peraltro non comprovati – sarebbero sempre gli americani: quegli stessi che aiutano e forniscono di armamenti l’Unione Sovietica durante l’assalto delle truppe di Hitler cominciato il 22 giugno 1941. I negoziati per la pace? A non volerli sono, come no, gli ucraini, questi masochisti guidati dall’ebreo Zelens’kyj tacciato scioccamente di nazismo da media e politici russi “denazificatori”… “I politici inventeranno volgari bugie, dando tutte le colpe alla nazione da attaccare,” scrive l’americano Mark Twain nel postumo Lo straniero misterioso (1916) “e ognuno sarà grato di queste falsità, che gli mettano in pace la coscienza, e le studierà diligentemente, mentre rifiuterà di prendere in considerazione qualsiasi argomentazione contraria; e in questo modo di lì a poco si convincerà che la guerra è giusta e ringrazierà Dio dei sonni tranquilli che gli garantisce”.

NATO (North atlantic treaty organization)

A proposito della Nato, pochi ricordano un’intervista del giornalista e storico Giampaolo Pansa col compianto Enrico Berlinguer che delucida: “Io sento che, non appartenendo l’Italia al patto di Varsavia, da questo punto di vista c’è l’assoluta certezza che possiamo procedere lungo la via italiana al socialismo senza alcun condizionamento. Ma questo non vuol dire che nel blocco occidentale non esistano problemi. Tanto è vero che noi ci vediamo costretti a rivendicare all’interno del patto Atlantico, patto che noi non mettiamo in discussione, il diritto dell’Italia di decidere in modo autonomo del proprio destino” (“Corriere della sera”, 15 giugno 1976). Seppure debitamente perplesso nei confronti degli atti della Nato, di certo Berlinguer non vuole ignorare il debito di gratitudine dovuto all’America nella guerra di liberazione dell’Italia dal nazismo: circa 90mila sono i soldati americani e quasi settemila i partigiani morti in Italia nella lotta di liberazione (Gianni Donno, La liberazione alleata d’Italia 1943-45, 2020). Non implicitamente, Berlinguer pone un problema: può l’Italia, possono gli Stati europei e l’Occidente fare a meno della Nato? Di essa, già presente col non meglio chiarito ruolo di “polizia internazionale” nella Serbia (1999), in Iraq (2003) e in Libia (2011), e che non risulta solo un’alleanza difensiva tra Stati democratici ma anche di controllo del mondo, è necessario ridefinire le funzioni non più di supremazia.

TRASFORMISMO

Trasformista dapprima propenso a cooperare con l’Europa – e che, dopo l’11 settembre 2001, offre agli Usa delle basi per la missione in Afghanistan, nel 2003 è da Berlusconi detto “uomo di pace” o, nel 2011, firma a Pratica di Mare un’intesa Nato-Russia “contro il terrorismo” auspicando di poter entrare nell’Alleanza –, Putin “è dal 2008 che pensava di invadere l’Ucraina e alla fine è prevalso il suo comportamento suicida” scrive Serguei Jirnov in L’Éclaireur (L’Illuminato), uscito il 2 marzo 2022 in Francia. Jirnov, ex spia del Kgb, è persuaso che Putin, avverso ad avere ai propri confini dei sistemi democratici, già presente nelle guerre di Siria e Libia, solerte nell’influenzare le elezioni americane e di altri Stati, aspiri a un restauro del Mondo Russo (“Russkij Mir”) e a una Russia fascista-postmoderna interessata, fin dal Secondo dopoguerra e con le sue poco ricordate intraprese militari nel mondo, magari a riannettersi i Paesi baltici, attaccare Finlandia e Polonia e puntare un’Europa che, per odio verso sé stessa, si affrancasse dalla coalizione Nato.

Relativamente all’Italia e alle mire russe, vale una considerazione del 2021 di Fiona Hill, ex consigliere alla Casa Bianca: “L’Italia è un bersaglio della Russia. I partiti populisti italiani che fanno causa comune con Putin commettono un grave errore. […] Putin non usa solo gli agenti segreti o i ransomware [virus informatici che infettano i file dei computer] per influenzare la politica italiana. Le convention e le kermesse con i partiti russi sono un altro strumento, e sottovalutarle è un errore. […] Negli anni l’intervento russo nei nostri sistemi politici è diventato più evidente”.

Però, “l’unica arma che possiede Putin” aggiunge Jirnov “è l’arsenale nucleare. Economicamente [la Russia] è un Paese insignificante che ambisce a essere il padrone del mondo: è irrazionale, è un non senso”. Insieme all’avere investito negli armamenti, a scapito delle condizioni di vita del popolo, la massima parte delle ricchezze russe: ciò che spiega il progetto putiniano di conquista e sfruttamento di ricchezze a cominciare dagli interventi nel 1999 in Cecenia (oltre 100mila morti, in gran parte civili), nel 2008 nell’Ossezia del sud e nell’Abkhazia, in Crimea e nel Donbass nel 2014, in Siria nel 2015 a favore del presidente al-Assad; proseguendo con la devastazione dell’Ucraina e il massacro di civili inermi, una replica della strage di Grozny in Cecenia compiuta nel febbraio 2000 poco dopo l’avvento di Putin al potere.

I “PIANI”

Tratta dal gr. νόος intelletto e λόγος discorso, espunta da Kant che definisce “noologisti” i razionalisti metafisici, orecchiata dalle analisi dei “noemi” grammatico-lessicali e dalle distinzioni tra ‘senso’ e ‘significato’ di Luis J. Prieto (Principi di noologia, 1964), s’intitola Noomachìa. Rivolta contro il mondo moderno (2020) un complesso di ‘Dieci lezioni’, vecchie tesi eurasiatiste poste molti decenni fa del secolo scorso dal linguista Nikolaj Trubeckoj, eurasianista ed eurasiatista, e dagli scritti politici Nashi Zadachi (I nostri compiti, antologia di scritti pubblicati dal 1948 al 1954) del filosofo del fascismo russo Ivan A. Il’in: un viatico per il neofascismo putiniano e un antefatto dell’opera duginiana… Con l’idea, permanentemente rivendicata da Dugin, d’una cosmogonica sacralità della Russia: “Nel complesso della geografia sacra, le terre dei russi occupano un luogo centrale in virtù dell’antica logica delle corrispondenze astronomiche e astrologiche; il patriottismo russo riflette un destino di dimensioni cosmiche e non può essere paragonato al semplice nazionalismo di altri popoli” (Continente Russia, 1991). Con varianti centrate sull’apollineo, il dionisiaco e la ctonia, dissolutrice Magna Mater Cibele, gli esercizi di Dugin echeggiano vicende europee già delineate nel vasto e ben più articolato affresco di Spengler o nelle teorie giuridiche paranaziste di Carl Schmitt.

È sbagliato – sostiene Dugin, ma già si sapeva – considerare la realtà secondo modelli prestabiliti, dato che siffatte forme risentono del materialismo logocentrico e blasfemo dell’Occidente. In uno scenario non lontano, il reale dev’essere reinterpretato consegnandolo a un Eurasianesimo identitario (ma trattasi d’una fallimentare velleità dei novecenteschi anni ’20), a un’Unione eurasiatica, russo-turca e russo-araba radicata nel tradizionalismo escatologico e nell’ortodossia con retaggio mistico-pagano comprendente Russia e Oriente in attitudine antioccidentale e antiglobalista, nazionalista e senz’altro bellicista. Su tutto questo dovrà applicarsi il famoso “Piano”: salvifico programma cui l’illiberalista-russista Putin associa disegni aggressivi che, inaugurati in Ucraina, promettono distruzioni di città, vittime civili e militari, saccheggi e stupri delle donne del nemico, milioni di poveri, disastri propedeutici al sottinteso, appena ventilato, attacco anche contro l’Europa… “Tutto procederà secondo il Piano” è l’ambigua, predittiva intemerata di Dugin durante una conferenza stampa del 15 febbraio 2022. “Porteremo a termine i nostri Piani” rincalza Putin un mese dopo (18 marzo 2022) nel suo discorso allo stadio Luzhniki di Mosca per l’ottavo anniversario dell’annessione della Crimea alla Russia.

Tutto sta andando secondo i Piani” ripetono le televisioni russe controllate dal Cremlino.

(Aprile 2022)

_____________________________

[Leggi tutti gli articoli di Stefano Lanuzza pubblicati su Retroguardia 3.0]

_____________________________