Un nero crescente doloroso e felice

Patrizia Baglione, Nero crescente, RPlibri, 2022, pp.68, € 12,00


di Francisco Soriano

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Un nero crescente doloroso e felice

Più che uno spazio, un luogo ameno o un tempo dimenticato fra intercapedini della memoria, la dolorosa felicità di un amore risiede in un vacuo esistere alla stregua di monadi che si attraggono e, a tratti, irrimediabilmente si respingono. Poi, è il corpo esposto a ogni intemperia, logoramento ineluttabile nella sua fragile e ombrosa essenza: “Sono rosse e carnose / le labbra recise / sotto i piedi dell’ombra / del tuo fragile corpo / da qui, le vedo e le sento / chiacchierare tra loro / un crepitio assordante / che non smette un secondo //.

L’andamento è in forma di frammenti, destrutturati e ricomposti, subito adagiati nel cunicolo vibrante del suono, appena sussurrati come una litanìa d’altri tempi:

In ogni fibra / di ogni intimo gesto / sei livido violaceo / che non scompare, resta / e scorre, parla //.

Potrebbe essere così, in un gioco di specchi riflessi:

Sei livido violaceo / in ogni fibra / di ogni intimo gesto / che non scompare, scorre / resta e parla //.

Il tutto sembra svolgersi sul filo del rasoio: l’amore si dissolve, fra “lacrime dense di pioggia” e “vite che passano e stridono come le rotaie arrugginite”; nulla sembra opporsi al resoconto del tempo che trafigge, dissolve, oscura. Eppure, una luce sembra appena fuoriuscire dalle crepe di un’esistenza in chiaroscuro, densa, dolorosamente felice come la pasoliniana visione di un domani comunque corroso, immerso fra nebbie e simulacri, avvolti sempre dalle nebbie. Meraviglioso verso/metafora, sigillo sensuale, profumo e tepore della pelle: rugiada/vento – vibrante/nuda.

I sentimenti e le essenze fisiche non si smaterializzano nelle opposte tendenze, dell’inizio e la fine, ma sono parte di un avvolgente avventura che ha residenza nei cuori delle donne e degli uomini unici. Come unica è la sottile parola ricercata fra le righe della silloge che districhi la tela del ragno. Un’opera che è anche sottrazione, senza incorrere in banali esercizi di sospensioni e forme retoriche.

Il tutto ha un valore prosodico, un lavoro potente che non intende sottrarsi alla profondità delle cose non dette, delle vicissitudini taciute.

Una poesia in veste di donna, coraggiosa, senza richiesta di salvazione di fronte a questo assoluto miracolo rivestito di luci: l’amore: “Il filo che mi lega a te è lo stesso che inchioda i morti alla croce dalla carne, oramai lacerata fuoriesce la polvere rossa dei papaveri sono un cencio di ossa sopra questa trave di legno in un giorno qualunque di un mese qualunque”.

È questo dolore felice, forse, il messaggio più eclatante di questo vortice in versi di Patrizia Baglione.