Della felicità. Valeria Di Felice, “El batiente de la felicidad”

Valeria Di Felice, El batiente de la felicidad, Sevilla, Renacimiento, 2021, pp. 96, € 15,90


di Stefano Lanuzza 

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Esce in versione bilingue di spagnolo e italiano il volume di poesie El batiente de la felicidad [Il battente della felicità] (Sevilla, Renacimiento, 2021, pp. 96, € 15,90) di – nomen omen – Valeria Di Felice.

Sono versi tradotti dalla filologa María José Flores Requejo nella lingua che forse più d’ogni altra s’adatta al tema dell’amore/passione rivissuto anche con echi lessicali della poesia spagnola novecentesca (si pensi all’andaluso García Lorca) e un attraversamento dell’Ermetismo emblematizzato nell’epigrafe sapienziale di Mario Luzi “L’amore aiuta a vivere, a durare, / l’amore annulla e dà principio”.

Nelle sue declinazioni e su piani plurimi di profondità, il tema è scandito in versi liberi e propizio estro lirico dall’autrice esordita nel 2007 con il saggio Uomini tra realtà e immaterialità, seguìto dai due libri di poesie L’antiriva (2014) e Attese del 2016; insieme, in questo stesso anno, alla curatela dell’antologia La grande madre. Sessanta poeti contemporanei sulla Madre. Una Miscellanea di critica e poesia, sintetizzata nel titolo Alta sui gorghi, completa nel 2017 l’impegno anche militante della poetessa.

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Emilio Salgari. Intervista a Luciano Curreri

INTERVISTA A LUCIANO CURRERI (ULIEGE) promossa dalla rivista «ILCORSARONERO», a cura di ROBERTO FIORASO e MICHELE ZIVIANI, e pubblicata su «RETROGUARDIA 3.0» per festeggiare in anteprima il 160° anniversario della nascita di EMILIO SALGARI (1862/2022).

(Propositi raccolti tra la fine di luglio e l’inizio di agosto del 2021 dal giovane amico Michele Ziviani, che ringraziamo di cuore).

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Tra vita e morte. Su “Passaggio sul Rodano” di Michele Toniolo

Michele Toniolo, Passaggio sul Rodano, Galaad editore, 2021, 128 p., € 13,00


di Luigi Preziosi

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Passaggio sul Rodano di Michele Toniolo (Galaad editore, 2021, edizione integrata da una postfazione ricchissima di suggestioni firmata da Arnaldo Colasanti) è un raccolta di racconti la cui unitarietà si percepisce più per l’evidenza delle contiguità tematiche, che per la possibilità di rintracciare elementi per una trama comune. Si tratta di otto testi scritti durante un lungo arco temporale. Li accomuna l’intenzione di scandagliare le profondità più remote della dicotomia vita – morte, prolungando le risonanze che ne derivano sino all’estremo dell’udibile, grazie ad una scrittura impressionistica ed avvolgente, capace di colmare i silenzi con l’intensità di un sussurro appena avvertibile. Perché è proprio questo che richiede il tema centrale del rapporto tra morte e vita, a cui consegue da un lato l’impegno a cogliere fin dove è possibile l’insinuarsi del senso della fine nell’attualità ancora vivente, e dall’altro la tensione all’esplorazione del limite, là dove l’esistere e il suo contrario si confondono, mescolandosi tanto da rendersi indistinguibili per le nostre modeste sensibilità, inadeguate come sono perfino ad interrogare il mistero.

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UGO OJETTI, “Alla scoperta dei letterati” (ANTONIO FOGAZZARO)

UGO OJETTI, Alla scoperta dei letterati. Colloquii con Carducci, Panzacchi, Fogazzaro, Lioy, Verga, Praga, De Roberto, Cantù, Butti, De Amicis, Pascoli, Marradi, Antona-Traversi, Martini, Capuana, Pascarella, Bonghi, Graf, Scarfoglio, Serao, Colautti, Bracco, Gallina, Giacosa, Oliva, D’Annunzio, Fratelli bocca editore, Milano, 1899

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ANTONIO FOGAZZARO.

Seghe di Velo, agosto del ’94.

Dopo Schio s’entrò nella verde valletta dell’Astico, dove fuor dai pioppi e dalle robinie selvatiche emergevano a tratti case bianche dai tetti rossi strette a torno a un campanile. Nell’atmosfera pura e serena si sentivano le prealpi. Il treno radeva le falde dei monti che si facevano sempre più alti e rupestri.

Nel vagone non era con me che una signorina bionda, vestita di bianco, una fraülein che leggeva un grosso libro dal titolo tedesco. Le stazioni passavano, la ragazza non discendeva, e io sapevo che dopo Seghe di Velo vi era solo la stazione di Arsiero. Dove andava mai la piccola bionda vestita di bianco, sola, senza bagagli? Ella era troppo assorta nel suo libro perchè io osassi parlarle; appena guardava a volta a volta il paesaggio, quasi già le fosse notissimo. Pensai che anche ella andasse alla villa Fogazzaro, e come un lampo mi passò per la mente il ricordo del Mistero del Poeta. Che fosse Violet o Luisa, o una delle altre donne buone un po’ tristi che profumano quel libro carissimo? Chi sa: mi piacque figurarmela tale e chiusi il libro che leggevo, per meglio fantasticare. Ella guardò il mio libro chiuso, curiosamente (era un recente volume di psicologia del Sergi) e, quando ne ebbe letto il titolo, per un attimo mi guardò in viso un po’ stupita.

Forse anche ella si chiese se io mai andassi alla villa Fogazzaro. E, pur tacendo, ci intendemmo cosi.

Alla stazione — una minuscola stazione dove il capo è una donna e il personale è composto da un solo facchino — molte signore attendevano la mia compagna di viaggio e la accolsero con molti baci e molti lieti saluti. Un uomo cui domandai dove fosse un albergo e dove fosse la villa Fogazzaro, mi disse indicandomi il gruppo femminile:

— Quelle sono le signore Fogazzaro. Quello che avevo immaginato prendeva consistenza di realità.

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Per Giuseppe Panella, ricordi e sentita emozione [In memoria]

Per Giuseppe Panella, ricordi e sentita emozione


di Patrizia Bessi

Il 14 gennaio 2022, si è tenuto a Prato, presso l’Istituto Culturale e di Documentazione “Lazzerini”, un incontro commemorativo, programmato dalla Società Filosofica Italiana – sezione di Prato “Giuseppe Panella”, con la collaborazione del presidente della stessa, Giovanni Spena, per ricordare il filosofo e poeta Giuseppe Panella, prematuramente scomparso nel 2019. L’incontro ha visto particolarmente coinvolta la poetessa e scrittrice Natalizia Pinto, che a Panella aveva già dedicato un recital e un libro dal titolo Intrecci, quale tributi di stima e riconoscenza.

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Tra esistenzialismo e antropologia. Moravia e il romanzo italiano del Novecento: il caso della Noia

Tra esistenzialismo e antropologia

Moravia e il romanzo italiano del Novecento: il caso della Noia


di Manuele Marinoni (Università degli studi di Firenze)

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Ha scritto Jean Bloch-Michel che l’Alberto Moravia della Noia è uno scrittore che «in una forma perfettamente tradizionale, e ignorando completamente gli sforzi e i tentativi del nouveau roman, con maggior vigore, con superiori qualità estetiche e con un più grande potere di evocazione, ha espresso precisamente tutto ciò che il nouveau roman cerca di dire barricandosi entro regole, divieti e rifiuti»1. Partirei da questa considerazione per circoscrivere il problema del rapporto tra narratore e realtà, tra soggetto e realtà nel romanzo moraviano.

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Primo Levi

(27 gennaio Giorno della Memoria. Quando il 27 gennaio 1945 l’Armata Rossa, che avanza verso la Germania, libera il campo di concentramento di Auschwitz)

Voi che vivete sicuri / Nelle vostre tiepide case, / Voi che trovate tornando a sera / Il cibo caldo e visi amici: // Considerate se questo è un uomo…” (P. Levi, Shemà, 10 gennaio 1946); “[…] guardavamo i soldati tedeschi che passeggiavano per le vie con aria innocua, e ci capitava di osservare fra noi: ‘Eppure sono uomini che ci rassomigliano: come possono fare quello che fanno?’. Eravamo fieri di noi, perché riuscivamo a non capirli” (J.-P. Sartre, Prefazione a H. Alleg, La Question, 1958).


di Stefano Lanuzza 

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Italianista, critico letterario, filologo e autore di poesie nel vernacolo del nativo paese di Piossasco nel nord-ovest piemontese, Giovanni Tesio pubblica recentemente, con Lindau, il romanzo di formazione Gli zoccoli nell’erba pesante (2018) e, per le edizioni novaresi Interlinea, un personale, sapiente “sillabario” (Parole essenziali, 2014) seguito dai versi dialettali con autoriale testo italiano Nosgnor (2020). Fino al magnifico volume di saggi La luce delle parole (2020), propizia dichiarazione d’un “amore mai deluso” – per cosa se non per la letteratura?

S’aggiungano le impegnate antologie Nell’abisso del lager. Voci poetiche sulla Shoah (2019) e Nel buco nero di Auschwitz. Voci narrative sulla Shoah (2021), sistematica dilogia redatta sulla scorta d’una confraternita di testimoni – narratori e poeti che prendono la parola smentendo l’intemerata di Adorno secondo cui, dopo Auschwiz, non avrebbe più senso scrivere poesie… Invece non si censura la poesia che, secondo l’oggi negletto Benedetto Croce, è autonoma, scevra d’ogni condizionamento e perfino definizione: ché altro essa non sarebbe se non sé stessa o ‘cosa in sé’.

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«Il pirata! Giammai!»: parola di negriero. Una causerie sull’universo piratesco salgariano a partire da “Gli scorridori del mare” (1900)

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L’intervento seguente è stato presentato agli Amici e Colleghi del panel 4/ «Pirati» e del gruppo di ricerca internazionale e interuniversitario animatore del Seminario «Altri briganti»*, il 18 gennaio 2022, in seno a una mezza giornata di studi on line di cui trovate qui sotto, dopo il mio articolo, il programma della stessa, e qui a lato la locandina del ciclo nel quale s’inseriva, insieme alle università e ai centri interuniversitari che sono alla base di questa bella iniziativa corale, collettiva, che dovrebbe poi finalizzarsi ulteriormente in un convegno, dal vivo, in quel di Bari, nel corso di un 2022 che tutti speriamo diverso e maggiormente frequentabile e percorribile in tutti i sensi.

Per rendere la mia causerie più leggibile si è prodotta una sola nota (il testo spiega il perché) e si sono ridotti al minimo i rinvii bibliografici, inseriti nel discorso stesso. Detto questo, mi permetto di rinviare fin d’ora alla densa Postilla bibliografica, che esplicita e completa i rinvii bibliografici del mio saggio introduttivo, I cannóni del cànone salgariano, a Emilio Salgari, Il ciclo del Corsaro Nero. Il Corsaro Nero, La Regina dei Caraibi, Jolanda, la figlia del Corsaro Nero, Introduzione di Luciano Curreri, Einaudi («ET Biblioteca», 56), Torino 2011, pp. XXIII-XXVIII.

Una bozza di questo intervento è stata caricata su ORBI per una decina di giorni, a partire dal 14 gennaio 2022, in accesso ristretto, cioè a disposizione dei colleghi dell’ULIEGE e, a richiesta, per tutti i colleghi e amici interessati, del Seminario e non, per un centinaio di visite tra visualizzazioni e telescaricamenti (e ringrazio in particolare, per il feedback, Gianluca Albergoni, Alex Bardascino, Alberto Maria Banti, Willy Burguet, Fabio Danelon, Lea Durante, Roberto Fioraso, Vittorio Frigerio, Gian Luca Fruci, Claudio Gallo, Stefano Jossa, Andrea Montanino, Fabrizio Scrivano, Gianni Turchetta, Michele Ziviani).

L. Curreri (Aywaille, Belgium, 24 gennaio 2022).

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Letteratura italiana e codice siciliano

Letteratura italiana e codice siciliano


di Stefano Lanuzza 

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Che, come affermato da taluno, la Letteratura Italiana sia, forse o un bel po’, letteratura di scrittori siciliani vorrebbero dimostrarlo – riferendosi, in questa occasione, solo al passaggio tra Primo e Secondo Novecento fino ai giorni nostri, e limitandosi ad alcuni essenziali nomi – di Vittorini, Quasimodo, Brancati, Buttitta, Sciascia, Tomasi di Lampedusa, Fiore, Ripellino, Cacciatore, Bonaviri, Fava, Isgrò, Perriera, Di Marco, Testa, Cattafi, Bufalino, D’Arrigo, Consolo, Addamo, Laura di Falco, Silvana Grasso, fino a Camilleri (senza trascurare i Savatteri, Calaciura, Alajmo, Agnello Horbny, Genovese, Gerbino, Maugeri, Torregrossa, Santangelo, Enia, La Spina, Viola Di Grado, Stefania Auci…). S’associa a tale contesto l’etneo Mario Grasso (Acireale, 1932), poeta in lingua e in dialetto, narratore, saggista, traduttore e giornalista che ha fatto del retaggio siciliano proiettato nella complessità del mondo la propria stessa poetica.

Dopo una messe di opere che coprono un periodo dal 1968 a oggi, ora Grasso pubblica un monumentale Vocabolario Siciliano due (Catania, Prova d’Autore, 2021, pp. 311, € 18,00), séguito in versi dialettali d’un primo Vocabolario siciliano (idem, 1989 e 2005) introdotto da un’attenta prefazione di Maria Corti. Sempre con Prova d’Autore, s’aggiunge il volume di versi in lingua italiana Algebre e sigilli (2021, pp. 108, € 16,00).

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L’edizione digitale delle opere di Luigi Pirandello

L’edizione digitale delle opere di Luigi Pirandello è accessibile on line al sito https://www.pirandellonazionale.it

Il sito è diviso in quattro sezioni:

1. Manoscritti. La sezione ospiterà la Riproduzione digitale (e animata) di manoscritti e/o dattiloscritti delle opere pirandelliane, con relative trascrizioni, così da consentire un contatto quasi fisico con il laboratorio pirandelliano e da fornire, per la prima volta, una trascrizione integrale e affidabile dei testimoni, grazie anche alla tecnica del restauro digitale.

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ESERCIZI DI LETTURA: Emile Cioran e l’arte del ritratto letterario

Emile M. Cioran, Antologia del ritratto, trad. it. di Giovanni Mariotti, Adelphi editore, Milano, 2017


di Gustavo Micheletti

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L’arte del ritratto letterario richiede una notevole dose di spregiudicatezza morale, se non addirittura di cattiveria. Delineare con brevi schizzi di penna la fisionomia psicologica di una persona o quella culturale di uno scrittore comporta infatti saper giustapporre in uno spazio breve qualità e caratteristiche spesso stridenti, il che comporta anche il saper essere crudeli con eleganza.

I moralisti, che sono maestri in quest’arte sottile, sono esseri costituzionalmente indiscreti che non risparmiano il mistero di nessuno, né tantomeno la sua privacy. Anzi, potremmo dire che con la privacy ci giocano come il gatto col topo, o almeno come i gatti di una volta con i topi di una volta. Insomma, sono dei veri maleducati. Ma dei maleducati che hanno gusto, perché hanno trovato abbastanza tempo libero per dedicarsi agli altrui vizi e pregi con cognizione di causa, avendo in genere cognizione anche dei propri e avendo coltivato l’esercizio non sempre gradevole di esaminarli con cura. Eccellono in quest’arte specialmente i memorialisti, come fu Saint-Simon, la cui replica letteraria fu un esempio di maleducazione ancora più fulgida di quanto non poté permettersi di essere in carne ed ossa nella vita.

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A proposito de “L’ultima poesia” di Gilda Policastro

A proposito de “Lultima poesia” di Gilda Policastro

la poesia insieme generico e libere scelte

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di Antonino Contiliano

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I rapidi mutamenti che caratterizzano lo spazio-tempo del nuovo millennio pongono sempre una domanda assillante: è l’ultimo, il definitivo? Non sembra che ci possa essere però una risposta determinata e ultima. L’instabilità è di casa. La parola fine è incompatibile con le aperture e le fratture che, inevitabilmente e contingentemente, il tempo e la storia portano con sé. Non c’è ambito storico della vita e del sapere scientifico e letterario (per stare dentro a una classica dicotomia) che non ne sia attraversato. Così Gilda Policastro (L’ultima poesia. Scritture anomale e mutazioni di genere dal secondo novecento ad oggi, Mimesis, Milano, 2021) scrive che le mutazioni poetiche sono posizioni continue e anomale molteplicità linguistico-semiotiche (“scritture anomale”). Un insieme eteronomo non standardizzabile. Del resto l’anomalo, come ricordato da Gilles Deleuze e Felix Guattari (Mille piani-Capitalismo e schizofrenia), non è l’“a-normale”. Questo è definibile in rapporto alla presenza di una regola specifica o generica. L’anomalo (aggettivo) è legato invece all’anomalia quale sostantivo. Un sostantivo che designa «l’ineguale, il ruvido, l’asperità, la punta di deterritorializzazione. […] una posizione o un insieme di posizioni in rapporto a una molteplicità, dove l’anomalo, all’interno di una muta (molteplicità), situa così (corsivo nostro) le posizioni dell’individuo eccezionale. È sempre con l’anomalo, Moby Dick o Giuseppina, che si fa alleanza per divenire-animale»1. Nel caso, l’insieme delle “scritture anomale” (i testi delVentiVenti” del XXI secolo) di cui all’Ultima poesia del libro di Gilda Policastro. Un insieme che non pone fine alla sperimentazione e alla ricerca poetica ma ne segnala, appunto, la continuazione che di volta in volta, usando gli stimoli dei nuovi linguaggi, ne dice il nome, le emergenze, gli elementi e i limiti che ne indicano la definizione come indice di riconoscimento determinato all’interno della molteplicità delle forme emerse finora. In tal senso, a mo’ di elenco, prelevando dall’appendice («Glossario ragionato delle procedure sperimentali (1960-2020)», ne riportiamo i nomi:

Asemic writing, Cut-up, Easdropping, Flarf, Foud poetry, Googlismi, Language poetry, Loose writing, New Sentence, Prosa in prosa, Scrittura concettuale, Source code poetry, Spoken Word, Sought poem.

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Luciano Curreri, “Il mondo come teatro. Storia e storie nelle narrazioni di Ernesto Ferrero”

Luciano Curreri, Il mondo come teatro. Storia e storie nelle narrazioni di Ernesto Ferrero, Firenze, Olschki, 2021, 124 p., € 10,00


di Vittorio Frigerio (Dalhousie University)

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In questo agile volumetto, Luciano Curreri propone o ripropone una decina di saggi – o piuttosto, come ben dice l’autore stesso, “micro-saggi” – in parte già apparsi altrove, tra i vari volumi da lui sparsi generosamente ai venti della critica, o affidati a siti internet, ma qui rivisti e raccolti in modo da porre in valore l’unicità di una visione che, per quanto prima disseminata, è ora marcata in modo chiaro e riconoscibile da un carattere che è anche un sistema, o perlomeno funziona eccellentemente in quanto tale. In questi “rivoli di entusiasmo” (espressione eccessivamente modesta) è per prima cosa e per l’appunto l’entusiasmo a dominare e straripare: quel fervore, quella partecipazione che porta il critico a lanciarsi alla scoperta dell’opera senza remore e un tantino allo sbaraglio, trascinando seco il lettore, fiducioso che le porte che si troveranno dinnanzi avranno l’accortezza di lasciarsi aprire senza opporre soverchia resistenza – al contrario del portone del castello di Barbablù, con cui si comincia.

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Filosofico satirico. Carlo Lapucci, “Detti preclari e fatti esemplari di Rotorio Barbafiera filosofo della mutua”

Carlo Lapucci, Detti preclari e fatti esemplari di Rotorio Barbafiera filosofo della mutua, Firenze, Le Samàre Editrice, 2021, pp. 136

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di Stefano Lanuzza 

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Ogni tanto faccio una capatina dall’altra parte della realtà delle cose (Rotorio Barbafiera)

Poeta, narratore, saggista, preclaro studioso di linguistica e tradizioni popolari, Carlo Lapucci ha sempre incluso nel proprio lavoro letterario all’insegna dell’interdisciplinarità un riposante côté comico che, coniugando umorismo e burla, caricatura e nonsense, motto di spirito, contraddizione della norma, l’assurdo e l’arguzia barzellettistica, fonda un sistema di paradossali sintesi filosofiche. È il caso del suo ultimo libro, Detti preclari e fatti esemplari di Rotorio Barbafiera filosofo della mutua, Firenze, Le Samàre Editrice, 2021, pp. 136, s.i.p.); dove il protagonista Rotorio s’inventa ‘per illuminazioni’ una giocosa, certo antiaccademica filosofia capace di spaesare, trasvalutare o addirittura ridicolizzare con la freddura sorniona e la franca risata, scrosciante fino al cachinno, tutti gli olimpi costituiti, le fisime, i fanatismi, le illusioni, gli inganni e quanto sia ipotizzato intangibile.

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D’Annunzio e il non-finito. Appunti di lettura sulla “Violante dalla bella voce”

D’Annunzio e il non-finito. Appunti di lettura sulla Violante dalla bella voce.

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di Manuele Marinoni (Università degli studi di Firenze)

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Assai di recente è stato edito un manipolo di appunti dannunziani dedicati a una progettata e mai portata a termine raccolta di Studi su Gesù. Ci informa il curatore dei testi che «l’insieme di scritti, appunti, taccuini, parabole […] specificamente dedicati a Gesù» copre «un arco di scrittura che va dagli esordi giornalistici a Il libro delle Vergini del 1884 e su fino al Libro segreto del 1935»1. Non è certo questo il primo caso di una costellazione testuale a cui il poeta si è dedicato per decenni lasciando in sospeso il progetto di partenza. L’esempio richiamato mostra in modo evidente uno degli aspetti più complessi del cantiere dannunziano. Sappiamo infatti molto bene che il non-finito è una delle caratteristiche più importanti di tale cantiere, e che, al di là di ogni eventuale – difficile da credere – progettualità del caso (da confrontarsi, invece, il caso Gadda)2, è possibile rinvenire una casistica assai ampia di processualità creative che proprio del non-finito rappresentano l’evoluzione interna.

Da quando la filologia si è adoperata al fine di perlustrare le molteplici aree del lavoro dannunziano (Ciani, Gibellini, Riccardi, Montagnani, etc.)3 è emersa l’immagine di uno scrittore che dava al testo prima ancora che un valore simbolico (certo fondamentale) un valore, diremmo, empirico. Anche pochi appunti, poche frasi, magari in stile nominale, persino costituiti da soli elenchi di sostantivi, o da piccole descrizioni rubate allo spirito di osservazione, come esercizi della memoria, potevano occorrere in momenti di nuova spinta creativa anche a distanza di parecchi lustri. I primi testimoni di tutto ciò, come ben noto, sono da anni i due ponderosi volumi dei Taccuini, accanto ai quali vanno tenute le infinite lettere. Senza scomodare ulteriormente la teoresi di Genette, o di chi per lui, sappiamo anche che la maggior parte di queste testimonianze racchiude di per sé un valore testuale molto alto. Non credo, per fare un esempio, sia possibile leggere per intero i taccuini dannunziani come leggiamo un Journal di fine ottocento, o un diario novecentesco, ma questo assunto, se ricondotto a una precisa dialettica, non nasconde l’ipotesi che nei taccuini siano presenti felici tratti di scrittura che, di per sé, non esiteremmo a ricondurre a stile e forma degli stessi Journaux o ad altri esemplari diaristici. Sono, per lo più, appunti visivi, talvolta già declinati secondo l’indice simbolico, campioni di plurime possibilità del descrittivo, sottratti a una predilezione per il particolare plastico. I Taccuini sono, in effetti, un esempio concreto di «memoria materiale» che, in quanto tale, torna all’uso ogni qualvolta d’Annunzio ha sentito la necessità di recuperare immagini, campioni visivi o tessere descrittive.

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Domenico Rea, il ‘neo-neorealismo’ e l’immaginario barocco

Domenico Rea, il ‘neo-neorealismo’ e l’immaginario barocco

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di Stefano Lanuzza 

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Anticipa il Convegno su Domenico Rea e il Novecento italiano, tenuto all’Università Federico II di Napoli (9-11 novembre 2021) in occasione del centenario della nascita dello scrittore, la preziosa antologia critica, curata da Francesco G. Forte, Domenico Rea nel canone del Novecento (Oedipus, 2021, pp. 142, € 14,00).

Il volume accoglie saggi di Walter Pedullà (La scrittura magra di Domenico Rea), Renato Barilli (Purché vi sia il neo…) e Domenico Scarpa (Le 99 disgrazie di Pulcinella…); con, in aggiunta, un capitolo sul critico teatrale Giuseppe Bartolucci studioso di Rea (Il ghigno amaro, la risata terribile), seguito da un’Appendice (Le ragioni di Nofi) includente tre essenziali interviste con lo scrittore condotte da Forte, Corrado Piancastelli e Alessandro Baricco.

Dopo il felice esordio con Spaccanapoli (1947), racconti espressionistico-dialettaleggianti che nell’ambiente letterario italiano dell’immediato dopoguerra suscitano viva curiosità per l’originale debuttante, è soprattutto a partire dal 1950, con la stampa della raccolta, ancora di racconti, Gesú, fate luce (Premio Viareggio 1951), che, anche grazie alla prestigiosa prefazione di Francesco Flora, Rea ottiene il serio riconoscimento della critica e, viste le riedizioni succedutesi anno dopo anno, un successo notevole presso lettori finalmente interessati al primo innovatore della tradizione del realismo: un ‘neo-neorealista’ progressivo, ricco d’estro e di talento.

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Ludovico Ariosto, in Il contributo italiano alla storia del pensiero.

Ludovico Ariosto, in Il contributo italiano alla storia del pensiero. Letteratura, diretta da Giulio Ferroni, Istituto della Enciclopedia Italiana fondata da Giovanni Treccani, Roma 2018, pp. 132-142.

In un’epoca sempre più segnata da una crisi politica e culturale italiana ed europea, Ariosto seppe trasfondere la propria lucida indagine delle dinamiche umane, sociali e civili in opere la cui perfezione formale e il cui mondo finzionale e fantastico non rappresentano dimensioni fini a sé stesse, ma piuttosto strutture nuove e moderne, capaci di veicolare costantemente lo sguardo sulla realtà. L’Orlando furioso, il suo capolavoro, ispirando in tutta Europa non soltanto la creazione di nuove opere ma anche riflessioni e scoperte critiche, teoriche ed estetiche, ha contribuito in modo sostanziale al cammino verso la modernità.

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Convegno “Forme e conseguenze della censura nel testo letterario”

Call for papers, scadenza 19 febbraio 2022

I dottorandi di Lingue dell’Università di Pavia organizzano il convegno Forme e conseguenze della censura nel testo letterario, previsto nei giorni 25-26 maggio 2022.

Gli interessati possono proporre un intervento inedito e originale, della durata massima di 20 minuti, che potrà essere presentato in italiano o in inglese.

La candidatura è aperta a dottorandi, post doc e giovani ricercatori, le cui proposte dovranno essere trasmesse entro e non oltre il 19 febbraio 2022.

Per ulteriori dettagli, visita il sito o scarica la call

UGO OJETTI, “Alla scoperta dei letterati” (ENRICO PANZACCHI)

UGO OJETTI, Alla scoperta dei letterati. Colloquii con Carducci, Panzacchi, Fogazzaro, Lioy, Verga, Praga, De Roberto, Cantù, Butti, De Amicis, Pascoli, Marradi, Antona-Traversi, Martini, Capuana, Pascarella, Bonghi, Graf, Scarfoglio, Serao, Colautti, Bracco, Gallina, Giacosa, Oliva, D’Annunzio, Fratelli bocca editore, Milano, 1899

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ENRICO PANZACCHI.

Bologna, agosto del ’94.

Enrico Panzacchi è l’uomo più simpatico di tutta Bologna. Arguto e gioviale, parlatore e discutitore cortese e convincente, entusiasta come un poeta ma talvolta sottile come un critico, egli riassume le qualità dell’ideal tipo bolognese; anzi dirò che molti hanno plasmato quel tipo a imagine e similitudine di lui così che egli a Bologna appare come il solo bolognese autentico.

Ieri mattina, male sfuggendo sotto i portici, l’afa imminente, giunsi alla Accademia di belle arti dove egli dirige la famosa Pinacoteca e insegna Estetica.

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“Matelda, personaggio narrativo” di Alberto Casadei

In questo articolo si analizza la funzione narrativa di Matelda, notando innanzitutto la varietà dei suoi ruoli negli ultimi canti del Purgatorio. Si sottolinea che difficilmente Dante poteva pensare a un personaggio storico, mentre è probabile che questo personaggio funga anche da intermediaria con Beatrice. Una specifica attenzione è riservata alle interpretazioni di alcuni singoli versi problematici.

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Articoli e saggi di Giuseppe Panella [In memoria]

Di seguito l’elenco delle pubblicazioni del prof. Giuseppe Panella su RETROGUARDIA

 

Giuseppe Panella

(1955-2019)

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“D’Annunzio tra Lombroso, Ribot e Dostoevskij. L’esperimento del Giovanni Episcopo”. Saggio di Manuele Marinoni

D’Annunzio tra Lombroso, Ribot e Dostoevskij. L’esperimento del Giovanni Episcopo

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di Manuele Marinoni* (Università degli studi di Firenze)

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Raggiunta la fama internazionale, divenuto ormai maestro indiscusso dell’antropologia criminale, Cesare Lombroso si chiedeva, al tramontare del secolo, quali fossero le ragioni per cui «il vero si accetta dai romanzieri e non dagli scienziati»1. Lo studioso era in tal senso conscio della diffusione di un genere allora di grande successo, quello che Carlo Dossi circoscriveva nelle formule del «romanzo criminale» e della «cronaca ergastolina». E che, dai protocolli della nuova disciplina scientifica, addirittura Dante venisse dichiarato epilettico, e che a Cristo venissero diagnosticate «allucinazioni acustiche», sono argomenti che non devono certo stupire, ripensando l’estatica fascinazione che il teatro dei nervi offriva alle più inquiete e acute sensibilità della cosiddetta fin-de-siècle. Sono la rêverie dell’allucinazione, l’attenzione per un formulario dell’eccesso e del periferico della coscienza, l’interesse per le zone umbratili della psiche – in sintesi la retorica del delirio, per dirla con Juan Rigoli2 – a rinfocolare i palinsesti narrativi di una letteratura tanto aperta quanto disposta a polemizzare con tensioni e proposte scientifiche coeve, specie quelle radicate nel bisogno di osservare e analizzare il comportamento individuale e collettivo dei campioni sociali.

Dai registri criminologici proveniva così una casistica di fenomeni comportamentali, individuali e collettivi di fondamentale importanza per la metamorfosi del personaggio di romanzo di quel periodo. E se da un lato le nuove prassi scientifiche garantivano puntuali prospetti comportamentali, tra allucinazioni, dissociazioni, alienazioni, vagabondaggi patologici, riduzioni del senso morale, e quant’altro, dall’altro sovvenivano dettagliate ispezioni interiori dalla più moderna e agguerrita narrativa russa, accolta anzitutto in terra di Francia, a corroborare il costituirsi di una ricchissima letteratura della degenerazione3.

Continua a leggere ““D’Annunzio tra Lombroso, Ribot e Dostoevskij. L’esperimento del Giovanni Episcopo”. Saggio di Manuele Marinoni”

UGO OJETTI, “Alla scoperta dei letterati”. (GIOSUE CARDUCCI)

UGO OJETTI, Alla scoperta dei letterati. Colloquii con Carducci, Panzacchi, Fogazzaro, Lioy, Verga, Praga, De Roberto, Cantù, Butti, De Amicis, Pascoli, Marradi, Antona-Traversi, Martini, Capuana, Pascarella, Bonghi, Graf, Scarfoglio, Serao, Colautti, Bracco, Gallina, Giacosa, Oliva, D’Annunzio, Fratelli bocca editore, Milano, 1899

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GIOSUE CARDUCCI.

Bologna, agosto del ’94.

Fin dal bel principio purghiamo dalle ortiche il campo dove la grande rovere si innalza. Letterati e pubblico di tutta Italia, ancora memori d’altri tempi, credono che Bologna sia l’Atene italiana, il centro illuminante, l’essenza quinta del profumo poetico nostro.

Otto e anche dieci anni fa ogni più bel tropo sarebbe stato giustificato. Le pubblicazioni letterarie di Nicola Zanichelli furono iniziate nel 1874 coi Funeralia del Panzacchi; e, verso quel tempo, lo stesso Panzacchi, in una sala dell’Archiginnasio, per una conferenza presentò al pubblico bolognese tra molto plauso Enotrio Romano, quasi annunciando habemus ponteficem. Infatti nel 1876 lo Zanichelli pubblicò le Nuove poesie del Carducci. Poi nel 1877 i Postuma dello Stecchetti (e fu il primo elzevir di quell’editore) mossero tanto romore di fama intorno all’autore, allo Zanichelli ed a Bologna intellettuale che la cosi detta chiesuola apparve formata.

Da allora intorno ai tre, Giosuè Carducci, Olindo Guerrini, Enrico Panzacchi, e imitatori e ammiratori, e amici e nemici vicini e lontani convergettero; e l’ultima raccolta fu quella che intorno al Carducci riunì i migliori e più giovani discepoli suoi. Guido Mazzoni, Severino Ferrari, Giovanni Pascoli, Giovanni Marradi, Corrado Ricci e qualche altro. Il Carducci o per via o in campagna o in casa d’amici o dallo Zanichelli o al caffè ammaestrava, leggeva, criticava, addestrava tutti quelli ottimi con amore di padre e di maestro.

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“Guerra di trincea” di Milo De Angelis (podcast)

Voci, rubrica di poesia “partecipata” a cura di Francesco Sasso su “La poesia e lo spirito”.

Leggere e condividere poesie in rete è molto bello. Questa nuova rubrica è aperta a tutti gli appassionati della poesia. 

Cosa cerchiamo? Noi cerchiamo la poesia. Potete quindi segnalare via email il vostro spazio poetico in rete o copiare/incollare una vostra poesia. Noi scegliamo e rilanciamo la poesia su queste pagine e in podcast. (f.s.)

Lettura di Francesco Sasso da “Guerra di trincea” di Milo De Angelis in Incontri e agguati (Mondadori, 2015)


Tutte le puntate di VOCI su La poesia e lo spirito

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UGO OJETTI, “Alla scoperta dei letterati”. (Introduzione)

UGO OJETTI, Alla scoperta dei letterati. Colloquii con Carducci, Panzacchi, Fogazzaro, Lioy, Verga, Praga, De Roberto, Cantù, Butti, De Amicis, Pascoli, Marradi, Antona-Traversi, Martini, Capuana, Pascarella, Bonghi, Graf, Scarfoglio, Serao, Colautti, Bracco, Gallina, Giacosa, Oliva, D’Annunzio, Fratelli bocca editore, Milano, 1899

pagine mancanti

[…] giornalisti politici, ora femine, ora preti cattolici. Appena due o tre sono colti e sinceri; ma le lor voci, per la permanente scissione etnica dell’ancor vano regno d’Italia, non sono intese oltre i termini della regione che è loro. Così generalmente avviene che gli altri pseudo-critici, non sapendo parlare, sputino su tutto e su tutti e, ora che i preti non sono più in onore, gridino — come quelli una volta solevano — il pulvis es sopra ogni opera nuova. Del resto, anche se migliori e più franchi ve ne fossero, dove scriverebbero essi? Sono i giornali politici barbariche rocche chiuse dove è difficile entrare per chi nobilmente in sua lingua scriva della patria arte e delle lettere patrie (troppo i politicanti sono nemici della grammatica e temono il paragone); sono le riviste rare e o giovani e ignote e passeggere, o vecchie e superstiziose e pedanti; sono i libri difficili a farsi perchè gli editori italiani non intendono che la critica storica e sono per lo più poveri e miopi. Dove scriverebbero i critici, se mai sapessero scrivere? Così avviene che, per mancanza di araldi, il letterato venga in fama solo dopo molte prove quando pure non giaccia fino dal primo armeggiare spaurito dalla solitudine ambiente; così avviene che il pubblico, pure lentamente abbandonando i libri di Francia per quelli d’Italia e anche i cattivi per i buoni, non veda tutto insieme il mutamento e séguiti anch’esso cui arretrare davanti a un libro italiano, e accordandosi al raglio dei prelodati critici, faccia la smorfia: — Ohibò!

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Alcuni studi su Torquato Tasso

Ancora su Guido Casoni: la circolazione accademica di un’ode per il Tasso e il dibattito sul poeta-‘teologo mistico’ di Elisabetta Selmi

Il saggio, comparso sul volume miscellaneo ( a cura di Erminia Ardissino ed Elisabetta Selmi) “Poesia e retorica del sacro fra Cinquecento e Seicento”, presenta materiali inediti relativi all’ode casoniana e al dialogo di Casoni con Tasso e allarga il discorso alla lirica accademica tardocinquecentesca, discutendo su alcuni indirizzi intrapresi dalla poesia sacra di ambiente veneto-settentrionale.

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Amore e morte nella “Gerusalemme liberata”

Amore e morte nella “Gerusalemme liberata”

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di Francesco Sasso

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Tasso scrisse la Gerusalemme liberata, poema epico-religioso di venti canti in ottave, cui attese con particolare alacrità nel biennio 1573-75 a Ferrara. Finito che l’ebbe, lo sottopose al giudizio di alcuni dotti perché valutassero alla luce dell’ortodossia aristotelico-cattolica.

Alla Gerusalemme il Tasso si era preparato meditando a lungo sul genere epico e perciò la sua composizione, rigidamente ossequente alle norme letterarie, incornicia, per fortuna senza soffocarlo, ma certo disciplinandolo, il mondo delle sue fantasie. Omero e Virgilio gli fanno da modello: Rinaldo è l’Achille omerico nell’assedio di Gerusalemme, Goffredo arieggia il “pius Aeneas”, ma è contemporaneamente sovrano fra i prìncipi, come Agamennone, Rinaldo e Armidia richiamano Enea e Didone; ma non meno presenti erano al Tasso molti poeti medievali e rinascimentali e specialmente l’Ariosto.

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RETROTECA: Deprivation (a MIXED REALITY short film)

This short film was created during the virtual international MIXED REALITY exchange in July 2020 and is part of a collective narration on the topics of “proximity and distance”, “communication and isolation” and “physical and virtual encounter” that can be found at http://stories.rrcgn.de/

A Project by Rebecca Lena, Francesca Pignanelli, Christin de-Sousa Figueira, Eleni Katsiouli and Sara Capanna Direction Rebecca Lena and Francesca Pignanelli Performers Sara Capanna, Christin de-Sousa Figueira and Eleni Katsiouli Camera Rebecca Lena, Francesca Pignanelli, Alexandros Chartonas and Young-Jean Maeng Video editing Rebecca Lena Music Production Maximien Aldebert Special Thanks to Aglaia Naka, Bahar Gökten, Giannis Chatziantoniou and Susannah Iheme

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“Dante, l’italiano” a cura di Giovanna Frosini e Giuseppe Polimeni

In occasione della XXI Settimana della Lingua Italiana nel Mondo, che si terrà dal 18 al 24 ottobre 2021, verrà diffuso gratuitamente in formato elettronico il libro Dante, l’italiano, edito dall’Accademia della Crusca e goWare e curato da Giovanna Frosini e Giuseppe Polimeni.

L’ebook e il libro a stampa sono realizzati e distribuiti sui più importanti canali digitali dalla casa editrice fiorentina goWare attraverso le piattaforme internazionali: Apple iBookstore, Amazon Kindle Store, Google Play Libri e molte altre librerie italiane e internazionali.

QUI per scaricare l’e-book.

La distribuzione dell’ebook sarà gratuita durante la Settimana della Lingua Italiana nel Mondo (18 – 24 ottobre 2021) e solo in seguito a pagamento.

Continua a leggere ““Dante, l’italiano” a cura di Giovanna Frosini e Giuseppe Polimeni”

“Approssimazioni a Itaca e oltre (1982) o di Salgari e Torino” di Luciano Curreri

Abstract:

These approximations are a tribute to Claudio Magris and his Itaca e oltre (1982) but also to Turin, where I became myself, and to Salgari. In my own small way, with my own style, I have attempted to push the boundaries of essay writing that, during the 1980s, was still about discovery, not scholarly archiving (or terminal editing): an essayistic form which did not shun away from drawing attention to itself, in a ‘metacritical’ and ‘interdisciplinary’ sense avant la lettre. I thus concentrated on a large school and said something about two of its less remembered representatives: Marco Cerruti, with his very dense Notizie di utopia (1985), and Pierpaolo Fornaro, whose critical narrative Trapassato presente. L’appropriazione psicologica dell’antico attraverso la narrativa moderna (1989) remains unsurpassed.

in Pellegrini, Ernestina; Fastelli, Federico; Salvadori, Diego (Eds.) Firenze per Claudio Magris (2021)

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ORB (University of Liège)

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[Leggi tutti gli articoli di Luciano Curreri pubblicati su Retroguardia 2.0]

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VOCI. “Post Scriptum” di Roberto Bolaño (podcast)

Voci, rubrica di poesia “partecipata” a cura di Francesco Sasso su “La poesia e lo spirito”.

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Lettura di Francesco Sasso da “L’università sconosciuta” di Roberto Bolaño (Sur, 2020)


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La civiltà medievale

Un’introduzione storica in H. Pirenne, Storia dEuropa dalle invasioni al XVI secolo (1936), Roma, Newton Compton, 2006; J. Le Goff, La civiltà dell’Occidente medievale (1964), Torino, Einaudi, 2007; S. Lopez, La nascita dell’Europa. Secoli V-XIV (1966), Torino, Einaudi, 1984; O. Capitani, Storia dell’Italia medievale , Roma-Bari, Laterza, 1986; G. Tabacco G.G. Merlo, Medioevo. V-XV secolo , Bologna, Il Mulino, 1989. Saggi su aspetti rilevanti della civiltà medievale: J. Baltruaitis, Il Medioevo fantastico (1955), Milano, Mondadori, 1982; J. Le Goff, Tempo della Chiesa e tempo del mercante , Torino, Einaudi, 1977; Id., Un lungo Medioevo (2004), Bari, Dedalo. 2006; Id., L’immaginario medievale (1985), Roma-Bari, Laterza, 2007; M. Bachtin, L’opera di Rabelais e la cultura popolare. Riso, carnevale e festa nella tradizione medievale e rinascimentale (1979), Torino, Einaudi, 2001; G. Piccinni, Il Medioevo , Milano, Bruno Mondadori, 2004; A. Cortonesi, A. Lanconelli e P. Mascioli, Il Medioevo. Profilo di un millennio , Roma, Carocci, 2008.

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GLOSSA n.6: Giannantonio Petrucci e Lodovico Domenichi

Affascinante la figura di Giannantonio Petrucci (1496 ca-1486), scrisse ottanta sonetti in carcere, in attesa della decapitazione avvenuta l’11 dicembre 1486 perché coinvolto nella congiura dei baroni. Il manoscritto fu affidato al carceriere e ritrovato soltanto nel Ottocento. I suoi versi, leggo da qualche parte, sono occasione di un confronto autentico col destino e la morte. Peccato che non riesco a trovare una edizione cartacea o un pdf in rete.

Invece vi consiglio la lettura di Rime diverse d’alcune nobilissime, et virtuosissime donne a cura di Lodovico Domenichi.

f.s.

Altre puntate di 

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[Leggi tutti gli articoli di Francesco Sasso pubblicati su RETROGUARDIA 2.0]

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PODCAST: Ricordo di Andrea Zanzotto a cento anni dalla nascita

Andrea Zanzotto (Pieve di Soligo, 10 ottobre 1921 – Conegliano, 18 ottobre 2011). “Dall’esordio con Dietro il paesaggio (1951), legato a una personale forma di elegia e a un vivo senso della campagna veneta e a tante e decentrate suggestioni ermetiche, la sua poesia si è andata via via spostando attraverso Vocativo (1957) e IX Ecloghe (1962) verso l’autoironia, lo sperimentalismo formale e la percezione dell’evidenza drammatica e nevrotizzante della nuova realtà industriale e consumistica. Nelle poesie de La Beltà (1968) tutto è posto in crisi e in discussione.” Tra le altre raccolte: Il Galateo in Bosco (1978), Idioma (1986). Nel 2012 Einaudi ha riproposto Filò. Per il Casanova di Fellini. Materiali dai programmi: “Lo specchio del cielo”, “Questo e altro”, “Radio Lab”, “Sognando il giorno”, “Parole e poesia”.

Ascolta il podcast su Radio3

Renzo Favaron, “Teatrin de vozhi e sienzhi (Teatrino di voci e di silenzi)”

Renzo Favaron, Teatrin de vozhi e sienzhi (Teatrino di voci e di silenzi), Ronzani Editore, 2021, pp.112, € 12,00

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di Paola Tonussi

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«La cosa quanto più è invisibile,

più è certo che una volta sulla terra è esistita,

e dunque più è ovvio che si trova ovunque»

(Brodskij, Elegie romane XII)

Una spaccatura fondamentale scinde questo Teatrino di voci e di silenzi (Ronzani Editore, 2021) ultima prova poetica di Renzo Favaron: il prima e il dopo, l’“ieri” e l’“oggi”, Qui e altrove secondo la Collana. In dicotomia dunque si pongono i versi fin dall’inizio: vita e morte, ricordo e oblio, felicità e assenza.

Il prima e il dopo dicono la morte della madre, ovvero la morte di una parte di sé. Nel vuoto nuovo, il poeta non sa dove e cosa cercare per riempirlo: “non so come frugare dove / c’era un prima e quello che è / venuto dopo…” (Quella che credo (sonetto).

E dunque nella prima lettera “di oggi” le chiede di manifestarsi, ancora – “Dimmi qualcosa, chiamami…cercami…” – di parlargli di nuovo ma non di sparire: d’altronde, nel luogo dove lei è andata anche i modi di comunicare sono diversi o cessano di avere sostanza. Per il poeta convinto che nemmeno il legame quotidiano sia stato reciso, almeno dentro di sé, l’implorazione al silenzio si fa quasi parola devozionale, preghiera di ogni uomo lasciato solo.

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Volando da un’aula. Floriana Coppola, “Aula voliera”

Floriana Coppola, Aula voliera, Salerno, Oèdipus, 2020, € 15,20

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di Teresa Simeone

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Tutti abbiamo una ferita segreta per riscattare la quale combattiamo” ha scritto Italo Calvino e il libro di Floriana Coppola, Aula voliera (Salerno, Oèdipus, 2020, € 15,20), ne raccoglie il senso più profondo.

Fin dalle prime righe s’intuisce che non è un’opera ordinaria né leggera: ricchissimo è ogni suo periodo, densa ogni frase, complessa ogni pagina. Parole, significati, suoni e su tutto una cura attenta e continua che ha ripulito l’opera da ogni sbavatura. Si ha l’impressione di leggere non uno ma mille libri, con l’impegno che ciascuno di essi comporterebbe.

Una fatica letteraria imponente che racconta, attraverso le inquietudini della protagonista, il poderoso lavoro di anni di scrittura e rilettura. Il labor limae può rivelarsi devastante nella foga perfezionistica, ma il lavoro di rifinitura dell’autrice non ne ha snaturato il disegno, anzi lo ha arricchito di particolari, di riflessioni, di intensità cromoemozionali.

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Il nido famigliare dei Gerace. Saggio di Benedetta Mastrullo e Matteo Mocerino

Il nido famigliare dei Gerace

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di Benedetta Mastrullo* e Matteo Mocerino*

«fuori del limbo non v’è eliso».

È così che Elsa Morante conclude la dedica e dà avvio al romanzo che le ha garantito la vittoria del premio Strega nel 1957: L’isola di Arturo. Tale verso lapidario racchiude, a nostro avviso, l’essenza dell’intera opera e del conseguente accostamento con il poeta fanciullino per eccellenza, Giovanni Pascoli.
Il destinatario di questa rivelazione è il protagonista Arturo, proiettato fin dall’inizio in un limbo, inteso  ̶ da chi ne ha già consapevolezza  ̶ come stato indefinito di possibilità e potenzialità, fuori dal quale non c’è altro paradiso possibile, e nel quale non è presente una distinzione tra fantasia e realtà. È la fanciullezza, la parte naturalmente ingenua e onesta, lo sguardo vergine sulla realtà, capace di sottrarsi ai meccanismi mortificanti della vita, e che Pascoli ritrova in ognuno di noi. Il filtro del fanciullino sia nel suddetto poeta che nella scrittrice è presente nonostante le voci (dell’io poetico, da un lato, e del narratore, dall’altro) siano adulte e maturate. Se però Pascoli lo lascia emergere nelle sue poesie tramite un io trasparente e autobiografico, Morante preferisce che sia Arturo, con le proprie esperienze, a rappresentarla in tal senso.

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Rassegna bibliografica montaliana (2005-2010) a cura di Vinicio Pacca

Rassegna bibliografica montaliana (2005-2010) a cura di Vinicio Pacca, “Nuova Rivista di Letteratura Italiana”, XII (2009), 1, pp. 289-99.

La bibliografia montaliana sta conoscendo da tempo, almeno dal centenario del 1996, una crescita impetuosa che la rende sempre più difficile da gestire: gli studiosi rischiano quasi di perdersi in mezzo a tanta abbondanza di studi. La menzione d’apertura spetta dunque a Paolo Senna, che già in due riprese ha tentato di fare il punto, offrendo indicazioni ragionate ma allo stesso tempo dando un panorama il più possibile esaustivo: Linee per una rassegna montaliana (1999-2004). Con appendice bibliografica, «Testo», n.s., XXVI, 50 (2005), pp. 109-37 e Rassegna montaliana. Aggiornamento (2005-2006), «Testo», n.s., XXVIII, 54 (2007), pp. 121-43, prime due puntate di quello che promette di essere un appuntamento biennale.

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La “Dad” nel racconto di Vanessa Ambrosecchio il neurodigital non sogna

Vanessa Ambrosecchio, Tutto un rimbalzare di neuroni- Il racconto di cosa ci ha tolto la didattica a distanza, Einaudi, Torino, 2021, pp. 128

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di Antonino Contiliano

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Con l’attenzione e la cura dovute agli undici capitoli del racconto di Vanessa Ambrosecchio (Tutto un rimbalzare di neuroni-Il racconto di cosa ci ha tolto la didattica a distanza, Einaudi, Torino, 2021, pp. 128), pagina dopo pagina, non ti privi di adocchiare i ringraziamenti (con cui l’autrice chiude il suo “racconto”) e una breve nota con cui la stessa (non alla sua prima esperienza letteraria edita) si premura di dirci che la narrazione, nonostante simuli una realtà scolastica tutt’altro che fantasiosa, è il prodotto dell’immaginazione: un “libro di invenzione”!1. Il sistema scuola è quello che, in regime di pandemia Covid-19, vive le attuali trasformazioni della Dad (didattica a distanza) imposte dal controllo sanitario-politico pubblico, e rimodellanti (ad ampio raggio) il rapporto docenti-alunni, l’insegnamento- apprendimento e le relazioni inter-soggettive e affettive dei soggetti coinvolti. Sì che il racconto letterario della nostra autrice è leggibile, crediamo, nella possibile cornice percettiva del metodo analitico “figura e sfondo”; e tale che non sembra voglia nascondere la “politicità” della letteratura. Qui, infatti, la realtà delle immagini in primo piano (nel caso la vita e l’essere degli alunni) hanno lo scopo di far emergere la logica del potere che agisce sullo sfondo. Un messaggio metaletterario. Una politicità critica “sui generis” (oltre il contenuto) formalmente mediata – crediamo – dall’uso di espressioni gergali o del basso in corsivo (sgherri incazzati … Zoran acchiana i mura lisci… ci faccio più figura ….) in funzione di sottolineatura connotativa e dinamica.

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“Non altro che un chiosare. Saggi, mappe e sintomi” di Flavio Santi

Non altro che un chiosare. Saggi, mappe e sintomi, Ed. Joker, 2011

Indice

FARE POESIA

  • La vera storia di Quasimodo
  • Das petrarkische in Pasolini
  • Extrasistoli, aurore
  • Sabotare il comico. Il senso di Patrizia per la commedia
  • La memoria delle briciole
  • Sintomatologia poetica

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L’economia politica dello sperimentalismo poetico astrazioni determinate e risonanze

Giacomo Cuttone, “Asincronie irreversibili”, mista, 33 x 33, collezione privata, 2007

L’economia politica dello sperimentalismo poetico astrazioni determinate e risonanze

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di Antonino Contiliano

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La semplice esperienza immediata delle cose e della vita – che ognuno può avere per il semplice fatto d’esser-ci e di esistere – non basta a percepirne la complessità. Il mondo della vita è soprattutto quello che intreccia relazioni d’essere nelle sue varie forme amalgamate e nei vari livelli condizionantesi (dal fisico allo psichico, dal biologico al sociologico, dall’individuale al collettivo, dal culturale all’etico-politico-economico, dal locale al globale). E le relazioni per l’elaborazione e l’evoluzione del fenomeno chiamano – crediamo – sia la facoltà del linguaggio, nel suo duplice rapporto di langue e parole, sia i segni strutturati della cura della “differenza” (gli altri soggetti, l’altro), le identità non riducibili al medesimo, all’uno. Nel mondo delle cose e delle relazioni temporali, tra sincronia e diacronia, c’è infatti il pensiero dei soggetti che fa domande e, tra costanti e variabili, costruisce risposte e pratica azioni per cucire le eterogeneità inter-soggettive, e refrattarie agli ingabbiamenti dei modelli culturali e politici dominanti. A tal fine non è molto discriminante (politicamente) se il pensiero e l’azione si muovono sul terreno scientifico o quello letterario. C’è un fuori con cui bisogna fare i conti. È ineludibile. Il “reale” sfugge agli schemi irrigiditi, reificati. Ciò che si para davanti chiede però sempre prove e riprove, sperimentalismo, organizzazione differenziale. Un’irriducibilità alle coordinate che impongono assunzione assoluta (insomma, i buchi neri non mancano) specie delle immedesimazioni emotive (un modo per eludere le identità proprie).

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Una sindrome che non finisce. Elio Stellitano, “La sindrome bizantina”

Elio Stellitano, La sindrome bizantina, Città del Sole Edizioni, 2020, pp. 77, € 10,00

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di Stefano Lanuzza 

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Se Montesquieu, Voltaire, Herder, Hegel, Burckhardt stigmatizzano, insieme ad altri, l’età bizantina della controversia pignola, della doppiezza capziosa, dell’algido formalismo, della cavillosità dissimulatrice contorta cervellotica pedante, vi sono il gesuita francese seicentesco Pierre Poussines e il secondottocentesco Kostantiv Leont’ev, filosofo e monaco russo, a costituirsi quali laudatores dell’autocrazia millenaria dell’Impero Romano d’Oriente imploso con la caduta di Costantinopoli.

Ora, quasi come una diagnosi en poète potrebbe proporsi quella del medico e letterato Elio Stellitano che in un inusitato libro di versi, La sindrome bizantina (Città del Sole Edizioni, 2020, pp. 77, € 10,00), avvalendosi di riferimenti storici e del ricorso a una personale critica sospesa nel tempo, mette a fuoco in forme relativamente immaginose quanto ancora costituisce – con cavilli causidici, burocrazie, intrighi e interminabili diatribe, maneggi politici, ipocrite tattiche, delazioni simulazioni cospirazioni e venefìci – una persistente doxa senza verità che, trascorrendo ‘per li rami’, gravita sul sistema di cose avvolgendolo in circuiti e orizzonti chiusi.

Continua a leggere “Una sindrome che non finisce. Elio Stellitano, “La sindrome bizantina””