QUEL CHE RESTA DEL VERSO n.76: Piccola elegia, vasto disegno. Francesco Bargellini, “Il significato”

Piccola elegia, vasto disegno. Francesco Bargellini, Il significato, premessa e cura di Fabio Flego, Viareggio (Lucca), Pezzini Editore, 2009

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di Giuseppe Panella*

Un piccolo mannello di versi ma compatti e non dispersi come il loro esiguo numero potrebbe facilmente far pensare al lettore distratto – un canzoniere ristretto nello spazio degli anni e certamente riconducibile a vicende familiari, personali, soggettive e quindi, proprio per questo, universali nel tema e nel tempo…

Come scrive Fabio Flego nella sua breve Premessa al testo di Bargellini:

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QUEL CHE RESTA DEL VERSO n.9: Alla ricerca dei poeti dimenticati. Elpidio Jenco, “Betelgeuse. Antologia poetica”

Elpidio JencoIl titolo di questa rassegna deriva direttamente da quello di un grande romanzo (Quel che resta del giorno) di uno scrittore giapponese che vive in Inghilterra, Kazuo Ishiguro. Come si legge in questo poderoso testo narrativo, quel che conta è potere e volere tornare ad apprezzare quel che resta di qualcosa che è ormai passato. Se il Novecento italiano, nonostante prove pregevoli e spesso straordinarie, è stato sostanzialmente il secolo della poesia, oggi di quella grande stagione inaugurata dall’ermetismo (e proseguita con il neorealismo e l’impegno sociale e poi con la riscoperta del quotidiano e ancora con la “parola innamorata” via e via nel corso degli anni, tra avanguardie le più varie e altrettanto variegate restaurazioni) non resta più molto. Ma ci sono indubbiamente ancora tanti poeti da leggere e di cui rendere conto (senza trascurare un buon numero di scrittori di poesia “dimenticati” che meritano di essere riportati alla memoria di chi potrebbe ancora trovare diletto e interesse nel leggerli). Rendere conto di qualcuno di essi potrà servire a capire che cosa resta della poesia oggi e che valore si può attribuire al suo tentativo di resistere e perseverare nel tempo (invece che scomparire)… (G.P.)

 

di Giuseppe Panella

 

Alla ricerca dei poeti dimenticati. Elpidio Jenco, Betelgeuse. Antologia poetica, a cura di Fabio Flego, con uno scritto raro di Ettore Serra e un ricordo di Giovanni Pieraccini, Viareggio (LU), Pezzini Editore, 2009

 

Elpidio Jenco appartiene oggi interamente alla condizione dei poeti dimenticati (non sempre deliberatamente, spesso solo malauguratamente o casualmente, per uno di quei giochi del destino che non sono soltanto il frutto della malignità degli uomini ma solo aspetti della condotta del mondo). Per questo motivo, riproporlo come autore in un’antologia ampia, ben impostata e ben coordinata come questa realizzata da Fabio Flego è merito non da poco.

Il fatto è che Jenco è stato facilmente confuso con i poeti della sua generazione e archiviato con una certa faciloneria come uno qualunque di essi (sic et simpliciter). Come scrive Flego nella sua Premessa al volume, il poeta di Caserta trapiantato a Viareggio è stato rapidamente assimilato agli altri scrittori di versi presenti negli stessi luoghi e nella stessa temperie in cui egli ha vissuto:

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QUEL CHE RESTA DEL VERSO n.8: Alla ricerca dei poeti dimenticati. Piero Bigongiari, “Tra splendore e incandescenza”

Piero Bigongiari, Tra splendore e incandescenza

Il titolo di questa rassegna deriva direttamente da quello di un grande romanzo (Quel che resta del giorno) di uno scrittore giapponese che vive in Inghilterra, Kazuo Ishiguro. Come si legge in questo poderoso testo narrativo, quel che conta è potere e volere tornare ad apprezzare quel che resta di qualcosa che è ormai passato. Se il Novecento italiano, nonostante prove pregevoli e spesso straordinarie, è stato sostanzialmente il secolo della poesia, oggi di quella grande stagione inaugurata dall’ermetismo (e proseguita con il neorealismo e l’impegno sociale e poi con la riscoperta del quotidiano e ancora con la “parola innamorata” via e via nel corso degli anni, tra avanguardie le più varie e altrettanto variegate restaurazioni) non resta più molto. Ma ci sono indubbiamente ancora tanti poeti da leggere e di cui rendere conto (senza trascurare un buon numero di scrittori di poesia “dimenticati” che meritano di essere riportati alla memoria di chi potrebbe ancora trovare diletto e interesse nel leggerli). Rendere conto di qualcuno di essi potrà servire a capire che cosa resta della poesia oggi e che valore si può attribuire al suo tentativo di resistere e perseverare nel tempo (invece che scomparire)… (G.P.)

 

di Giuseppe Panella

Alla ricerca dei poeti dimenticati. Piero Bigongiari, Tra splendore e incandescenza, a cura di Fabio Flego, con una Premessa (Di una vocazione d’amore) di Gaetano Chiappini, Viareggio (LU), Pezzini Editore, 1996

 

Tra splendore e incandescenza è una delle ultime testimonianze poetiche di Piero Bigongiari, scomparso nel 1997, un po’ più di un anno dopo la pubblicazione di questo smilzo e significativo mannello di liriche enigmatiche e interrogative.

Bigongiari è stato sicuramente uno dei più significativi protagonisti della poesia italiana del dopoguerra ed uno dei suoi “padri nobili” in senso non soltanto metaforico.

Come scrive Silvio Ramat nell’unica antologia poetica che del poeta di Navacchio sia stata realizzata durante la sua vita:

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