Nota introduttiva di Luciano Curreri e Pierluigi Pellini a “La critica viva. Lettura collettiva di una generazione 1920-1940”

A cura di Luciano Curreri e Pierluigi Pellini, La critica viva. Lettura collettiva di una generazione 1920-1940, Quodlibet, 2022, pp. 368, € 24,00


Nota introduttiva di Luciano Curreri e Pierluigi Pellini

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Siamo negli anni Venti del nuovo secolo e millennio. E cent’anni fa cominciava a nascere, nel nostro Paese, una curiosa, distesa, eclettica generazione di personalità critiche che – tra lingua e letteratura, filologia e strutturalismo, teoria e comparatistica, psicanalisi e sociologia, narratologia e semiologia, estetica della ricezione e storia della cultura… – avrebbe tenuto a battesimo una buona parte dei nostri studi letterari, nelle università e non solo, fino a oggi.

In circa ventuno anni – dal 24 marzo del 1920, in cui viene alla luce Cesare Cases, al 6 dicembre del 1940, data di nascita di Romano Luperini – abbiamo provato a selezionare cinquantadue temperamenti critici, con Adelia Noferi, Lea Ritter Santini, Delia Frigessi, Lidia De Federicis, Maria Luisa Doglio, Grazia Cherchi, Rosanna Bettarini e Teresa de Lauretis come sole ma eloquenti rappresentanti di un plurale pensiero femminile, capace già – pur in seno a una minore rappresentanza figlia dell’epoca – di passare da una critica più accademica e teorica a una più militante e didattica, capace di dirsi all’università come nell’editoria, tra commento ai testi, impegno civile e studi di genere, tra Italia, Europa e America.

Come quello di genere, anche l’equilibrio (o il mancato equilibro) fra ambiti specialistici risente di una dinamica storica di cui sarebbe stato scorretto non tenere conto. Fino a pochi decenni fa (piaccia o no), nella cultura letteraria italiana il ruolo privilegiato degli studi italianistici era indiscutibile. Nondimeno, abbiamo accolto nel nostro canone provvisorio alcuni studiosi importanti di letterature straniere; ma lo abbiamo fatto con un metro più avaro, e più attento ai contributi teorico-comparatistici, e alle ricadute del loro lavoro anche al di fuori dell’ambito linguistico d’elezione.

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